Non credete minimamente a ciò che dico. Non prendete nessun dogma o libro come infallibile. (Buddha)
giovedì 17 marzo 2016
Yemen, strage saudita al mercato
Yemen vittime bombardamenti
Un giorno di ordinario massacro. Decine di bimbi che facevano
i garzoni in un grande mercato spazzati via dai missili di Riad. Una
guerra assurda e dimenticata
Il bilancio dell’ultimo pesante raid aereo dell’Arabia Saudita in Yemen si fa sempre più grave. I missili caduti proprio nell’ora di punta nel mercato di Mostaba, il più importante nella regione di Hajja, hanno ucciso almeno 107 civili e causato decine di feriti, in un’area lontana da obiettivi militari.
Le immagini dello strazio sono state riprese da Al-Masirah, la TV
vicina al movimento sciita degli Houthi. Si tratta di immagini cruente
che possono urtare profondamente molte sensibilità.
Per chi non le vedrà, basti sapere che fra i cadaveri carbonizzati ci sono anche tanti bambini, una fiumana di garzoni che si guadagnavano il pane con piccole commissioni nel grande mercato, ora in macerie.
Quando si superano i cento morti, la notizia riesce ad affacciarsi in
qualche taglio basso dei giornali nostrani, ormai diluita e
anestetizzata. Nessuno dice “Je suis Yemen”, stavolta. Ma per gli
yemeniti, invasi e bombardati dalle forze armate della coalizione dei
sauditi e dei loro stati clienti vicini, è stata un’ordinaria giornata
di guerra.
strage al mercato- Yemen
Gli aerei di Riad hanno lanciato nella sola giornata di martedì altri
11 attacchi contro il campo militare di Arkub, presso la capitale
Sanaa, oltre ad altri bombardamenti su obiettivi non militari in
altrettante aeree del paese. Va avanti così da un anno. Gli obiettivi
colpiti sono soprattutto civili: infrastrutture e case. Al Masirah conta
che dall’inizio della guerra sono stati distrutti 353 mercati e
complessi commerciali. Si aggiungono alla sistematica distruzione della
rete idrica, delle fabbriche, delle scuole.
Quelle saudite sembrano reazioni rabbiose e scomposte a una guerra che
non riescono a vincere: nella stessa giornata, l’esercito yemenita e le
forze dei comitati popolari hanno respinto l’ennesimo attacco lanciato
da truppe mercenarie sotto il comando saudita nella zona di Taiz, nel
Sud, infliggendo loro perdite pesanti. Altre perdite saudite nella città
di al-Ghayl.
Per Riad, questa guerra è un buco nero che sta ingoiando il bilancio statale con un deficit da incubo senza che la dinastia ottenga alcun risultato. Per la popolazione yemenita è una carneficina
e un disastro umanitario, tuttora dimenticato dal mondo. Dal marzo del
2015 ad oggi, l’aggressione saudita ha fallito il suo obiettivo
principale: riportare al potere l’ex presidente e alleato, Abd Rabbuh
Mansur Hadi. Ha intanto causato almeno 10mila morti e oltre un milione e
mezzo di sfollati, senza che la resistenza si sia piegata.
In Siria i sei mesi di intervento russo (guidato da obiettivi
definiti) hanno costruito le premesse per una soluzione politica al
conflitto. In Yemen, invece, i dodici mesi di intervento saudita hanno
aperto una voragine geopolitica in più, che si somma ai disastri
combinati in Siria, in Iraq, in Libia, mentre persino il Libano rischia
ora di sprofondare in una nuova guerra civile, sempre sotto l’urto delle
manovre politiche e militari di Riad, la capitale dell'”Isis che ce
l’ha fatta”.
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