mercoledì 29 gennaio 2014

Machu Picchu, Perù: la “città perduta” degli Incas avvolta nel mistero tra storia, astrologia e architettura

Il Giornale OnlinePer gli Inca la Valle di Urubamba era la porta della foresta, l’antisuyu. Il fiume che l’attraversa era un tempo conosciuto come Willka Mayu (Fiume del Sole o fiume sacro) e il nevaio che lo origina era chiamato Wikklan Uta (Casa del Sole o Casa Sacra). Il culto solare era, quindi, ancestrale nella zone. La fondazione di Machu Picchu risalirebbe proprio all’epoca del governo di Pachacutec , il primo Inca a lasciare Cusco per conquistare nuove regioni, assoggettando la Valle di Urubamba, che divenne l’insediamento privilegiato della nobiltà Inca.

Tale ipotesi è avvalorata dalla datazione del carbonio 14, dalla fattura della ceramica e dalla totale assenza di evidenze archeologiche pre-Inca. Machu Picchu, che in spagnolo significa “Vetta Antica”, si trova in Perù, nel Parco Archeologico di Machu Picchu, nella foresta amazzonica; è situata a 112, 5 km a nord-est della città di Cusco, che fu capitale dell’Impero Inca, a oltre 2350 m. di altitudine, e la sua estensione raggiunge quasi 1 km. Attorno alla “città perduta” degli Inca, così chiamata poiché è rimasta celata al mondo interno per oltre 4 secoli, prima di essere scoperta nel 1911, ruotano una marea di ipotesi: per alcuni sarebbe stata una città amministrativo-religiosa, forse un santuario dedicato alle Sacre Vergini del Sole (dato che la popolazione, in base ai resti umani ritrovati, era costituita all’80% da donne.

Le 200 mummie rinvenute, in massima parte, erano giovani donne); secondo altre ipotesi la città era una residenza stagionale del nono Inca Pachacutec, primo re ad estendere i suoi domini oltre la valle, oppure la dimora occasionale del sacerdote Cuzco ed suo seguito. Nella città vi erano delle vere e proprie scuole con aule adibite allo studio degli astri e si praticavano riti effettuati dagli Amautas, sacerdoti con elevate conoscenze dei meccanismi celesti, come equinozi e solstizi, per cui potrebbe essere nata come città-osservatorio in cui effettuare studi astronomici.

Infine, secondo teorie ufologiche, la sua costruzione è persino antecedente alla popolazione Inca e potrebbe essere opera di extraterrestri, dato che il punto di costruzione è impervio, difficile da raggiungere se non per via aerea. Secondo gli ufologi, il trasporto delle pesanti e voluminose pietre necessarie alla costruzione degli edifici di Machu Picchu era molto arduo per una popolazione che non conosceva l’uso della ruota. Machu Picchu, dichiarata Patrimonio Culturale dell’Umanità Unesco nel 1983 , eletta nel 2007, in un sondaggio apparso su Internet e votato dalle persone di tutto il mondo, come una delle Nuove Sette Meraviglie del Mondo, è stata scoperta il 24 luglio 1911, da un professore ed esploratore di Yale: Hiram Bingham che, appassionato di archeologia, accompagnato dalla guida locale Melchor Arteaga, giunse fino alla cima del Monte Machu Picchu, dove incontrò due campesinos che vivevano lì con le loro famiglie, coltivando appezzamenti Inca.

Si narra che sia stato un bimbo a indicare all’esploratore le rovine monumentali, ma Bingham commise un errore: quello di credere che esse appartenessero alla leggendaria Vilcabamba, l’ultimo rifugio degli Inca ribelli, stando alle cronache dell’epoca. Nell’ ottobre 1912, il Governo Peruviano, tramite un decreto, autorizzò lo studioso a scavare nella zona, consentendogli di portare negli Usa tutti i reperti archeologici ritrovati e ci vollero più di 5 anni di lavoro per far riemergere l’intero complesso architettonico. Nel tempo, i sacerdoti divennero abilissimi officianti per via delle loro conoscenze scientifiche, in particolare quelle astronomiche.

Si narra che uno dei riti più importanti fosse quello dell’Intihuatana, ossia “il posto dove viene legato il sole”. Durante i solstizi, quando il sole sembrava insistere nella sua traiettoria ascendente o discendente, era compito del sommo sacerdote legare una corda robusta alla pietra Intihuatana, mimando l’atto di un enorme sforzo per soggiogare l’astro solare, obbligandolo ad invertire il corso per far cambiare la stagione. Tutto ciò avveniva sotto gli occhi attoniti della popolazione, che trovava una “valida” spiegazione per il moto degli astri e soprattutto si sentiva rassicurata di essere governata da gente che sapeva come garantire il corretto funzionamento della natura e della società. Machu Picchu è un tesoro nascosto nel profondo della Cordigliera delle Ande, dove il fiume Urubamba dà origine alla Valle Sacra degli Incas.

Questa città-mausoleo ha grandi edifici in pietra sparsi tra il settore alto (hanan) ed il basso (hurin); nel settore superiore ci sono il Tempio del Sole, la Residenza Reale, la Piazza Sacra con il Tempio delle tre finestre , il Tempio Principale, e soprattutto Intihuatana, la pietra su una collina che confonde ancora gli archeologi, in quanto non si sa bene se fosse un altare sacro, un osservatorio astronomico o un orologio solare come la meridiana. Nella parte inferiore si trovano, invece, diversi gruppi di edifici più poveri, che probabilmente costituivano le abitazioni, le botteghe ed i luoghi per l’allevamento degli animali. I due settori, alto e basso, sono collegati da stretti sentieri e scalinate.

Ma la parte più impressionante si trova a nord della cittadella: una scalinata stretta e molto ripida, ma praticabile senza grandi difficoltà, sale fino alla vetta della Huayna Picchu (la Montagna Giovane), dove da un’altezza di circa 2700m si potrà osservare dall’alto uno splendido panorama che sovrasta tutto il sito archeologico di Machu Picchu. Nell’arte Inca confluiscono vari elementi delle precedenti culture di Chavin, Tiahuanaco e di Chimù. Sorprende la bellezza delle mura della città, costruite pietra su pietra, senza cemento o materiale incollante. Si narra persino che un uccello, chiamato “Kak ‘adlu” conoscesse la tecnica per ammorbidire le pietre e che, forse per ordine degli antichi dei incaici, si strappò la lingua per non rivelarla.

A Machu Picchu si nota il grande rispetto per la natura dei suoi costruttori; ancora oggi in essa scorrono acque incardinate, i materiali utilizzati sono quelli ritrovati sul posto; l’utilizzo dello spazio è finalizzato al massimo rendimento. Molti sono i miti che accompagnano la storia popolare diffusa tra le popolazioni andine, ma tra segreti, misteri, perplessità, vi è una sola certezza: il popolo che ha realizzato Machu Picchu, piena di acquedotti, torri di avvistamento, osservatori astronomici e orologi solari, ha dato prova di grande saggezza, raffinatezza culturale e abilità costruttiva.

 
Caterina Lenti
 
 

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