Mi fanno impazzire quelli che “il terrorismo è solo dei musulmani”…
Non sono certo qui a difendere l’Islam. Per quanto mi riguarda la violenza, in generale, è frutto dell’intolleranza e, nonostante le piccole (e rare) eccezioni che si trovano qua e la nei testi e nelle parole dei profeti delle varie fedi, inneggianti alla coesistenza e fratellanza, tutte le religioni dogmatiche sono intrinsecamente intolleranti poiché ognuna fonda le sue basi sul declamarsi portatrice dell’unica verità assoluta, che necessariamente si basa a sua volta sulla negazione incondizionata di tutte le altre.
Un assolutismo ideologico non negoziabile, non prescindibile. Non credo possa esistere una forma di intolleranza più definitiva e onnicomprensiva di questa.
La tolleranza e la convivenza tra diverse religioni è di per sé un ossimoro, possibile solo grazie al fatto che, fortunatamente, nel vivere quotidiano si palesa inevitabilmente la dicotomia religione-società civile e, nello scontro tra queste, la società civile ha di solito la meglio con la conseguenza che i precetti religiosi si edulcorano, si affievoliscono (se non addirittura si dimenticano)rendendo possibile la convivenza. Quando questo non succede si ha appunto intolleranza, violenza e terrorismo.
Ovviamente gli atti di violenza che vengono perpetrati in nome della “nostra” religione, quando ammessi, sono archiviati come esclusive azioni di frange distinte e insignificanti che non rappresentano la religione in sé.
Qui però si va oltre la religione, la questione diventa logica: è un po’ come quelli che dicono
“ah non capisco perché i neri scendono in piazza per mostrare il loro orgoglio di essere tali, io mica faccio questa manfrina perché sono bianco”,ignorando completamente le motivazioni storiche e sociali implicate e, logicamente parlando, la frase ha lo stesso valore della seguente:
“non capisco i disoccupati che manifestano in piazza, io il lavoro ce l’ho e non faccio mica tutto ‘sto casino”.Posto che ogni forma di violenza va condannata, è ovvio che chi subisce è più portato a formare resistenze, anche violente, alla sua sottomissione. Chi comanda non ha ovviamente alcuno stimolo in questo senso perché già detiene il potere che gli serve e se diamo una rapida occhiata alla situazione geopolitica attuale, si vede bene chi “terrorizza” e perché. La religione c’entra ben poco! Quindi le ragioni di un possibile proliferare di atti violenti in alcuni territori, andrebbero analizzati sotto una lente ben diversa e sicuramente più autocritica.
Sommando a questo l’incapacità di mettersi in discussione e il bisogno di identificare nell’altro il pericolo, il nemico, abbiamo il mix perfetto per la creazione di un terreno fertile alla manipolazione sociale e la concretizzazione del famoso Divide Et Impera.
L’empatia sarebbe il ponte per qualsiasi vera operazione di pace e sarebbe la perfetta arma di costruzione di massa di cui abbiamo bisogno.
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