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A cavallo fra l’anno vecchio e l’anno nuovo, è tempo di bilanci per il nostro Paese. Avevamo definito il 2013 “annus horribilis” a causa dei pessimi dati economici che erano stati registrati, per le pesanti pressioni dell’Ue verso nuove misure di austerity e per la mancanza di uno scatto d’orgoglio da parte della classe politica italiana. Purtroppo, il 2014 non ha mostrato inversioni di tendenza. L’allora presidente del Consiglio Letta fissava obiettivi che non sono stati raggiunti, e il nuovo premier Renzi ha persino peggiorato la situazione, facendo precipitare il Paese in una stagnazione epocale.
A cavallo fra l’anno vecchio e l’anno nuovo, è tempo di bilanci per il nostro Paese. Avevamo definito il 2013 “annus horribilis” a causa dei pessimi dati economici che erano stati registrati, per le pesanti pressioni dell’Ue verso nuove misure di austerity e per la mancanza di uno scatto d’orgoglio da parte della classe politica italiana. Purtroppo, il 2014 non ha mostrato inversioni di tendenza. L’allora presidente del Consiglio Letta fissava obiettivi che non sono stati raggiunti, e il nuovo premier Renzi ha persino peggiorato la situazione, facendo precipitare il Paese in una stagnazione epocale.
Se rapportiamo il governo Renzi con quelli di Berlusconi e Letta, vediamo il totale fallimento dell’ enfant prodige
fiorentino, il quale voleva archiviare la classe politica italiana e
invece rischia ora di essere rottamato. Il rapporto deficit/Pil è
passato dal 120,7% del governo di centrodestra al 127,9% dell’esecutivo
Letta, per esplodere al 132,8% con Renzi. La disoccupazione è passata
dall’8,8% del 2011, al 12,9% del 2013 al 13,2% del 2014, per non parlare
di quella giovanile: dal 30,5% al 44,2%. I fondi all’edilizia
scolastica ridotti dai precedenti governi sono stati addirittura
azzerati da questo governo, che però vantava un piano straordinario per
la messa in sicurezza del patrimonio scolastico: peccato che il tutto
sia rimasto soltanto sulle slide renziane.
Osserviamo
arretramenti preoccupanti anche sul fronte della produzione
industriale, della competitività, della corruzione (con la speranza che
lo scandalo più recente, MafiaCapitale, non venga archiviato tanto in
fretta). Non si comprende quindi come nella conferenza di fine anno
Renzi ostenti sicurezza. Ha infatti affermato:
Nel 2014 è avvenuto un cambiamento che per me è una rivoluzione copernicana, per altri magari è molto meno: è cambiato il ritmo della politica. Il percorso di cambiamento che è partito e sta producendo risultati concreti è sotto gli occhi di tutti.
Persino
su quest’ultimo punto il premier è smentito dai numeri: 144
provvedimenti legislativi approvati nei primi 300 giorni sotto Letta,
contro i 119 del governo in carica.
Tuttavia, a
prescindere dalla politica, è la comunità italiana nel suo insieme che
deve rialzare la testa e rimettere al centro i valori costituzionali e
morali che da sempre la contraddistinguono. Il 2013 sarà ricordato come
l’anno dei grandi casi-caos giudiziari.
Pensiamo ai ribaltamenti
rocamboleschi di sentenze nei casi di Meredith Kercher, di Garlasco, di
via Poma, dell’Eternit. Imputati innocenti dopo il secondo grado di
giudizio che vedono totalmente cambiata la propria posizione nel terzo
grado, ad anni di distanza; persone del tutto innocenti che sono
perseguitate per anni dalla giustizia, dai media e dall’opinione
pubblica e infine famiglie che vedono negata la propria richiesta di
giustizia per la prescrizione dei reati contestati.
Una
situazione anomala che crea ancora più diffidenza in un Paese che deve
ritrovare la giusta strada. A ritrovarla devono essere prima di tutto i
suoi cittadini, che in questi giorni non hanno fornito una bella
immagine di sé quando si sono divisi in un tifo da stadio pro o contro
la madre del piccolo Loris, nel recente fatto di cronaca nera. A
prescindere dalla presunzione d’innocenza, in particolare visto il peso
preponderante che ha ancora la pubblica accusa in Italia, sconcerta il
fatto che sui social network divampi una rabbia animalesca da una parte e
dall’altra della barricata. E certamente i media hanno le loro colpe,
alla faccia del codice deontologico. L’uscita di un film come L’amore bugiardo dovrebbe far riflettere l’Italia sulla costruzione di mostri ed eroi da parte di giornalisti e talk show.
Nonostante
tutto, rimane salda la fiducia in un Paese che ha nel Dna la capacità
di compiere grandi imprese. Pensiamo ad esempio all a Nutella, che nel
2014 ha compiuto 50 anni diventando icona nel mondo della produzione
italiana; ai due operai di Teramo che si sono trasformati in
imprenditori e hanno salvato dal fallimento per cui lavoravano; alla
missione Rosetta; al coinvolgimento del ricercatore Gianluca Gregori
nell’esperimento con il laser più potente del mondo che ha permesso di
ricostruire in laboratorio l’esplosione di una supernova. E infine al
nuovo studio condotto da un gruppo di ricercatori della Fondazione IRCCS
che ha identificato una piccola molecola in grado di distruggere le
cellule tumorali nel carcinoma papillare, il più comune dei mali che
colpiscono la tiroide. Insomma, in tutti i settori c’è ancora tanta
materia prima su cui lavorare per riportare in alto l’Italia in questo
nuovo anno, il 2015.
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