«C’è una realtà fittizia, quella dei desideri, il bel sogno. E poi c’è la triste realtà dei fatti, quella che la stragrande maggioranza delle persone non vuole vedere». Secondo Charles Sannat, il fallimento tecnico della Francia, anch’essa prostrata dal regime dell’euro, è più vicino di quanto non si creda: le casse dello Stato sono vuote. «La questione non è più sapere se lo Stato farà o non farà fallimento, ma quando sarà obbligato a riconoscerlo e quali saranno le modalità con cui rinegozierà il debito». Per Sannat «non succederà fra vent’anni, né tantomeno oggi, ma più verosimilmente nel 2015, quando probabilmente non riusciremo a far fronte al budget per il 2016» Tutto questo, aggiunge l’analista, avviene nella quasi-indifferenza generale.
Lo definisce “accecamento volontario”: «Pensare che la Francia stia per fallire è talmente spaventoso che preferiamo chiudere gli occhi e fare come gli struzzi». E poi c’è il conformismo del gruppo: «Vogliamo assomigliarci tutti quanti per sentirci accettati», quindi «il nostro pensiero sarà sempre il pensiero comune del gruppo», quello che riteniamo accettabile. «È attraverso questo meccanismo che si spiegano il “consenso”, il “pensiero unico” o, ancora, le proposte tranquillizzanti che ci somministrano».
Lo conferma Joëlle, maestra senza salario che tira avanti con i buoni alimentari. Segnala l’agitazione degli insegnanti della scuola superiore per il corpo docente. «Cosa chiedono? Una revisione della loro formazione, mal concepita, ma anche il saldo dei salari di alcuni colleghi che dall’inizio dell’anno scolastico non sono ancora stati pagati».
Ancora dubbi? «Non c’è più trippa per gatti», scrive “France Transactions”: «Fine della storia, siamo al capolinea già adesso». Dagli statali alla difesa: «Dato che non abbiamo più il becco di un quattrino – scrive Sannat – l’esercito rivenderà il proprio equipaggiamento a società private». Emmanuel Macron è favorevole, Michel Sapin contrario, e Hollande ha dato ragione al primo. «In questo modo, l’esercito percepirà subito qualche miliardo dalla vendita, cosa che permetterà di chiudere un buco di oltre 2 miliardi di euro nel budget della difesa». Dopodiché, le forze armate pagheranno un “affitto” per l’uso di quello stesso materiale. «Risultato: l’anno prossimo bisognerà trovare qualcos’altro per far quadrare i conti», secondo “Les Échosos”.
Una “catastrofe annunciata”, addirittura, attende le forze dell’ordine, polizia e Gendarmerie. Mentre «diverse migliaia di poliziotti hanno sfilato a Parigi per denunciare le loro condizioni di lavoro e il malessere che regna nella polizia, iniziativa quanto mai rara per questa categoria», un articolo di “Le Figaro” rivela che «le auto delle forze dell’ordine sono alla frutta e che non c’è più denaro per comprarne altre», anche se lo Stato continua a foraggiare la Renault per l’acquisto di «inutili» veicoli elettrici. Sono solo alcuni esempi, osserva Sannat.
E se Parigi è senza soldi, significa una sola cosa: le tasse aumenteranno ancora. «Per sopravvivere, lo Stato andrà fino in fondo nella sua logica mortale». Incapace di riforme da oltre 50 anni, ancora poggiato sull’eredità dei “Trente Glorieuses”, il trentennio del boom economico (1945-1973) che ormai non è che un vago ricordo, l’amministrazione è «sotto pressione per l’ingresso di centinaia di migliaia di nuovi pensionamenti l’anno, per i quali almeno 12 mesi prima deve essere in grado di versare loro la prima pensione». Senza più moneta sovrana diventa insostenibile «il peso di decenni di debito accumulato».
I francesi sono «soffocati da una fiscalità sempre più dura, fino a uccidere ogni attività economica». Conclude Sannat: «Con la perdita della nostra sovranità monetaria e di spesa, la Francia è di fatto condannata al fallimento finanziario, peraltro già cominciato sotto i nostri occhi».
fonte: http://www.libreidee.org/2014/12/maestri-pagati-con-buoni-pasto-la-francia-sta-per-fallire/
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