Il governo Letta, impotente, chiaramente, si regge su due labili colonne: sulla difficoltà di tornare al voto adesso, e sui rinvii di promesse contrapposte (Imu, Iva, detassazione dei redditi da lavoro). Tira a campare in attesa di uno sblocco a livello superiore – Bce, Ue, Berlino (elezioni politiche di settembre) – che gli dica che cosa fare, per via gerarchica. E dato che palesemente siamo in un ordinamento internazionale gerarchico multilevel, la nostra situazione ormai strutturale di crisi economico-finanziaria va inquadrata nel sistema di potere globale, forgiato in esito alla II Guerra Mondiale a Teheran, Yalta e Bretton Woods, nonché Montevideo per il Wto. Ma da Bce, Ue e Berlino al più verrà un’espansione delle base monetaria di tipo Usa, che andrà – come le ultime creazioni di moneta addizionale – al sistema bancario (non alla produzione e al consumo), quindi produrrà un momentaneo sollievo per l’economia reale e la società, anestetizzandola nel mentre che il sistema bancario gonfierà una nuova, grande bolla speculativa, come già ripetutamente avvenuto.
Al livello apicale abbiamo il cartello monetario-finanziario, monopolista della moneta e del credito, nonché del rating, delle teorie economiche e delle prescrizioni (neoliberismo, rigorismo fiscale), che ha posto due terzi o più del mondo in una posizione di dipendenza e sudditanza, che porta da decenni avanti un progetto elitista di accentramento del potere e della ricchezza, e che dispone della piattaforma politico-militare degli Usa – secondo livello – per distruggere chi si oppone, dove necessario. Domani forse sostituiranno gli Usa con la Cina. Per ora, non so se e quanto Cina, Russia e Brasile siano indipendendenti da esso.
Al quarto livello abbiamo la partitocrazia, la burocrazia e i potentati economici specificamente italiani (comprese le mafie); la prima, composta perlopiù di incompetenti, di ladri e di cialtroni professionali, che si vendono molto facilmente. Questi soggetti si occupano di prelevare dalla spesa pubblica e dalle altre risorse pubbliche, distribuiscono benefici clientelari per sostenersi, si vendono anche allo straniero, non possono rinunciare alla corruzione, agli sprechi, alle creste, perché non sanno fare altro e sono stati selezionati per fare proprio quello – quindi impediranno per sempre al paese di riprendersi, mentre, controllando i meccanismi elettorali, rendono impossibile sostituirli attraverso il voto. Essi non possono rinunciare, soprattutto, al flusso di circa 100 miliardi che, annualmente, trasferiscono a Roma e al Sud – dedotte le loro intermediazioni – prelevandolo dai lavoratori autonomi e dipendenti di alcune regioni del Nord, i quali costituiscono il quinto livello, il livello più basso della catena alimentare. Tutti gli altri livelli gli mangiano addosso.
Per migliorare la nostra posizione possiamo trasferirci in Germania, passando al terzo livello, o in Usa, passando al secondo. O in Brasile, e porci forse fuori da questa catena alimentare. Almeno per qualche tempo. Il governo Letta dichiara di voler risolvere una situazione, la quale però può essere trattata solo con quegli strumenti monetari macroeconomici, che – giova ripeterlo – il governo non ha, perché sono stati ceduti alla Bce e alla Ue che, sotto l’egemonia della Germania, non li vogliono usare. Non può nemmeno tagliare sulla parte di spesa pubblica costituita da creste e sprechi (che io stimo in 100-150 miliardi l’anno, considerate anche le decine di migliaia di poltrone nelle società partecipate da enti pubblici, che servono solo per rubare) perché è quella di cui vive la politica. Quindi il governo Letta fallirà. Per inconcludenza e per erosione dei gruppi parlamentari da parte del palazzo, per divisioni interne e per scarsa competenza tecnica, sta anche fallendo l’attacco di Grillo-Casaleggio al sistema, il suo populismo pacifico.
(Marco Della Luna, “Il governo Letta nel qiadro globale”, dal blog di Della Luna del 22 maggio 2013).
fonte: http://www.libreidee.org/2013/05/della-luna-portate-i-vostri-figli-in-salvo-allestero/
Nessun commento:
Posta un commento