“Charlie Hebdo”, la falsa morte di Bin Laden, l’aggressione alla
Siria e poi all’Ucraina per colpire Putin che non vuole piegare la
Russia al codice atlantico, mentre gli
Usa cercano di stringere l’
Europa nella morsa del Ttip, spaventati dalla Cina che ormai acquisisce la leadership mondiale dell’
economia.
Tutto chiaro: scenari e retroscena, geopolitica e moventi.
Ma il
mainstream continua a non prenderne atto, relegando la
controinformazione (ormai dilagante) alla sfera del web. Ne abbiamo le
prove, ripete il regista Massimo Mazzucco: l’unico terrorismo
preoccupante è sempre e solo terrorismo di Stato, strategia della
tensione, a partire dal crollo delle Torri Gemelle l’11 Settembre. «Non
potrei mai dire chi e come le ha fatte crollare, con quale esplosivo, ma
quello che è certo è che sono crollate per demolizione controllata, non
certo perché colpite da due aerei di linea».
Nel mainstream italiano,
spicca una voce isolata e notevole, quella di Marcello Foa, che – dalle
pagine del “
Giornale”
– continua a snocciolare pillole di verità destinate ai non addetti ai
lavori. Per esempio, quelle sull’atroce Isis: nessuno ferma i tagliatori
di teste perché sono stati messi lì apposta dagli
Usa. Ecco il motivo per cui l’Isis non viene annientato.

«Chi osserva con disincanto le vicende in Medio Oriente lo ha capito da tempo: l’America che negli anni Duemila ha lanciato una
guerra feroce – e decisamente sproporzionata – ad Al Qaeda, ora appare molto svogliata contro una minaccia ben più concreta:
quella dell’Isis». Foa non menziona il Pnac, il progetto per il “Nuovo
Secolo Americano” che già prima del 2000 annunciava la “
guerra
infinita” innescata dal terrorismo fatto in casa, con l’obiettivo
finale di arginare la Cina entro il 2017. Preferisce limitarsi a
osservazioni contingenti, collegando eventi che i
media
tendono a non collegare mai. «Come ho documentato da tempo – scrive –
l’Isis un paio di anni fa è stato usato, armato e finanziato da Arabia
Saudita, Emirati Arabi e dagli stessi Stati Uniti nel tentativo di
abbattere il regime di Assad. Grazie anche a quei finanziamenti l’Isis
si è ampliato, si è rafforzato ed è partito alla conquista di larghe
parti dell’Iraq e ha infiltrato i suoi jihadisti in altri paesi, fino
alla Libia». Risultato: «L’Isis, come purtroppo ben sappiamo, sta
destabilizzando tutta la regione». Ma gli Stati Uniti si guardano bene
dal fermarlo.
Per molti osservatori internazionali, da Pepe Escobar a Thierry
Meyssan, l’Isis è un mostro fabbricato in provetta nei laboratori della
Cia e del Pentagono, con la collaborazione di Israele. E’ ancora
Mazzucco a ricordare il ruolo di Tel Aviv nel cosiddetto terrorismo
islamico: «Alla vigilia della strage di “Charlie Hebdo” fu lo stesso
Netanyahu ad avvertire i francesi che, se avessero firmato la
dichiarazione a sostegno della nascita dello Stato di Palestina,
avrebbero avuto guai, in casa, coi fondamentalisti». E perché mai gli
arabi dovrebbero prendersela con chi aiuta i palestinesi? Il
ragionamento, ovviamente, non regge. A meno che non lo si capovolga: il
problema non sono “gli islamici”, ma chi manovra i fondamentalisti per i
propri scopi politici. Come Netanyahu, in prima fila a Parigi alla
grottesca parata dei potenti in occasione dei solenni funerali delle
vittime di “Charlie Hebdo”. «E’ uno schema banale, che si ripete alla noia, eppure i
media fingono di ignorarlo perché sono funzionali a quello stesso sistema», accusa Mazzucco, intervistato da “
Border Nights”. Il copione è invariato, cambiano solo gli attori.

Le comparse dell’Isis, denuncia Gioele Magaldi nel bestseller
“Massoni”, sono state accuratamente selezionate da manovalanza
occidentale, coordinata dalla cupola massonica del massimo
potere
concentrata nella Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”, la superloggia segreta
dei Bush che ha reclutato anche leader europei come Blair, Aznar e
Sarkozy, oltre al turco Erdogan. Nella “Hathor Pentalpha”, che Magaldi
definisce “loggia del sangue e della vendetta”, nata da George Bush
padre dopo la sconfitta subita da Reagan alle presidenziali del 1980,
sarebbero confkuiti i campioni del vertice neocon americano, da Dick
Cheney e Paul Wolfowitz, il falco Donald Rumsfeld, profeti della
globalizzazione neoliberista come Samuel Huntington e decine di
satelliti regionali, tra cui anche l’ex presidente del Senato italiano
Marcello Pera e l’ex ministro della difesa Antonio Martino. Per Magaldi,
la “Hathor Pentalpha” ha diretto l’operazione 11 Settembre, in
collaborazione con un certo Bin Laden. E poi
ha creato il nuovo orrore, quello dell’Isis, non a caso battezzato con
il nome della dea egizia, di cui “Hathor” è il secondo nome. Una “firma”
piuttosto esplicita, ideata da ambienti esoterici sempre molto attenti
ai nomi, alle date, ai numeri che compongono il contenuto simbolico a
cui viene attribuito anche un preciso significato propiziatorio.

Marcello Foa resta a debita distanza dalle recenti dietrologie, costantemente oscurate dai grandi
media,
ma non rinuncia a lanciare avvertimenti. L’Isis? «L’America
ufficialmente dice di volerlo combattere. E gli alleati arabi,
ufficialmente, non sostengono più i miliziani del nuovo Califfato. Ma
qualcosa non torna: sarebbero bastate alcune giornate di bombardamenti
intesi sulle milizie Isis – stile quelli condotti sulla Libia – per
letteralmente annientare l’Isis. Invece, l’America ha dato sì avvio ai
bombardamenti, ma con il freno tirato; limitandosi a bombardamenti
simbolici. E l’Isis infatti ha continuano ad espandere la sua
influenza». Ora, continua Foa, il sospetto degli analisti trova conferma
nelle denunce dei piloti americani, che affermano di essere frenati da
regole di ingaggio assurde. Foa cita fonti giornalistiche: «Ci sono
stati momenti in cui avevo gruppi dell’Isis nel mirino ma non avevo
l’autorizzazione a colpire», ha detto a “Fox News” il pilota di un F-18.
Può passare anche un’ora, prima che il pilota possa bombardare. Perché?
Lo spiegano Mazzucco, Meyssa, Escobar e tutti gli altri. Foa preferisce
formulare la domanda: «Perché l’America non vuole distruggere l’Isis? E
perché i paesi europei, pur essendo direttamente esposti alla minaccia
jihadista, lasciano fare?».
fonte:
http://www.libreidee.org/2015/06/perche-lamerica-si-limita-a-fingere-di-combattere-lisis/
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