South Stream è divenuto Turk Stream.
Mosca ha deciso di non eludere l’Ucraina fornendo gas ai fastidiosi
satelliti statunitensi dal sud Europa, volgendo l’attenzione sul
progetto in Turchia. Non è terribile avere la possibilità di fornire
combustibile a un’economia in rapida crescita, con un PIL da 1200
miliardi di dollari invece che a Paesi come Bulgaria, Italia, Grecia e
Slovenia che languono nella depressione economica. Sulla scia del
progetto del gasdotto russo-cinese Power of Siberia, l’accordo con la
Turchia è l’ennesima dimostrazione della volontà della Russia di
riorientarsi commercialmente verso nuovi partner. L’UE ha insultato
Ankara fornendole nient’altro che promesse per decenni.
Questo Paese
forte e autosufficiente si era candidato ad entrare nell’UE dal 2000, ma
non ha alcuna speranza di aderirvi. Nonostante le molte differenze
culturali, la Turchia è molto più preziosa dei Paesi baltici,
dell’Ucraina e dell’ex-Jugoslavia messi insieme, e i turchi non sono un
peso, potendo mantenere un esercito pronto e in grado di risolvere i
problemi mediorientali senza trascinarvi l’occidente. E nessuno
dimentichi che furono merce di scambio nella crisi dei Caraibi. Ma
Ankara non si fa illusioni sull’attuale governo degli Stati Uniti o
sull’Unione europea. Dato lo status quo, la Turchia ignora le settoriali
sanzioni contro la Russia e firma un accordo dalle dimensioni inaudite
con Vladimir Putin.
Recentemente, il presidente iraniano Hassan Ruhani ha avuto un incontro simile con il leader russo. La “carta vincente” persiana sarà utile alla Russia in caso di netto confronto con l’occidente. Teheran potrebbe rivelarsi un partner disponibile nel comprare intere serie di prodotti militari e civili in base ad accordi vantaggiosi per Mosca. L’Iran ha una economia con un PIL da 1 miliardo di dollari, ma soffocata dalle sanzioni economiche settoriali, non può svilupparsi pienamente senza accesso alla tecnologia moderna. L’elenco più modesto delle necessità per l’Iran per sentirsi al sicuro nell’ambiente ostile del Medio Oriente, dovrebbe includere 100 jet da combattimento Su-30 per le forze della Difesa aerea, sei divisioni di missili S-400 ed oltre 500 carri armati T-90S. In totale, costerebbero almeno 15 miliardi di dollari. E i due Paesi potrebbero calcolare i pagamenti in rial o rubli, contribuendo ad indebolire l’egemonia di dollaro e euro sui mercati esteri.
Teheran aspira a costruire moderne raffinerie di petrolio e
impianti per la produzione di gas liquefatto, oltre ad avere nuove
centrali nucleari, che già attiva in parte con l’aiuto del Cremlino, ma
l’Iran vorrebbe fare molto di più. Tutto questo costerebbe una quantità
enorme di denaro, e Mosca potrebbe fornire tutto, ma la Russia continua
seguire l'”accordo dei gentleman” per isolare l’Iran. Così come in
passato, la Russia evita volontariamente di approfittare di ciò che
sarebbe una situazione economicamente redditizia e nonostante il fatto
che i recenti incontri bilaterali indichino che Ruhani sia molto più
favorevole a stretti contatti con il Cremlino che alla normalizzazione
delle relazioni con l’occidente. Il commentatore politico azero Tofiq
Abbasov ritiene che Mosca oggi sia la figura dominante nei negoziati sul
programma nucleare iraniano e che la Russia ne tragga i massimi
benefici.
La posizione russa sarà ancora più monolitica se Siria e Iraq potranno, nella configurazione attuale, resistere all’assalto di 200000 truppe del SIIL. Il governo di Damasco, rappresentato da Bashar al-Assad, si appoggia al Cremlino come ultima speranza. Oltre a Mosca, nessuno è disposto a offrire prestiti al Paese devastato. Anche Baghdad riflette se impegnarsi d’ora in poi con l’occidente, dopo aver ricevuto gli aerei da attacco al suolo dalle riserve strategiche del Ministero della Difesa russo, potendo resistere in attesa dell’invio degli F-16 statunitensi.
Né la Siria è necessariamente contraria a volgere
l’attenzione verso nord e l’Egitto, come fece 50 anni fa. Il Generale
al-Sisi ha sconvolto le carte di Washington rovesciando il debole
governo dei Fratelli musulmani. Chissà se esprimerà il desiderio di
cercare protezione internazionale da Putin? Così una configurazione ben
definita emerge come coalizione mediorientale in cui la Russia aiuta dei
Paesi del “terzo mondo” privi di un qualsiasi pregiudizio fortemente
filo-occidentale. Ovviamente non vi è alcun motivo per vedere il destino
di South Stream come una sorta di “sconfitta diplomatica” della Russia.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
https://aurorasito.wordpress.com/2014/12/04/putin-ha-scelto-il-medio-oriente-alleuropa/
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