Non credete minimamente a ciò che dico. Non prendete nessun dogma o libro come infallibile. (Buddha)
giovedì 26 gennaio 2017
Attacchi con i droni: l’eredità mortifera di Barack Obama
Drone USA
Per nessuno è
un segreto che la presenza di basi militari USA in lungo ed in largo
del pianeta arriva ad oltre 850 basi militari e più di 270.000 effettivi
delle forze USA si trovano sparse fra 70/80 paesi, secondo un articolo
pubblicato di recente dalla rivista Time. Nonostante questo l’Amministrazione del presidente Barack Obama
ha superato di gran lunga i suoi predecessori nell’espansione della
macchina bellica statunitense. A dimostrazione di quello ci sono gli
otto anni di operazioni militari permanenti fra le quali quelle che più
eclatanti come l’invasione della Libia e la guerra per procura in Siria.
Il cambiamento della dottrina militare statunitense impostata da
Obama ha indotto le sue Forze Armate ad utilizzare meno le unità
terrestri ed aumentare l’utilizzo di truppe straniere, mercenari e la
sua Forza Aerea, specialmente quella degli apparecchi senza pilota,
(classificati UAV) conosciuti come droni, per raggiungere gli obiettivi
della sua strategia militare.
In questo senso, gli attacchi per mezzo dei droni durante la gestione Obama sono aumentati di 10 volte in più
rispetto ai suoi predecessori, passando dai 57 attacchi (gestione Bush)
ai 563, a seguito dei quali almeno 384 civili sono morti, cifra
calcolata a partire dalla conferma delle operazioni conosciute nello
Yemen, in Somalia ed in Pakistan, secondo le informazioni pubblicate
dalla organizzazione indipendente statunitense Buró de Periodismo
Investigativo, che stima che possibilmente questa cifra possibilmente
superi gli 800 morti.
Questo numero non include l’assassinio di civili in paesi con conflitti
bellici attivi come in Afghanistan, dove sono stati aumentati di un 40% i
bombardamenti nel corso del 2015, nonostante la ritirata di una gran
parte delle truppe del contingente USA nel 2014. Si calcola che tra i 65
e 105 civili siano morti in questo paese per causa degli attacchi dei
droni.
Bambini prime vittime dei droni
Gli attacchi con i droni non distinguono tra i terroristi ed i
civili. Molti sono i casi in cui gli innocenti muoiono e nessuno viene
responsabilizzato nè tanto meno condannato.
In Pakistan, dopo aver eseguito 182 attacchi tra il 2009 ed il 2010, che
hanno prodotto la morte di 89 civii, Obama ha iniziato anche una
campagna nello Yemen, il cui primo attacco si risolse in un massacro.
Il risultato fu la morte di 55 persone, delle quali 21 erano dei
bambini, 10 di loro di meno di 5 anni; anche 12 donne sono state
assassinate nello stesso attacco, delle quali 5 erano incinte. I
comandanti statunitensi hanno spiegato di aver confuso una tribù con una
formazione di Al Qaeda.
Proteste in Pakistan contro gli attacchi dei droni USA
Per fortuna nel 2016 le cifre dei morti di civili si sono ridotte in
grande quantità, tuttavia, ancora muoiono persone in questi attacchi,
nonostante le misure che i militari hanno preso per evitare la morte di
innocenti.
Per citare un esempio, il 30 Settembre 2016, un attacco con i
droni ha lasciato 15 civili morti e 13 feriti, incluso un bambino, a
Nangarhar, nell’est dell’Afganistán, cosa che è stata fortemente
denunciata e condannata dall’ONU. Tuttavia, in forma contraddittoria il
governo afgano ha indicato che tutti gli obiettivi relativi all’ISIS
sono stati raggiunti e che non ci sono state vittime civili.
Dall’altra parte sorgono sempre dubbi su quante operazioni realmente realizzi la Forza Aerea USA, visto che è risaputo che la CIA, realizza gli attacchi in forma clandestina e per quello, si è soliti disconoscere i dettagli che riguardano queste missioni. (…………….)
Le principali basi nell’area del Mediterraneo e Medio Oriente sono quelle di Sigonella in Sicilia e di Ingirlik inTurchia da cui partono tutte le operazioni per il Nord Africa e il Medio Oriente.
Nel gennaio dello scorso anno, un drone, mod. Predator, si è inabissato
nel Mar Meditarraneo dopo aver condotto una missione segreta in Libia,
segno tangibile di una delle numerose operazioni di sorveglianza
compiute dagli Stati Uniti.
Ma per capire quanto sia ormai diffusa la componente UAV nelle forze
USA, basta elencare le altre basi operative dei droni nell’area del
Mediterraneo. Gli Stati Uniti lanciano droni armati dalle basi in
Turchia, Italia, Etiopia, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Gibuti,
un piccolo paese sul Corno d’Africa. Inoltre, la CIA, gestisce due basi
per operazioni “Hunter Killer” in Arabia Saudita ed Afghanistan.
La domanda dei droni militari in grado di sferrare attacchi aerei è in
continua ascesa. Nel 2014, Predator e Reaper hanno volato per 369.913
ore, sei volte quanto registrato nel 2006, secondo le statistiche
ufficiali dell’Air Force.
Il Pentagono ha chiesto al Congresso 904 milioni dollari da inserire
nel prossimo budget per acquistare altri 29 Reaper. Fornitura, spiegano i
militari, per sopperire alla perdita dei droni e rilevare gradualmente
il Predator in favore del ben più potente Reaper.
Si espande l’uso dei droni
Nonostante la pubblicità negativa che circonda le operazioni svolte
con i droni e le tante proteste sollevate dalle popolazioni duramente
colpite, la verità è che il Governo USA intende continuare ad
utilizzare i droni per le sue necessità militari ed anzi si assiste ad
una intensificazione delle operazioni, grazie agli stanziamenti richiesti
al Congresso per l’acquisto di altre centinaia di questi apparecchi ed
alla realizzazioni di nuove basi di lancio che saranno ubicate nel Corno
D’Africa e nella penisola Arabica.
La CIA utilizza da tempo i droni, in modo autonomo, senza alcuna
limitazione alcuna, per dirigere l’eliminazione fisica di elementi
“pericolosi per la sicurezza USA”, ove in questa definizione si può
comprendere tutto.
Tutto reso possibile dalla legge fatta approvare al
Congresso da Obama che consente all’esecutivo di procedere alla
eliminazione (leggi omicidio preventivo) di chiunque sia considerato un
pericolo (anche cittadini USA), senza necessità di processo o di previa
autorizzazione. Una licenza di uccidere che il Premio “Nobel per la
Pace” non ha mancato di utilizzare in forma massiccia tanto da rendere
le operazioni rinnovate in automatico.
A Donald Trump, appena avvicendatosi sulla poltrona della Casa
Bianca, il Pentagono e la CIA presenteranno il primo rapporto delle
persone già eliminate nei primi giorni della sua Amministrazione.
A lui
a facoltà di decidere la proroga o il blocco delle operazioni omicide.
Non escluso che la CIA possa utilizzare questa arma anche per regolare i
conti al proprio interno, con quelli che sono divenuti testimoni
scomodi di questi omicidi.
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