“Lugenpresse”, stampa bugiarda, è il termine che scorre sui blog germanici. Ameno a credere ai blogger, è in corso un vero rigetto dell’opinione pubblica contro i media. Con appelli al boicottaggio organizzato. E sei “grandi” quotidiani e settimanali sono da mesi in caduta libera.
In parte, è “l’effetto Ufkotte”: dal nome del redattore-capo della FAZ (Frankfurter Allgemeine Zeitung), che ha rivelato in un libro – diventato un best seller – come i giornalisti tedeschi (fra cui lui stesso) sono sul libro-paga della Cia.
Effetto aggravato dalla rivelazione, a dicembre scorso, che la seconda tedesca aveva creato artificialmente un reportage in cui dimostrava – falsamente – la partecipazione di soldati russi alla guerra del Donbass contro l’Ucraina.
il falso soldato russo
Il reportage, intitolato “Putin, l’uomo forte” della tv pubblica ZDF, pretesamente girato nella enclave filorussa, intervistava un tale Igor in mimetica russa mentre sparava, e intervistato diceva “un combattente separatista e fiero di esserlo”. Non c’è voluto molto alle autorità di Mosca per rintracciare questo “Igor” e farlo testimoniare in tv: trattasi di un disoccupato di Kaliningrad, Iuri Lobskin, 27 anni, che ha raccontato di aver ricevuto 50 mila rubli (meno di 700 euro) per apparire in un video dove doveva impersonare un combattente separatista. Il giornalista tedesco, ha detto, si chiama Dietmar Schumann: “Mi ha spiegato che dovevo dire di essere stato ferito… Mi ha portato a Mosca e poche ora dopo a Rostov”; la città russa più vicina alla frontiera orientale dell’Ucraina. Lì il produttore della ZDF, Valeri Bobkov che parla russo, “mi ha preparato per tre giorni; mi ha spiegato precisamente quello che dovevo dire, mi ha chiesto di mettere il mio testo per iscritto”. Nel reportage Igor ha una moglie: “Mai vista quella ragazza. So che Valery Bobkov l’ha pagata 2 mila- tremila rubli”, eccetera. Il disoccupato non ha nemmeno fatto il servizio militare, e si vedeva troppo. Per cui il produttore ZDF gli ha fatto ripetere più volte la scena in cui spara da dietro un riparo, perché la prima non risultava credibile. La televisione russa in inglese Russia Today ha dato il giusto risalto alla faccenda, mostrando tra l’altro le imprecisioni raffazzonate della pretesa inchiesta (“soldati russi” in mimetica, ma con sul braccio la bandiera ucraina di Kiev, eccetera).
Evidentemente sono molti i tedeschi che vedono Russia Today. Ma anche prima l’insofferenza stava crescendo per come i media trattavano la questione russa. Nel luglio 2014 lo Spiegel se ne esce con in copertina le foto dei morti nello schianto del volo Air Malaysia abbattuto (probabilmente da Kiev) sui cieli dell’Ucraina, e la sobria scritta a caratteri cubitali: “Stoppt Putin jetzt!” (Fermiamo Putin immediatamente!”). Il peggio è che alle proteste dei lettori sul sito, la redazione di Spiegel ha risposto con arroganza e sufficienza, in pratica accusando i lettori di essere attori di una campagna organizzata da Mosca; e nel numero seguente ha preteso di insistere, pubblicando in copertina un Putin dallo sguardo sinistro e il titolo “Il vicino pericoloso e l’impotenza dell’Occidente”. .
Sulla linea di un precedente bestseller, di Thilo Sarrazin, il noto politico (è stato senatore dello stato di Berlino), che ha superato i record di vendite nel 2010: Deutschland schafft sich ab[de] (“La Germania cancella se stessa”), ma in un linguaggio molto più, diciamo, “sboccato”.
Ovviamente con frasi sempre più scandalosamente provocatorie e esagerate (alla Pirinçci) contro i media mainstream, per un riflesso condizionato che vediamo all’opera anche nel mondo mediatico-politico italiano, si chierano pavlovianamente – senza cogliere l’aspetto provocatoriamente artistico, volontariamente oltraggioso del provocatore: Pirinçci è nazista! (“Me ne fotto di chi mi chiama nazi”, ha risposto lui). Il Partito Verde lo ha denunciato per “Incitamento all’odio” razziale, accusa da anni di galera. “E’ il partito degli scopa-bambini!”, Kinderfickerpartei”, ha ribattuto lo scrittore, cogliendo certe propensioni dei loro più famosi esponenti, come il notorio Cohn-Bendit, pedofilo confesso.
Ora stanno accadendo altri fatti in rapida successione:
“La BCE prepara l’abolizione della banconota da 500 euro”; “La Russia accusa la Turchia di star preparando l’invasione della Siria”; “La polizia austriaca ha ricevuto l’ordine di non conservare le impronte digitali degli immigrati”; “Sospetti terroristi nei campi profughi con documenti falsi”, “17 paesi hanno firmato il TTIP”, nonostante i tre milioni di firme raccolte fra cittadini che sono contro. Notizie che non troverete nel giusto rilievo sui media progressisti (in Italia occupatissimi dal conquistare ai finocchi il diritto ad adottare). I cittadini tedeschi forse cominciano a svegliarsi alla coscienza che i media sono peggio che servili, sono la psicopolizia del regime globale”.
Maurizio Blondet
fonte: http://www.maurizioblondet.it/i-tedeschi-in-rivolta-contro-i-loro-media-sarebbe-ora/

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