lunedì 27 ottobre 2014

La Cina respinge il perno in Asia degli Stati Uniti

xi-jinping 

Venti Paesi hanno raggiunto la Cina quali “fondatori” dell’Infrastructure Asian Investment Bank (AIIB) in via di realizzazione da parte di Pechino. Il memorandum d’intesa intergovernativo è stato firmato a Pechino oggi. I 20 paesi includono i 10 Paesi dell’ASEAN, altri 5 dell’Asia del Sud come India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Nepal e 2 dell’Asia centrale (Kazakistan e Uzbekistan) e 3 Paesi del GCC (Qatar, Quwayt e Oman). Dell’Asia, gli assenti importanti sono tre, Australia, Indonesia e Corea del Sud, che appaiono incapaci di resistere alle forti pressioni statunitensi affinché non aderiscano all’iniziativa cinese. Pechino era entusiasta di avervi la Corea del Sud e spera di convincerla, ma pare indifferente verso l’Australia. C’è ancora tempo per Corea del Sud e Indonesia ad aderire all’AIIB prima che venga formalmente istituita entro la fine del 2015. 

Ti voglio bene.

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La tua gloria è legata fatalmente alla tua distruzione”…
Troy
Tutto qua? Ciò che giunge, come eco ossessiva, dal passato è… tutto qua? 
È ancora la “crocifissione” di un essere vivente? Il tramandare il proprio nome nelle/alle onde del tempo, è legato forzatamente alla eliminazione fisica del “contenitore”, che permette l’ascensione alla quintessenza del valore simbolico?
L’umano di un certo tipo… necessita di nutrirsi di “emozioni/sentimento”; qualità che “oggi” sono divenute stati d’animo suscitanti apparentemente… "debolezza"; morire per un ideale, che cosa “è”, oggi? Cosa significa? A quale tipo di (s)vuoto sei andato progressivamente (in)contro? 
Che cosa giunge da una versione della “storia”, trapassata negli annali leggendari dell’epica cavalleresca, probabilmente di stirpe immaginaria?
L’immaginare è solo opera di “fantasia” e, dunque, di invenzione mentale?
Oppure… ciò che anima dentro, appunto… una “immagine in movimento”, (ri)corda qualcosa che è già avvenuto, da qualche parte ed in qualche tempo, ora permutato nell’oceano del dimenticare… con qualcosa di più tangibile come, ad esempio, una Vita condotta nella "pacifica/passiva" condotta in/di un reame dimensionale come quello dove ora vivi tu?

CANTO ARMONICO DELLA MATERIA, RISONANZA DELLA TERRA E HAARP

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Nel culto sciamanico, le “Vie dei Canti” strutturano una interrelazione globale, che collega molti popoli, molte tribù e molti territori. Nella civiltà aborigena, si parla in tal senso di “Vie di Canto” che risuonano sia nella terra, sia nel cielo, ed anche nelle acque. Esse sono delle vere e proprie griglie geomagnetiche (oggi chiamate di Hartmann [1]) che l’officiante percepisce con la forza interiore della sua saggezza. Al riguardo, si predisponevano addirittura delle vere e proprie migrazioni che seguivano questi tracciati. Come nel caso dei Bardi-Celti, la serie di melodie può arrivare fino a 300, e ogni canto riguarda uno specifico luogo geografico e le azioni di uno spirito antenato.

Squilibrio Chimico Come Causa di Depressione?

Che cosa succede se confidiamo ad uno spacciatore di soffrire di depressione, e costui ci offre una sostanza che a sua detta può farci stare meglio? Cosa succede se per lo stesso motivo ci rivolgiamo ad un medico, ed il medico ci offre una sostanza che a sua detta ci farà stare meglio?

Benché le sostanze trattate dalle due figure siano diverse, in entrambe i casi qualcuno ci sta essenzialmente offrendo una soluzione 'farmacologica' finalizzata a ridurre i sintomi negativi del nostro stato d'animo.

I medici, i media e la società sostengono che gli stati depressivi dipendano da uno 'squilibrio chimico', ma in realtà dietro gli stati depressivi non esiste alcuno squilibrio chimico.

La dottoressa Joanna Moncrieff, esperta di salute mentale presso il dipartimento dei servizi di salute mentale dell'University College di Londra sta adottando un approccio 'politicamente scorretto' nella caratterizzazione dei farmaci anti-depressivi e di tutti gli altri psicofarmaci, sostenendo che non siano altro che una nuova forma di dipendenza.

Complici del massacro sociale, e ora contestano Renzi?


