Questa iscrizione si trova all’ingresso del cimitero di Sarno (Salerno):
Chiesi a Dio di essere forte per eseguire progetti grandiosi ed egli mi rese debole per conservarmi nell’umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese ed egli mi ha dato il dolore per apprezzarla meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto e mi ha lasciato povero per non essere egoista.
Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me ed egli mi ha dato l’umiliazione perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita e mi ha lasciato solo la vita perché io potessi essere contento di tutto.
Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo, ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato mio Signore, perché fra tutti gli uomini nessuno possiede più di quello che ho io.

Tra le varie attività a cui si dedicherà nella sua nuova vita spicca quella di “motivatore”, insegnava cioè sia ad altri tetraplegici che ai cosiddetti normali come affrontare l’esistenza! Lui... che non poteva più muovere né braccia né gambe.
Potrei commentare questa vita eccezionale, invece vado avanti e raddoppio con un’altra vita eccezionale. Io non ho paura è il titolo del libro che racconta la storia di Francesca Pedrazzini, 38 anni, insegnante di diritto, tre figli di 10, 7 e 3 anni. A loro e al marito dirà, prima di morire di cancro (nodulo al seno e poi metastasi a fegato e ossa): “Il tempo è prezioso. Io non ho paura. Sono contenta”.
Quando Francesca ha capito di essere alla fine ha detto al marito di non preoccuparsi “perché io sono in pace, sono certa di Gesù e curiosa di vedere quello che mi aspetta”. Ha baciato i suoi bambini accarezzandoli: “Vado in un posto bellissimo, da Gesù. E quando sarò lì, dovete fare una festa”.
Senza paura, contenta, curiosa... certa!
Cosa ha permesso a Francesca Pedrazzini di morire così? Se si può trattare la morte – che è la paura alla base di tutte le paure – in questo modo, allora si può affrontare qualsiasi circostanza della vita con lo stesso coraggio eroico.

Una delle prerogative delle antiche scuole esoteriche consisteva nell’insegnare a morire. Non si trattava di sterili “meditazioni sulla morte” in stile new age, ma di far emergere volutamente aspetti del proprio carattere nel corso della vita di comunità, per poi far morire – o “passare a miglior vita”, ossia trasmutare – quegli stessi aspetti, causa di sofferenza e malessere.
Per mezzo dell’autosservazione quotidiana e della Presenza applicata in maniera costante ai momenti in cui emergono le emozioni negative, a un certo punto diviene possibile individuare quella che possiamo definire come “caratteristica principale” o “debolezza principale” o “reazione cronica” della personalità, ossia il modo consueto utilizzato dalla personalità per difendersi dallo stato di veglia. Questo meccanismo reattivo si manifesta nel comportamento, nelle posture abituali (quando mangiamo, quando parliamo, ...), nelle espressioni facciali, nei modi in cui ci innamoriamo, nelle fattezze fisiche di coloro di cui ci innamoriamo, ecc.
Se chiedessimo all’uomo medio che si aggira compiaciuto tra la folla dell’Ikea qual è lo scopo della sua esistenza, qualunque risposta egli dia (viaggiare, mettere su famiglia, fare sesso con tanti partner, cantare a x-factor, ecc.) la risposta autentica che è sottesa a tutte le altre è una sola: “L’intero scopo della mia esistenza è trovare modi sempre nuovi per mantenere lo stato di addormentamento della mia macchina biologica”.

Per cui, la prossima volta che vi troverete faccia a faccia con la vostra emozione negativa ricorrente, ripensate a questo articolo e ditevi: “Io non ho paura!”.
Salvatore Brizzi
(occupazione: domatore di fiumi)
http://www.salvatorebrizzi.com/2015/08/io-non-ho-paura.html
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