Nel quadro dell’escalation la cui dimensione verbale è probabilmente la punta di un iceberg, in Russia gli osservatori politici reagiscono maggiormente alla pressione sempre più intensa, esercitata dall’occidente sulla vita politica interna della Russia. Nikolaj Starikov è uno di quegli osservatori. Co-presidente del “Partito della Grande Patria” e scrittore prolifico, è membro permanente del Club d’Izborsk. Il testo che segue è stato pubblicato sul suo blog il 9 giugno 2015.
Alla
vigilia del vertice dei Paesi occidentali del G7, il primo ministro del
Canada Stephen Harper ha fatto una dichiarazione molto curiosa. Le sue
parole erano un segnale diretto all’élite mondiale e, ovviamente, a
quella della Russia. È un’occasione per ricordare alcuni dei fatti
storici e riflettere su ciò che costituisce uno Stato sovrano.
“La Russia non ritornerà al G8 finché Vladimir Putin sarà al potere… non credo che la Russia di Putin potrà far parte del G7, punto. Il Canada s’è espresso assai decisamente contro la possibilità di permettere a Putin di sedersi al tavolo dei sette. Affinché la Russia vi ritorni c’è bisogno del consenso, ma non ci sarà“,
ha detto il capo del governo
canadese. Il mondo politico si esprime soprattutto attraverso
suggerimenti e mezzi toni.
Le parole del primo ministro canadese sono
state pronunciate con tono duro; non è un semplice “giudizio di valore”,
ma un segnale diretto, seguendo molto da vicino ciò che ha detto la
regina d’Inghilterra nel suo discorso dal trono del 27 maggio 2015, in
cui s’è espressa duramente nei confronti della Russia, affermando che la
Gran Bretagna avrebbe continuato a fare pressione sulla Russia. Ai
nostri occhi il suggerimento sembra alquanto un ultimatum, vietando “di
avere buoni rapporti con la Russia di Putin” all’élite mondiale. Ciò si
rafforza con la fustigazione pubblica della FIFA e del suo leader,
Joseph Blatter. Da tempo l’occidente fa allusioni all’élite della
Russia, ma per la prima volta il messaggio è abbastanza chiaro. Putin
non ha a nulla a che spartire con noi, occidente, e non tratteremo. Ciò
significa che se si vuole raggiungere la normalizzazione delle nostre
relazioni e portarle al giusto livello naturale, dovete affrontare
questo problema.
Ciò equivale ad invitarci al colpo di Stato, non
importa sotto quale forma, essa è secondaria. Ciò che è essenziale è che
la Russia sia guidata da chiunque, ma non dall’attuale Presidente.
Nulla di nuovo. Già nel 2011, a Piazza del Marais a Mosca si sentivano
slogan simili nelle bocche dei capi di coloro che indossavano un nastro
bianco all’occhiello: “Putin deve andarsene”. Perché lo chiedono e cose
significa alla fine? Comprendiamolo meglio dagli eventi osservati in
Ucraina. La situazione sarebbe stata peggiore in Russia.
Vladimir Vladimirovich Putin possiamo amarlo o meno, ma una mente lucida non può negare certi fatti. L’esempio dell’Ucraina ha dimostrato quanto rapidamente un “Paese pacifico che vive contraddizioni e difficoltà” può trasformarsi in un Paese in guerra che soffre enormi problemi; infatti, un Paese che cade nel baratro. La Russia ha molti problemi, non è un segreto. L’esperienza del rapido declino in una guerra civile l’abbiamo vissuta. Nel 1917-1918, e anche nel 2014 in Ucraina. Perché siamo un solo popolo con i cittadini ucraini.
Le persone che vivono qui
sono le stesse in Russia, e la terribile esperienza del Donbas è anche
un’esperienza del nostro popolo. Un solo popolo. Così, l’atteggiamento
nei confronti del presidente in carica può variare ampiamente (gli
ultimi sondaggi indicano, tuttavia, un altissimo sostegno a Putin
dell’85%. Nessun altro politico al mondo può vantarlo). Ma non si può
contestare il ruolo fondamentale che svolge nel processo di coesione
sociale, formazione dell’unità, appianamento delle contraddizioni.