Da almeno trent’anni, il copione è sempre o stesso: per revocare diritti e conquiste sociali è necessaria la piena complicità di quella sinistra che nel dopoguerra aveva lottato per il welfare, cioè per l’estensione orizzontale del benessere. Il grande capitale finanziario e oligarchico utilizza partiti e sindacati di cui la gente è abitutata a fidarsi – chi meglio di loro? Dunque non devono più combattere contro le riforme strutturali, destinate a demolire la struttura dell’economia sociale. E in più devono collaborare pienamente all’erosione della società dei diritti, che oggi culmina con l’attacco storico alla Costituzione democratica. Attraverso il famigerato memorandum di Lewis Powell, la destra economica statunitense aveva dettato la linea già all’inizio degli anni ‘70: radere al suolo in tutto l’Occidente la sinistra radicale e addomesticare la sinistra riformista, letteralmente “comprando” i suoi leader per ottenere la smobilitazione di partiti e sindacati. Detto fatto. E quindi che senso ha, oggi, protestare contro Renzi dopo essersi piegati per decenni ai peggiori diktat?

Lo Stato Islamico aspira a irrompere nell'Asia Centrale

Lo Stato Islamico aspira a irrompere nell'Asia Centrale

Lo Stato Islamico ha posto sotto la minaccia il destino di quasi intero Medio Oriente, ma è poco probabile che si limiti soltanto a questa regione. Secondo il parere di una serie di esperti, il prossimo obiettivo degli islamisti sono la Regione Transcaucasica e l'Asia Centrale.
 
Molti analisti indicano che ISIS attualmente dispone di ingenti risorse umane: mentre in giugno aveva secondo varie stime 4 mila guerriglieri, soltanto due mesi dopo ne aveva circa 50 mila. Il profitto giornaliero dello Stato Islamico dalle vendite del petrolio a prezzi stracciati si aggira intorno a due milioni di dollari. ISIS non è più semplicemente un gruppo terroristico. Dichiara di rappresentare tutti i musulmani nel mondo e intende continuare a espandersi oltre i confini del Medio Oriente. 

Le manipolazioni politiche del prezzo del petrolio


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Il calo del prezzo del petrolio, iniziato quando lo Stato islamico (SI) ha attaccato Iraq e Siria, non può essere spiegato con fattori economici. Il mondo sa da tempo che il mercato reagisce ad ogni guerra in Medio Oriente, dove il 47 per cento delle riserve di oro nero mondiali si concentra, con un deciso balzo dei prezzi del petrolio. Questo è ciò che è accaduto nelle due guerre nel Golfo Persico, ed anche ciò che è successo quando gli statunitensi iniziarono la ‘missione per ripristinare la democrazia’ in Afghanistan. E la speculazione su un possibile conflitto militare tra Stati Uniti ed Iran fu accompagnata dalla previsione di un aumento dei prezzi del petrolio fino a 200 dollari al barile e oltre. Allo stato attuale, tutto s’è capovolto, ma per quanto? 

SORVEGLIARE ED ANNIENTARE – TEORIA DEL DRONE

Al pari della bomba atomica, fatte le dovute differenze ovviamente, anche il drone ha rotto il classico schema del fare la guerra
Ore 0:45 GMT – 5h15 in Afghanistan Il pilota: Cazzo, quello è un fucile?! 
L’operatore: Boh, è solo una macchia calda dove sta seduto, non posso dirlo, comunque sembra proprio un oggetto. 
Il pilota: Ah, speravo saltasse fuori un’arma, vabbè.
Ore 1.05 
L’operatore: Sto camion sarebbe un bel bersaglio. È un 4×4 Chevrolet, un Chevy Suburban. 
Il pilota: Sì. 
L’operatore: Eh, sì.
 
Ore 1.07
 Il coordinatore: Lo screener dice che c’è almeno un bambino vicino al 4×4. 
L’operatore: Vaffanculo… dov’è?
L’operatore: Mandami una cazzo d’immagine, ma non credo che ci siano bambini a quest’ora, lo so che sono strani, ma insomma.
…
  L’operatore: Boh, sarà un adolescente, comunque non ho visto niente di piccolo e sono tutti raggruppati là. 

CORRADO MALANGA: Manipolazione mentale con onde letali

EORGE SOROS: LA RUSSIA E' UNA MINACCIA PER L'ESISTENZA DELL'EUROPA

Russians attend a rally in Moscow to support Vladimir Putin with the invasion of Crimea
 Nella foto: Dimostranti russi a sostegno dell'invasione della Crimea e di Vladimir Putin.
 
Il Magnate dice che l'aggressivo nazionalismo di Vladimir Putin è una sfida per i valori e per i principi su cui si basa la Unione Europea.
 
George Soros ha lanciato un suo avvertimento contro l'espansionismo della Russia, minaccia esistenziale per l'Unione Europea, e ha chiesto un maggiore sostegno materiale per l'Ucraina.

Il magnate e filantropo sostiene che il mix usato da Vladimir Putin - autoritarismo aggressivo nazionalismo - rappresenta un modello alternativo alle democrazie liberali occidentali, riferendosi alla ammirazione per il Presidente russo espressa dal leader dell'UKIP Nigel Farage, il Presidente del francese Front National, Marine Le Pene il Primo Ministro ungherese, Viktor Orbán.