| Al Maliki |
L'hanno capito tutti: Al Maliki non è adatto a guidare un paese come
l'Iraq. Almeno, questo è ciò che si legge da mesi sulla stampa
occidentale. Che sia una notizia falsa e propagandista ? Non importa a
nessuno. Ciò che conta è la narrazione occidentale che parla di
settarismo, divisioni, attentati e di tutto ciò che fa brodo e che possa
essere strumentalizzato per indicare l'attuale leadership come
inadeguata.
Nessuno calcola, volutamente, che a fomentare l'odio siano gli Americano-Europei-Israeliani tramite il loro pupazzo ISIS, oppure le solite fantomatiche squadre speciali che in certe zone del mondo (Siria, Ucraina, Libano, Libia) appaiono e scompaiono per compiere stragi in luoghi molto difficili da colpire (piazze, mercati, centri storici). La verità è che ai giornalisti che raccontano dell'Iraq, non interessa realmente sapere cosa stia succedendo in Iraq. La narrazione deve essere speculare alle finalità del sistema e deve essere funzionale all'obbiettivo preposto.
Nessuno calcola, volutamente, che a fomentare l'odio siano gli Americano-Europei-Israeliani tramite il loro pupazzo ISIS, oppure le solite fantomatiche squadre speciali che in certe zone del mondo (Siria, Ucraina, Libano, Libia) appaiono e scompaiono per compiere stragi in luoghi molto difficili da colpire (piazze, mercati, centri storici). La verità è che ai giornalisti che raccontano dell'Iraq, non interessa realmente sapere cosa stia succedendo in Iraq. La narrazione deve essere speculare alle finalità del sistema e deve essere funzionale all'obbiettivo preposto.
Due sono le questioni, molto collegate fra loro, che in queste ore sono al centro delle strategie Occidentali:
- Destituire il governo democraticamente eletto (prime elezioni post-dipartita USA) di Al-Maliki
- Continuare a gettare il paese nel caos.
Come ISIS sia divenuto ciò che è e come in Siria e in Iraq si sia
arrivati a questo punto meriterebbe un capitolo a parte, ma per
riassumere possiamo semplicemente dire che per salvarsi la pelle, molti
combattenti Islamici sono fuggiti da morte certa in Siria per
raggiungere un terreno meno complicato e agguerrito come quello
Iracheno. Per le risposte più importanti, ovvero riguardanti
l'intelligence, i soldi, le armi, gli uomini e i mezzi che questi
personaggi hanno a disposizione da anni, pregasi chiedere a USA,
Turchia, Israele, Qatar, Giordania e Arabia Saudita.
Le conseguenze di questo sconfinamento sono sotto gli occhi di tutti: una crescente situazione di instabilità governative, divisioni settarie infinite e pulizia etnica. Senza dimenticare il solito ritornello del divide et impera, questa volta ancora più accentuato, tra Sunniti e Sciiti. Come già spiegato in passato, stiamo parlando di una contrapposizione fasulla, dettata solo dalla narrazione dei media occidentali che giova unicamente agli obbiettivi citati sopra.
Non è difficile intuire per quale motivo un premier che favorisca la riconciliazione nazionale, che sia rispettato da Sunniti, Sciiti e altre minoranze nel paese, vada in tutti i modi escluso dalla vita politica. I legami sempre più stretti con Siria, Iran e il mondo sciita in particolare sono un campanello d'allarme per i policy makers di Washington, ma altrettanto lo è la profonda amicizia che lega Putin ad Al Maliki o i sempre più frequenti dialoghi e coordinamenti militari tra Assad-Maliki-Rohani-Hezbollah.
Un'asse della resistenza che si rafforza, giorno dopo giorno, con un paese strategico come l'Iraq risulta intollerabile per chi da Washington pretenderebbe di ridisegnare tutto lo scenario medio orientale in base alle proprie convenienze e convinzioni. ISIS in Iraq capita nel momento giusto per Langley&Co poichè permettere di raggiungere molteplici obbiettivi:
- Reintrodurre una presenza militare in quell'area del medio oriente
- Continuare a destabilizzare la Siria con un rifugio più sicuro come quello Iracheno (ecco perchè il SAAF spesso sconfina in Iraq per compiere i propri Raid Aerei)
- Tenere sotto pressione Baghdad e quindi il governo in carica
- Aumentare i dissidi tra Sunniti - Sciiti
- Procedere ad una pulizia etnica delle minoranze religiose.
- Ammassare truppe nelle vicinanze dell'Iran senza destare troppa attenzione
- Favorire un cambio regime (regime change) in Iraq per rimuovere un leader non gradito.
- Tentare, con il nuovo burattino posto in successione ad Al Maliki, di sabotare i buoni rapporti tra Iraq, Iran e tra Iraq e Russia.
Questi sono solo alcuni dei legami e obbiettivi strategici che gli
USA/Israele con la partecipazione Europea e di ISIS si sono decisi di
completare.
La difesa dell'integrità nazionale, esercitata con l'uso di carri armati e mezzi pesanti schierati a protezione del centro governativo di Baghdad è una mossa molto saggi da parte di Al Maliki e ci auguriamo che possa resistere all'ennesima imposizione di "democrazia" per mezzi del solito invasore.
La difesa dell'integrità nazionale, esercitata con l'uso di carri armati e mezzi pesanti schierati a protezione del centro governativo di Baghdad è una mossa molto saggi da parte di Al Maliki e ci auguriamo che possa resistere all'ennesima imposizione di "democrazia" per mezzi del solito invasore.
Federico Pier
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