Immaginiamoci il
futuro tra vent’anni. Non è un esercizio difficile se osserviamo con cura il
presente. Possiamo immaginare un impoverimento di massa sempre più spinto con
la popolazione divisa in tre classi sostanziali: la casta dei Kapò, i disperati
ed i sopravviventi.
La casta dei Kapò
sarà sempre più distante e ‘blindata’, ossia sulla difensiva per mantenere i
suoi privilegi materiali usurpati in secoli di raggiri e connivenze, quella dei
sopravviventi sarà sempre più prona ai voleri dei Kapò e sempre più dipendente
dallo stato centrale per garantirsi un minimo di assistenza sanitaria ed
economica, sempre meno invitante ed efficiente.
La grande classe
dei disperati, numericamente in aumento, dipenderà ovviamente del tutto dall’assistenzialismo
di stato o dall’elemosina, anche per mangiare. Questa classe sociale mista per
origini e religioni, si insinuerà dappertutto pur di rovistare qualcosa dagli
scarti delle caste superiori.
Nel prossimo
futuro non ci sarà spazio per le arti. La reiterazione delle forme espressive
sarà esclusivo appannaggio dei Kapò, con i loro musei, teatri dell’opera e
gallerie che non faranno altro che riprodurre il già espresso in quanto la
facoltà poetica sarà annichilita.
In questa cornice
desolante, ogni tanto, si verificherà un evento artificiale, spacciato per naturale, ed invece
totalmente progettato ed eseguito da personale specializzato. Che si tratti di
un’alluvione, di un attentato, di un episodio di cronaca … tutto verrà gestito
dai Kapò sin nei minimi dettagli. La voce del padrone (i media di regime)
amplificheranno l’evento onde renderlo efficace per tutti, anche a chilometri di
distanza.



Nessun commento:
Posta un commento