Landon Riddle ha tre anni quando gli viene diagnosticata la
leucemia. I medici spiegano alla madre che la cura per in grado di
sconfiggere la malattia di suo figlio è una soltanto: chemioterapia, del tipo più aggressivo. Così Sierra Riddle,
che vive nello Utah, resta impotente ad osservare il suo bambino mentre
soffre i terribili effetti collaterali della chemio: il bimbo riporta
problemi neurologici che condizionano i centri periferici degli arti,
vomita decine di volte al giorno, soffre di forti dolori e, ad un certo
punto, rimane venticinque giorni senza mangiare, stremato dalla malattia
e dalla sua stessa cura. Così Sierra, decide di provare una strada
alternativa. Si trasferisce in Colorado e il piccolo Landon comincia una cura a base di cannabidioloe tetracannabinolo, i due principi attivi della marijuana.
MARIJUANA IN FORMA LIQUIDA
- È
passato un anno, e Sierra ricorda ancora con orrore il periodo della
chemioterapia di Landon: «Era quasi sempre sotto morfina – racconta all’Huffington Post –
E non sembrava più neanche fare effetto». Improvvisamente resasi conto
di non aver più nulla da perdere, ha optato per una cura sperimentale
per il cancro a base di marijuana in forma liquida, trasferendosi
appunto in Colorado, dove questa sostanza è stata legalizzata circa un
anno fa sia per scopi medici che ricreazionali. «In quattro settimane
abbiamo cominciato a vedere i miglioramenti».
«LA MARIJUANA HA SALVATO MIO FIGLIO»
- Landon non è l’unico
paziente ad aver sperimentato con successo questa cura: molti altri
malati, sotto diretto controllo medico, assumono una forma lavorata di tetracannabinolo (THC) che agisce come antidolorifico e anti nausea, mentre l’altro principio attivo della cannabis, il cannabidiolo (CBD) sarebbe
in grado di bloccare lo sviluppo delle metastasi anche nelle forme più
aggressiva di cancro.
Nel giro di qualche mese, la leucemia di Landon è
andata in remissione e il bimbo è tornato a stare meglio. Non è stato
facile per Sierra far capire a tutti che smettere di somministrare la
chemioterapia a Landon avrebbe potuto salvargli la vita: alcuni medici
l’hanno perfino denunciata ai servizi sociali. Ma lei, instancabile, ha
proseguito nella cura alternativa: «Appena ha cominciato a prendere il
nuovo farmaco, il livello di piastrine si è normalizzato» – ha spiegato,
aggiungendo che, di fatto, la marijuana ha salvato suo figlio.
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