Oggi
Vladimir Putin è un vero leader nazionale della Russia. Pertanto non
conviene all’occidente. Prendiamo un esempio. Putin è riuscito a fermare
la guerra in Cecenia in tempi relativamente brevi, con l’aiuto degli
stessi ceceni. E oggi in Cecenia la persona del Presidente della Russia
svolge un ruolo importante tra le élite locali. L’occidente userebbe
qualsiasi mezzo per rimuovere Putin dal potere e normalizzare le
relazioni. Ma chi può garantire pace e tranquillità nel Caucaso e in
altre regioni del Paese, se un atto contrario alla Costituzione venisse
attuato contro l’attuale Presidente della Russia? Coloro che lanciano
slogan “smettiamo di alimentare il Caucaso” o “siamo i padroni a casa
nostra!”? Vogliono dirci che il loro potere sarà legittimo nel Caucaso e
che il Paese non si dividerà?
Dobbiamo ricordare e capire che nella
storia, tutti i colpi di Stato hanno portato a divisioni nella società,
guerre e spargimenti di sangue. Nonostante tutti i meravigliosi
obiettivi indicati dagli autori di tali colpi di Stato. E non ci sarà
alcuna eccezione, soprattutto quando si tratta di potenze straniere che
incitano al colpo di Stato. Ma non c’è nulla di nuovo nel dire che i
nostri “partner geopolitici”, molte volte nella storia hanno attuato
politiche da gioco del “poliziotto buono, poliziotto cattivo”. Rimuovete
il “poliziotto cattivo” e sostituitelo con uno buono, cambieremo il
nostro rapporto con voi e tutto sarà grande. Tale principio fu
utilizzato per ingannare il popolo dell’URSS durante la perestrojka.
Nella Grande Guerra Patriottica non ingannò nessuno.
A quel tempo la
propaganda nazista urlava ai quattro venti che l’unica causa della
guerra tra Germania e Unione Sovietica erano Stalin e il suo regime.
Bastava al popolo russo liberarsi dal giogo dei bolscevichi
immediatamente e la pace sarebbero tornata, e con il buon aiuto della
Germania per sviluppare il “nuovo ordine”. Ma quella volta la nostra
gente ebbe l’opportunità di vedere tale “ordine” in azione, e non fu
ingannata. I “capi della perestrojka” capirono la lezione. Tali
perestrojkisti e altri democratici del tempo, che ci dissero? Che tutto
il male veniva dal Partito comunista dell’Unione Sovietica e dai
partitocrati. Tutti i problemi del Paese provenivano dalla sola idea
comunista, bastava sbarazzarsene assieme a persone ed eroi che
l’invocavano, e il mondo intero ci sarebbe caduto tra le braccia.
L’età
d’oro dell’umanità sarebbe giunta, poiché tutti i problemi del mondo
erano causati dai comunisti russi. Rinunciammo al comunismo, e allo
stesso tempo tradimmo i nostri alleati (Afghanistan, Cuba, Repubblica
Democratica Tedesca, etc.), ma in cambio non ricevemmo nulla di quello
che ci avevano promesso gli occidentali. Non diventammo loro pari, né
loro amici. Non perché noi non vogliamo, ma perché loro non vogliono
assolutamente che ciò accada. Democratici e liberali saccheggiarono il
nostro esercito e distrussero una parte significativa della nostra
flotta, smantellando l’URSS. E la guerra civile apparve (e continua) in
parti dell’Unione. Non avemmo la pace. Dall’estero cercano costantemente
di limitare la nostra libertà. In tutto il mondo, il profumo
dell’uguaglianza è scomparso e nessuno s’immagina di riflettere i nostri
interessi nella risoluzione dei problemi globali. Tutti sputano su
storia, sentimenti ed ideali nostri.
Questo è il risultato del piano
“cambiate eliminando ciò che non ci piace e tutto andrà bene”. E’ un
inganno cinico e ipocrita. Questo tipo di approccio in politica
internazionale ci dice molto sui nostri “partner”. Non ci considerano
loro uguali perché non rispettiamo il modello imposto. Possiamo
immaginare per un momento una situazione in cui la Russia dichiari che
non revocherà l’embargo sui prodotti alimentari dalla Germania finché
sarà diretta da “Merkel”, o che la Russia sarebbe pronta a migliorare le
relazioni con Londra se la Gran Bretagna sostituisse la regina con un
altro sovrano?
