Ormai
quella dell’Evoluzione delle Specie è un’ipotesi scientifica come un’altra. Per
decenni è stata ritenuta invece l’unica spiegazione possibile per giustificare, soprattutto,
la presenza ingombrante dell’homo sapiens su questo pianeta. E’ stata
rimaneggiata, integrata e difesa ad oltranza (tant’è che si insegna ancora
nelle scuole pubbliche) ma il suo tempo sta definitivamente tramontando.
Gli
unici che vi si opponevano, ai suoi albori, furono i cosiddetti creazionisti.
Costoro si rifacevano pedissequamente alle sacre scritture, non volendo quindi
cedere all’idea di un Dio munifico, giusto e datore di vita, di tutte le vite
sul pianeta.
La
teoria dell’evoluzione subisce bordate da ogni disciplina che si occupa dell’uomo,
dall’antropologia sino alle scienze biologiche più avanzate. Cosa hanno
scoperto? Essenzialmente che: 1) il DNA non muta mai ma rimane identico a se
stesso a meno che non sia stato intenzionalmente manipolato – 2) L’homo sapiens
compare all’improvviso sulla scena terrestre senza possedere ‘antenati’
compatibili.
Sono
delle affermazioni non da poco! Esse avvallano la teoria creazionista,
donandole un solido conforto scientifico. Resta ovviamente valida la teoria
della Selezione degli estremi, che giustifica così l’assottigliamento delle
varianti e l’adattamento delle specie all’ambiente naturale.
La comparsa
e la scomparsa devi vari ominidi quindi rappresenta un percorso inspiegabile. Dall’homo abilis
a quello erectus, sino a giungere all’homo sapiens, accadono una serie di sorprendenti
sostituzioni che non hanno ragione apparente se non un qual affinamento di
alcune caratteristiche peculiari alla razza ‘homo’, quali la capacità di
astrazione e quella della comunicazione, a scapito però di qualità tattiche più
‘utili’ in un contesto naturale selvaggio.
I
vari ominidi quindi si sono susseguiti come loro malgrado, come sostituiti a se
stessi in relativamente poco tempo. L’homo sapiens poi (noi) è uno dei più
gracili e privo di pelliccia, davvero uno strano essere che, fin da subito,
mostra una propensione irresistibile per l’artificio, per il superamento dei
suoi limiti naturali, una tensione ‘cosmica’ all’astrazione ed all’esplorazione,
una specie di sindrome di Ulisse.
Immaginare,
anche alla luce dei recenti studi delle antiche letture, un intervento esterno
al corso evolutivo dell’homo non è più solo un’ipotesi balzana ma una teoria
sempre più concreta. In fondo i creazionisti lo sapevano da sempre e le
scritture sulla Genesi non facevano altro che riportare fedelmente ciò che era
stato acquisito nei tempi dei tempi.
Le
ricerche e le scoperte di Michael Tellinger poi chiudono il cerchio. La
scoperta di decine di migliaia di abitati nell’Africa dell’oro e dei diamanti
risalenti ad oltre 100.000 anni orsono, convaliderebbe la tesi secondo cui l’homo
sapiens sarebbe stato elaborato per l’estrazione dei metalli preziosi ad uso di
una razza evoluta (questa si) e predatrice.
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