Non credete minimamente a ciò che dico. Non prendete nessun dogma o libro come infallibile. (Buddha)
venerdì 20 gennaio 2017
Il dramma del Centro Italia sepolto dalla neve, come metafora di un paese caduto nel pantano
Hotel Rogopiano sepolto da slavina
Il dramma del
Centro Italia sommerso dalla coltre bianca e scosso dal terremoto
mentre l’Italia intera affonda sotto invasione africana e i ricatti
dell’eurocrazia
La metafora della tragedia italiana può ben essere rappresentata in
questi giorni dal Centro Italia sommerso in una coltre bianca e
devastato dal terremoto nelle sue case distrutte, nelle Basiliche
crollate (come San Benedetto da Norcia), nella disperazione degli
allevatori, dei piccoli imprenditori e delle comunità agricole.
Un povero paese l’Italia, ricco di Storia, di cultura e di
energie ma lasciato andare alla deriva tra l’insipienza della sua classe
politica e gli eventi epocali che si sono abbattuti sulla penisola.
Il pantano in cui è precipitato il paese si evidenzia in questi giorni nel panorama desolante offerto dall’abbandono del territorio indifeso davanti alle calamità naturali,
dalla gente lasciata inerme di fronte ad una pianificata invasione
arabo africana della penisola, dalla sovranità della Nazione svenduta
dalla classe politica agli interessi dell’oligarchia europea e dei
potentati finanziari transnazionali.
Mentre la tragedia si abbatteva sulle popolazioni del Centro Italia,
il premier Gentiloni si trovava a Bruxelles, davanti alla Commissione
Europea, per pietire uno 0.1 % del bilancio dello Stato per poter
sopravvivere, in attesa di essere commissariato dalla Troika.
La Commissione infatti, ha fatto notare all’Italia la mancanza di 3,4
miliardi di euro, circa lo 0,2% del PIL e chiede al nuovo esecutivo di saldare il conto lasciato dal suo precedessore, Matteo Renzi (per le spese in mance elettorali) altrimenti il rischio è l’apertura di una procedura d’infrazione per debito eccessivo.
Mentre il Centro Italia affondava nelle neve, il Presidente Mattarella è
volato invece in Grecia per fare visita ai rifugiati che si trovano in
quel paese e lanciare il suo sermone in difesa delle politiche
migratorie della UE e della NATO, sostenendo ancora una volta le ragioni
dell’invasione che sta sperimentando il nostro paese.
Altra parte del
suo discorso Mattarella la ha riservata per elogiare la funzione della
NATO, come una “organizzazione che garantisce la stabilità”. Una
“stabilità” ben sperimentata nei paesi dove la NATO è intervenuta: dalla
Libia al Kosowo, fino alla Siria dove la NATO ha appoggiato ed
addestrato i gruppi terroristi che hanno devastato il paese.
Inferno di neve in Abruzzo
Nel frattempo, nello stesso momento in cui Mattarella in Grecia
elevava i suoi sermoni, in Abruzzo le case e le stalle crollavano sotto
il peso della eccezionale ondata di neve e un Albergo intero veniva
seppellito da una slavina con tutti i suoi ospiti (circa 30 persone), le
scosse di terremoto gettavano nel panico le popolazioni e interi paesi
rimanevano isolati per la neve. Nessun piano preesistente per
fronteggiare la calamità largamente annunciata, per mantenere sgombre
le strade principali, nessuna difesa predisposta per salvaguardare il
territorio dalle continue calamità che ogni anno si verificano.
Mancano
le risorse ed i Comuni, le Province e le comunità montane sono state
ridimensionate dai tagli operati dal Governo dietro la regia di
Bruxelles, non possono fronteggiare con i propri mezzi le emergenze.
L’unica difesa effettivamente predisposta dal Governo è quelle per la salvaguardia delle banche, saccheggiate dai finanziamenti fatti ai compari della classe
politica, dai De Benedetti ai Caltagirone, con uno stanziamento
eccezionale di 20 miliardi di denaro pubblico, trovati come per miracolo, in modo da evitare una serie di fallimenti a catena.
Non si trovano invece i soldi da destinare alla difesa del territorio,
non ci sono le risorse per risanare l’agricoltura e gli allevamenti
delle zone terremotate, tanto meno per fornire in tempi rapidi case di
legno ai terremotati ed agli allevatori, stalle e rifugi per gli animali
che muoiono al freddo e per la mancanza di foraggio, animali e campi
che sono l’unica fonte di sostentamento per le popolazioni terremotate.
Non è un grosso danno, dicono a Roma, arriverà il latte francese e
tedesco che sostituirà quello italiano.
Arriveranno i prodotti agricoli
dal Marocco e Tunisia, favoriti dalle clausole europee, per sostituire
quelli dell’agricoltura nazionale. Le persone che lavoravano
nell’allevamento e nell’agricoltura dovranno emigrare come hanno fatto
il loro nonni e progenitori negli anni precedenti. Niente di nuovo nella
Storia d’Italia: prima lo straniero e poi gli italiani.
L’Italia non ha le risorse, non ha i mezzi per salvare la sua gente, lo
Stato non dispone più di una propria moneta, la lira, adesso c’è l’euro,
una moneta straniera che si deve chiedere in prestito a Francoforte
“con il cappello in mano”, ai grandi banchieri privati.
Tuttavia i miliardi che riesce a rastrellare, il Governo, che è
sempre al servizio dei potentati finanziari, li destina prioritariamente
alle banche ed all’accoglienza dei migranti per
favorire l’invasione ed i lucrosi affari delle mafie e delle ONG che
speculano sulla tratta di esseri umani dall’Africa e dal Medio Oriente
(dai paesi destabilizzati dalla NATO che piace tanto a Mattarella e
Gentiloni).
Questa è oggi l’Italia, il paese che arricchisce gli
speculatori, che favorisce le ONG che agevolano l’invasione e foraggia
le cooperative che lucrano sui migranti, con uno Stato che
destina fondi come per il MES alle banche estere e taglia i fondi alla
protezione civile, all’agricoltura nazionale, che svende i suoi beni e
le sue aziende agli stranieri e che permette l’esodo dei suoi giovani
in cerca di opportunità all’estero, in fuga dal pantano chiamato Italia.
La sudditanza allo straniero, la “libidine di servilismo”, una vecchia
abitudine connaturata che la classe politica italiana non ha mai perso
nella sua Storia, salvo pochi periodi in altre epoche. Anche nelle
calamità si vede.
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