giovedì 11 febbraio 2016

Un Radioso Futuro

 
Immaginiamoci il futuro tra vent’anni. Non è un esercizio difficile se osserviamo con cura il presente. Possiamo immaginare un impoverimento di massa sempre più spinto con la popolazione divisa in tre classi sostanziali: la casta dei Kapò, i disperati ed i sopravviventi.
La casta dei Kapò sarà sempre più distante e ‘blindata’, ossia sulla difensiva per mantenere i suoi privilegi materiali usurpati in secoli di raggiri e connivenze, quella dei sopravviventi sarà sempre più prona ai voleri dei Kapò e sempre più dipendente dallo stato centrale per garantirsi un minimo di assistenza sanitaria ed economica, sempre meno invitante ed efficiente.
 
La grande classe dei disperati, numericamente in aumento, dipenderà ovviamente del tutto dall’assistenzialismo di stato o dall’elemosina, anche per mangiare. Questa classe sociale mista per origini e religioni, si insinuerà dappertutto pur di rovistare qualcosa dagli scarti delle caste superiori.
Nel prossimo futuro non ci sarà spazio per le arti. La reiterazione delle forme espressive sarà esclusivo appannaggio dei Kapò, con i loro musei, teatri dell’opera e gallerie che non faranno altro che riprodurre il già espresso in quanto la facoltà poetica sarà annichilita.
 
 
In questa cornice desolante, ogni tanto, si verificherà un evento artificiale, spacciato per naturale, ed invece totalmente progettato ed eseguito da personale specializzato. Che si tratti di un’alluvione, di un attentato, di un episodio di cronaca … tutto verrà gestito dai Kapò sin nei minimi dettagli. La voce del padrone (i media di regime) amplificheranno l’evento onde renderlo efficace per tutti, anche a chilometri di distanza.
 
Il futuro è già passato?
 
 

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