Trasformare la regione petrolifera in un teatro permanente di
guerra, per sabotare il business del petrolio.
Europa,
Cina e India avranno sempre più bisogno di oro nero, mentre l’America
potrebbe rendersi autonoma dal greggio nel giro di 6-7 anni. Lo sostiene
Marcello Foa, che ritiene credibili i ripetuti annunci, di tono quasi
trionfalistico, che accreditano gli Stati Uniti di riserve sterminate di
“shale oil”, il petrolio che si ottiene con la frantumazione idraulica
di rocce bituminose. Proprio questo calcolo motiverebbe la
politica apparentemente folle di Obama, disposto a una lunga
guerra in Medio Oriente contro l’ultima “creatura” della Cia, il Califfato dell’Isis. «La lotta al terrorismo è diventata una
guerra
perpetua al terrorismo», e la crescente instabilità dei paesi arabi,
dal Golfo Persico al Nordafrica, comporta «conseguenze pesantissime per
noi europei, che viviamo non lontano da quelle zone, e per tutti coloro –
europei ma anche cinesi e indiani – che del petrolio mediorientale
hanno bisogno». Se va in fiamme il business del greggio, coi prezzi alle
stelle, e l’America resta immune dal contagio, ne otterrà un immenso
vantaggio geopolitico. «Capito l’arcano?».

Quando, oltre dieci anni da, Giulietto Chiesa dava alle stampe “La
guerra infinita” (Feltrinelli), prima coraggiosa indagine sulle menzogne ufficiali dell’11 Settembre funzionali all’imposizione imperialista del “Nuovo Secolo Americano”, i
media mainstream si guardavano bene anche solo dal riportarne le tesi. Oggi, dopo anni di
crisi catastrofica e focolai di
guerra
accesi praticamente ovunque, un editorialista in doppiopetto come Foa
può permettersi si far sentire la sua voce indipendente dalle pagine del
“Giornale”, attraverso il suo
blog. «Sieti sicuri di aver capito cosa sta accadendo in Iraq e perché Obama abbia dichiarato
guerra all’Isis?». Siamo seri: «L’Isis non esce dal nulla ma è un “mostro” religioso e militare che proprio gli
Usa
e alcuni alleati strategici come il Qatar e l’Arabia Saudita negli
ultimi due anni hanno incoraggiato e sostenuto». E’ l’erede di Al-Qaeda,
il nemico di ieri. «Poi è venuto il tempo delle rivoluzioni colorate», a
carattere popolare in Tunisia e in Egitto, deflagrate in
guerra civile prima in Libia e poi in Siria. «
Guerra durissima, spietata e sporca. Combattuta da chi? Da eroici rivoltosi sunniti siriani? Solo in parte».
In Siria, a scendere in campo contro Assad sono stati «soprattutto
guerriglieri provenienti da altri paesi, motivati dal denaro, dalla
disperazione e dall’esaltazione religiosa». Una forza opaca, «composta
dalle milizie che avevano combattuto in Iraq e che avevano contribuito a
rovesciare Gheddafi». Fanatici ultra-religiosi, ammiratori di Al-Qaeda.
«Ovvero, quell’estremismo terrorista che l’
Occidente in teoria combatte dal 2001. Ma, si sa, le regole della
politica
internazionale non corrispondono a quelle della morale e le alleanze
possono essere molto flessibili. Certi nemici, all’occorrenza, possono
diventare amici. E così è stato. Arabia Saudita e soprattutto Qatar
hanno fornito aiuti finanziari, gli americani e verosimilmente i turchi
assistenza militare e fornitura d’armi. A posteriori – continua Foa –
Hilllay Clinton si è addirittura rammaricata che l’aiuto fosse stato
troppo timido. E nel frattempo l’America era stata sul punto di
attaccare la Siria che era stata accusata da tutti di aver usato armi
chimiche contro i ribelli, un attacco a cui si oppose con successo Putin
con ottime ragioni: oggi sappiamo che a usare le armi chimiche furono proprio i ribelli che l’
Occidente smaniava di soccorrere. Quali ribelli? Quelli dell’Isis».

La
guerra
civile si è prolungata, Assad non è caduto e nella primavera del 2014 i
guerriglieri dell’Isis, ben armati e ben finanziati, hanno cercato
nuovi sbocchi: «Hanno girato i cannoni e i blindati e hanno iniziato a
scorazzare verso sud-ovest, puntando l’Iraq filoamericano, spingendosi
fino alle porte di Baghdad e di Mosul, mentre l’America lasciava fare».
Fino a ieri, «Obama snobbava l’Isis, o più verosimilmente faceva finta».
Come dire: sono giovani teste calde, non ci preoccupano. «Per lunghe
settimane Washington ha lasciato fare, decidendosi tardivamente a
sostenere il governo iracheno e decisamente controvoglia, ovvero con
pochi raid. Intanto Qatar e sauditi continuavano a finanziare l’Isis».
Poi, nelle ultime settimane, l’accelerazione: i
media
hanno iniziato a occuparsi quotidianamente dell’Isis, diffondendo
storie umane agghiaccianti, racconti di stupri, violenze, brutalità,
fino a quando sono state diffuse le drammatiche immagini della
decapitazione dei due giornalisti americani. Così, «l’Isis è diventato
improvvisamente il problema numero uno». L’opinione pubblica
occidentale? «Scioccata, di fronte a immagini terribili». E indotta,
ovviamente, «a invocare una reazione forte contro i fanatici». Si sa:
«La gente comune non segue le sottigliezze geostrategiche, non conosce gli antefatti, ma reagisce emotivamente a immagini “che parlano da sole”».

Obama, seguendo uno schema classico dello “spin”, ha risposto
all’accorato appello di centinaia di milioni di americani giustamente
preoccupati, «annunciando una
guerra
che sarà naturalmente “lunga”» e capace di coinvolgere, nello sforzo
finanziario, «proprio quei paesi, Qatar e sauditi, che fino a ieri
avevano finanziato l’Isis». Sicché, «nuovo ribaltamento di fronte: gli
ex nemici, poi diventati amici, ora tornano ad essere nemici; anzi molto
nemici. Gente da annientare». Risultato: Golfo Persico, Medio Oriente e
Nordafrica sono in fiamme, «a oltre 11 anni dalla “
guerra
lampo” che avrebbe dovuto liberare l’Iraq». Disordine, violenza e morte
divampano ovunque: dalla Libia a Gaza, passando per l’Egitto, la Siria,
l’Iraq. E gli americani, guardacaso, «si trovano “costretti” ancora una
volta a portare la liberazione, impiegando, in quello che appare un
moto ormai perpetuo, la loro forza militare». Nel lontano 2002,
Giulietto Chiesa l’aveva annunciata, col nome di “
guerra
infinita”. Oggi, il mainstream continua a evitare di collegare tra loro
i singoli fotogrammi. E Foa aggiunge una possibile chiave di lettura:
gli
Usa
infiammano il petrolio del Medio Oriente per toglierlo ai cinesi. E’ il
piano per il “Nuovo Secolo Americano”: dall’attentato alle Torri
Gemelle, di strada ne ha fatta parecchia.
fonte:
http://www.libreidee.org/2014/09/isis-finto-nemico-obiettivo-negare-il-petrolio-alla-cina/
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