© Foto: blacksea-crimea.com
Manca soltanto una settimana al referendum in Crimea. L'autonomia si prepara a prendere una decisione epocale: entrare a far parte della Russia oppure rimanere comunque a far parte dell'Ucraina, allargando i propri poteri.
Inoltre Sebastopoli dopo il referendum può entrare a
far parte della Federazione Russa come un soggetto separato. Intanto
l'ex primo ministro dell'Ucraina Yulia Timoshenko è pronta a scatenare
sulla penisola la guerra partigiana, mentre le potenze occidentali
minacciano di applicare sanzioni contro la Russia.
In
Crimea e a Sebastopoli procede a pieno ritmo la preparazione per il
referendum: si preparano i seggi per il voto, si verificano gli elenchi
degli elettori, si stampano un milione e mezzo di schede di votazione.
Il destino della penisola e di una singola città sarà determinato il 16
marzo: se rimangono a far parte dell'Ucraina o se diventano soggetti
della Federazione Russa. Questi due quesiti sono in lingua russa,
ucraina e quella dei tartari crimeani.
Intanto in
Ucraina ora si è scatenata una seria guerra contro la lingua russa pure
in rete. Il presidente ad interim Aleksandr Turcinov, nominato dalla
Verkhovna Rada, ha ordinato a tutti gli organismi statali dell'Ucraina
di bloccare l'accesso alle versioni in lingua russa dei loro siti. La
domenica le versioni in russo sono state già rimosse da 14 ministeri del
paese, i siti funzionano soltanto in ucraino e in inglese. Nonostante
il Sud e l'Est del paese parlino prevalentemente soltanto in russo.
Secondo
i sondaggi dell'opinione pubblica, la maggioranza degli abitanti della
Crimea e di Sebastopoli vorrebbero l'unificazione con la Federazione
Russa. Se il referendum confermerà questo desiderio allora nel giro di
un mese sotto la giurisdizione russa passeranno due soggetti, ha
comunicato il presidente del Consiglio Supremo della Repubblica Autonoma
Vladimir Konstantinov.
Ne sono convinto: noi
stiamo conducendo i sondaggi dell'opinione pubblica in questa direzione:
gli abitanti della Crimea si sentono già cittadini di un altro paese,
di uno stato-patria. Noi, senza partire, siamo tornati in patria. Tutti i
22 anni della permanenza in seno all'Ucraina – è stata la lotta per la
nostra autonomia, la nostra identità, la lotta per la lingua, per la
nostra cultura, per i nostri eroi.
Seguendo le
raccomandazioni della Russia, la Repubblica Autonoma ha invitato al
referendum osservatori internazionali affinché si accertassero della
trasparenza e legittimità della votazione. Tuttavia purtroppo gli
osservatori internazionali comunque possono distorcere lo stato reale
della situazione in Crimea, ha fatto notare Vladimir Konstantinov.
L'ex
premier ucraino Yulia Timoshenko invoca l'Occidenti a ostacolare la
conduzione del referendum. Lei insiste sul rafforzamento delle pressioni
su Mosca e ha già compilato un progetto delle sanzioni economiche che
l'UE e gli USA devono, secondo il suo parere, applicare contro la
Russia. Inoltre Timoshenko minaccia di scatenare la guerra partigiana in
Crimea qualora la regione dovesse votare a favore dell'unificazione
alla Federazione Russa.
Secondo la tradizione,
Washington aspetta un pretesto per iniziare atti di guerra. John Kerry,
segretario di Stato degli USA, in un colloqui telefonico con il ministro
degli esteri della Federazione Russa Sergey Lavrov ha dichiarato che
l'annessione della Crimea alla Russia chiuderà le porte alla diplomazia.
Intanto Martin Dempsey, capo del Comitato unificato dei capi di stati
maggiori, in un'intervista a un canale televisivo americano ha
dichiarato di non escludere il conflitto armato in Ucraina.
Noi
abbiamo degli impegni nei confronti degli alleati della NATO, e li
abbiamo rassicurati che se si trattasse di questi impegni, seguirà una
risposta da parte nostra.
Il
fatto stesso che l'Ucraina non è il membro della NATO e la situazione
all'interno del paese è stata inasprita dalle potenze occidentali
insieme con nazionalisti oltranzisti, evidentemente non mette in minimo
imbarazzo gli Stati Uniti.
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