Ulfberht è il nome impresso su particolari spade
vichinghe utilizzate in Scandinavia intorno al 10° secolo d.C. La
forgiatura di queste armi sconcerta i ricercatori in quanto non è stato
possibile rivedere la tecnica almeno fino alla Rivoluzione Industriale. I
vichinghi era in possesso di una tecnologia superiore in anticipo sui
tempi?
Le cronache raccontano che chi brandiva una spada Ulfberht aveva un vantaggio significativo rispetto ai nemici.
Anche se di dimensioni e forma simili ad una comune spada vichinga,
la Ulfberht era molto più resistente e capace di penetrare con facilità
le armature.
La lama di una Ulfberht, infatti, era molto flessibile rispetto alle
armi del tempo, talmente solide da penetrare facilmente il legno e
l’acciaio, dando così la possibilità allo spadaccino di eliminare
facilmente il nemico.
Essa era posseduta solo dai capi e da una ristretta elite di
guerrieri. Il marchio caratteristico che la identificata era impresso
sulla sua lama: +VLFBERH+T
Il significato della parola “Ulfberht” non è noto. E’ la
traslitterazione in caratteri latini della sigla incisa sulle lame di
queste enigmatiche spade. L’ipotesi più comune è che fosse il nome del
fabbro che le produceva. Altri hanno proposto che probabilmente si
compone della parola norrena ‘Ulfr’ (lupo) e ‘beraht’ (leggero,
splendente, luminoso).

Un enigma lungo 10 secoli
Nel corso del tempo, gli archeologi hanno rinvenuto finora 171 spade
Ulfberht, ma solo poche di queste si sono rivelate essere autentiche. La
più antica risale all’850 circa.
Sono disponibili solo poche informazioni sulla fabbricazione di
queste spade. Tuttavia, ciò che sconcerta gli archeologi, è il tipo di
metallo utilizzato per produrre le Ulfberht, in una forma così pura che
per riprodurla si è dovuto aspettare la tecnologia resa disponibile
dalla Rivoluzione Industriale, circa 900 anni dopo.
Mentre la maggior parte delle armi medievali era fatta di ferro dolce
con pochissimo carbonio, l’acciaio utilizzato per fabbricare le
Ulfberht avevano un’alta concentrazione di carbonio e decisamente meno
scorie.
Nel processo di forgiatura del ferro, il minerale per essere
liquefatto e consentire al fabbro di eliminare le impurità deve
raggiungere il punto di fusione a 1529° C. A quel punto, viene aggiunto
il carbonio per rendere il ferro molto più forte.
Il punto è che la tecnologia medievale non permetteva di raggiungere
una temperatura così alta. Le scorie venivano eliminate tramite il
martellamento, un metodo molto meno efficace. Solo con l’avvento della
Rivoluzione Industriale saranno sviluppati strumenti capaci di portare
il ferro al suo punto di fusione. La realizzazione delle Ulfberht,
quindi, rimane ancora un enigma.
Tutte le migliaia di spade medievali che sono state trovate in Europa
si credeva fossero state realizzate con questo metallo inferiore,
almeno fino a quando il dottor Alan Williams, un archeometallurgista e
consulente della Collezione Wallace al museo di Londra non ha analizzato
la Ulfberht.
“Queste spade sono di gran lunga migliori di qualsiasi altra
prodotta, prima e dopo, in Europa. Dovevano risultare estremamente
preziose per i loro contemporanei, date le loro proprietà”, spiega
Williams. “Sono prodotte con un metallo che non avevo mai visto in un
oggetto medievale, né prima, né dopo. E’ qualcosa di completamente
diverso”.
“La prima cosa che colpisce è l’assenza di queste lunghe inclusioni
di scorie grige, che rendono il metallo fragile. L’uniformità è molto
più simile all’acciaio moderno che a quello medievale. Inoltre, ha un
contenuto di carbonio circa tre volte superiore a quello prodotto nel
medioevo. E’ davvero molto strano. Non riesco a trovare un ragione per
questo”, continua Williams.

Il più grande mistero è capire dove i vichinghi abbiamo ottenuto
questa conoscenza. Non ci sono prove archeologiche sulla produzione di
questo tipo di acciaio in Europa per i successivi 800 anni. Essendo
grandi viaggiatori, alcuni pensano che i vichinghi abbiano appreso la
tecnica in oriente, forse in India.
Anche la sigla +ULFBERH+T è un autentico mistero. “Non sappiamo
perchè ci sia scritto. Siamo abbastanza perplessi. E’ come se volessero
indicare che ci si trovava di fronte a qualcosa di qualità, qualcosa di
unico. Ma Ulfbehrt è in realtà un enigma”, ammette Jon Anders Risvaag
dell’Università delle Scienze della Norvegia.
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