Il rispetto per la sovranità degli altri Paesi è il fondamento delle relazioni internazionali. Ma i nostri “partner” non hanno per nulla tale rispetto. Considerano gli altri inferiori decidendo chi nelle altre nazioni dovrebbe guidarle e chi non dovrebbe prendere il potere. Il tutto solo per soddisfare l’occidente. La Russia rispetta la sovranità di Paesi e popoli ed è un esempio d’impegno scrupoloso al diritto internazionale. Ma nel mondo di oggi, reciprocità e comprensione dall’occidente non ci sono, come è accaduto nel corso della storia.
Allo
stesso tempo, l’irrefrenabile desiderio dell’occidente di cacciare
qualcuno dal potere è un indicatore della natura della politica in tali
Paesi. L’occidente ha sempre amato pupazzi e incapaci e sempre odiato i
leader forti e patrioti. Nel nostro Paese l’idolo dell’occidente è
Gorbaciov. E quasi nessuno ha mai sentito commenti sprezzanti verso
Eltsin. Come si suol dire, ciò si commenta da sé. In termini di
sovranità, non c’è un solo Stato la cui sovranità sia stata possibile
senza versare una sola goccia di sangue.
Nella maggior parte dei casi,
molto sangue è stato versato per la causa. Da noi tanti antenati hanno
dato la vita per la sovranità della Russia, ed è inimmaginabile pensare
che ciò possa essere inutile o banale. Qualsiasi tentativo di minare la
nostra sovranità sarà oggetto di una reazione dura. Non può esservi
alcun compromesso. Quando qualcuno cerca, da fuori, d’inviare segnali
alla parte vile e venduta delle élite della Russia sulla necessità di un
colpo di Stato per togliere dal potere Putin, il popolo russo e la sua
società civile devono rispondere a tali potenziali cospiratori con un
segnale molto più potente. Qualsiasi cosa pensiate…
Sull'”isolamento internazionale”, tutti capiscono che non si può isolare la Russia. L’occidente è solo una parte del mondo, per giunta piccola. Centri di potere si sviluppano come Cina, India e Sud America che non hanno isolato la Russia. La nostra storia è istruttiva. Molte volte hanno cercato di isolarci, escluderci. Hanno imposto sanzioni, divieti e fatto ogni tipo di pressione con ogni mezzo concepibile, ma siamo sopravvissuti e il nostro Paese rimane il più grande del mondo. Negli anni ’30, quando il mondo sentiva la tempesta in arrivo, il nostro Paese aveva un solo alleato, la Mongolia. Nel 1939 esclusero l’URSS dalla Società delle Nazionie violando le norme specifiche di tale organizzazione (7 su 15 membri votarono a favore dell’esclusione).
Questo fu il nostro “isolamento internazionale” all’epoca. Quale fu il
risultato? Nel 1945 l’Unione Sovietica divenne, insieme agli Stati
Uniti, uno dei Paesi fondatori delle Nazioni Unite, la nuova
organizzazione internazionale. Hanno cercato di umiliarci, privarci
della sovranità, darci una lezione e poi di annientarci. Il risultato è
che abbiamo conservato la nostra sovranità e ampliato la nostra
influenza. La Società delle Nazioni scomparve il 20 aprile 1946, che da
tempo aveva cessato di avere un qualsiasi significato.
Questa è ciò che la nostra storia insegna. C’insegna che tra le due forme di ordine mondiale rappresentato da Lega delle Nazioni e Nazioni Unite, si svolse la più terribile guerra della storia dell’umanità, che abbiamo vinto. Ma non vogliamo ripeterla.
Nikolaj Starikov Russie Sujet Geopolitique 13 giu 2015
Giulietto Chiesa e Gorbaciov. Chiesa e il suo circo sono una False Flag e una pedina della guerra ‘ibrida’ contro la Russia.
Giulietto Chiesa, referente di Gorbaciov, invoca il colpo di Stato contro Putin
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
https://aurorasito.wordpress.com/2015/06/14/perche-loccidente-vuole-cacciare-putin/


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