Preso atto che naturalmente l’agenda dei media influenza l’opinione pubblica, la domanda da porsi è: in base a quali principi si costruisce questa agenda, quali
sono gli elementi che hanno indotto la stampa a cambiare radicalmente
la sua funzione da giornalismo d’inchiesta e critica sociale a difesa
del consenso? Queste sono le domande da porsi. Bene. La cosa più
interessante è che pensiamo alla parola “dissenso”. E qui iniziamo un
ragionamento. Negli anni delle lotte per i diritti civili, la parola
dissenso era sinonimo di democrazia.
Oggi invece è piuttosto sinonimo di: devianza, delinquenza, terrorismo.
Il movimento No Tav esprime il dissenso delle popolazioni coinvolte
rispetto al progetto approvato a livello centrale: pertanto è un caso di
“insubordinazione”, è fuori dalla maggioranza. Ritengo che il caso No
Tav non sia un caso singolo, ma un format, che si replica in tutti i
casi di minoranze che si oppongono all’ordine del discorso quantitativo
della nostra epoca.
Dunque il Parlamento va esautorato, le leggi sono un prodotto
dell’esecutivo in quanto appoggiato dalla maggioranza, e le minoranze
sono di per sé qualcosa di illegale, che dev’essere in qualche modo
ricondotto al volere dei più. Ecco questo format che si ripete anche
nella situazione della Boldrini. Io, guardate, è dagli anni ’80 che mi
occupo di maggioranza e sono stato forse il primo a segnalare in qualche
modo, partendo dall’analisi dell’audience televisiva, come l’uso
continuo del sondaggio avesse a poco a poco sostituito a livello sociale
la ricerca del sapere foucoltiano o della verità in generale. E se
tutte le scelte – anche politiche e morali – avvengono su base
quantitativa, non è più possibile esprimere dissenso, è chiaro. Abolito
il concetto di verità da parte del pensiero debole (altra cosa molto
importante) non esiste più alcun elemento valido per opporsi ai valori
della maggioranza.
Ecco che a tutto ciò si è poi aggiunto in qualche modo, dopo l’11 Settembre, un clima – come posso dire – di guerra
permanente, che giustifica in qualche modo un permanente stato di
eccezione. Ecco, questa qua è l’altra cosa fondamentale, e sottolineo
“stato di eccezione” che a sua volta giustifica il superamento di
qualsiasi garanzia democratica. Ricordo un programma di Santoro,
“Servizio Pubblico”, che mesi fa ha intervistato due No-Tav come
“terroriste” in quanto così presentate dalla stampa e dalla forza
pubblica. Erano due ragazze giovanissime, simpatiche, belle, tranquille.
Ma questo cosa vuol dire: che oggi che il semplice dissenso è sinonimo
di terrorismo. Questa è una cosa che sta passando tranquillamente: chi
si difende perché aggredito, anche se vede in parte riconosciute le sue
ragioni, viene comunque presentato come dalla parte del torto perché
(orrore!) ha operato in modo violento opponendosi all’ordine della maggioranza. La violenza è tollerata solo nel senso della forza pubblica.
(Carlo Freccero, “No Tav e media”, estratti dell’intervento pronunciato il 18 febbraio 2014 al Circolo dei Lettori di Torino, ripreso dal sito No-Tav “Controsservatorio Valsusa”).
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