mercoledì 10 agosto 2016

Pentagono e CIA, i pretoriani di Clinton

Michael J. Morell
Michael J. Morell

L’ex-direttore della CIA Michael J. Morell è l’ultimo della falange di capi militari e d’intelligence degli Stati Uniti che gettando ogni pretesa di neutralità politica appoggiando con tutte le forze la candidata democratica alla presidenza Hillary Clinton. In un articolo sul New York Times Morell ha crudamente sostenuto Clinton come la più “altamente qualificata comandante in capo… nel mantenere la nostra nazione al sicuro”. 

L’editoriale dell’ex-capo della CIA era anche un’aggressione spuntata al rivale presidenziale repubblicano Donald J Trump. Morell ha detto che il miliardario politico di New York “non solo non è qualificato alla carica, ma costituirebbe anche una minaccia alla nostra sicurezza nazionale”. Il vecchio tema della paura per la “sicurezza nazionale” è stato riabilitato come criterio per l’elezione di Clinton, che è anche una connotazione inquietante del regime totalitario sempre più militarizzato che gli Stati Uniti diventano.

Mentre ricopre Clinton di lodi incandescenti, l’ex-capo delle spie della CIA affligge Trump con una litania di difetti, tra cui “auto-esaltazione, reazione eccessiva a presunte offese, tendenza a prendere decisioni basate sull’intuizione, rifiuto di cambiare le opinioni sulla base di nuove informazioni, disattenzione continua ai fatti, mancanza di volontà di ascoltare gli altri e mancanza di rispetto per lo Stato di diritto”. Il “colpo di grazia” di Morell a Trump è che sia un “pericolo la sicurezza nazionale” per la presunta indifferenza verso l’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti, la NATO, e la sicurezza europea e la riluttanza ad affrontare la Russia. 

Dopo aver accusato Trump di essere “distratto sui fatti”, Morell fa tale spericolata affermazione sensazionalista: “Nell’intelligence diremmo che Putin ha reclutato Trump come agente inconsapevole della Federazione russa”. È un’interferenza incredibile nella sfera nominalmente civile della politica degli Stati Uniti da parte di elementi militari e paramilitari mai eletti, dove un candidato alla presidenza viene accusato di essere un burattino degli stranieri. È un ritorno alla caccia alle streghe di McCarthy e alle “attività antiamericane” della guerra fredda. Tale intervento pubblico di un capo della CIA nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti è un affronto straordinariamente sfacciato alle norme costituzionali. 

Tradizionalmente, i militari e l’intelligence statunitensi erano sempre stati attenti ad assumere una posizione neutra nella politica a Washington, almeno in pubblico. Nelle elezioni del 2016, tuttavia, i confini tra politica e potere militare chiaramente scompaiono. I militari e la cabala dello Stato profondo, in effetti, agiscono preordinando il prossimo occupante della Casa Bianca. Tale situazione differisce quasi di nulla dal colpo di Stato militare che nomina una giunta amministrativa civile.
 
Hillary ClintonAlla Convenzione nazionale democratica di Philadelphia, l’approvazione di Hillary Clinton del vertice militare era evidente. Una delle principali cheerleaders del Pentagono era il generale dei Marine John Allen, che fece un discorso agghiacciante e farneticante dichiarando come “i nostri nemici avranno paura” degli USA guidati da Clinton. Tale spinta politica dell’esercito statunitense ha anche creato disagio tra certi ambienti del Pentagono. Solo pochi giorni dopo il raduno militarista della DNC, il Generale Martin Dempsey, ex-Presidente degli Stati Maggiori Riuniti, ha fatto il passo senza precedenti di pubblicare un ammonimento nell’articolo: “Tenete la vostre idee politiche per voi, miei amici generali e ammiragli”. 

Dempsey non ha menzionato il generale Allen o altri per nome, ma era chiaro che si riferisse a chi mostra un sostegno sciovinista a Clinton. Ed era anche chiaro che Dempsey vede l’abbraccio politico aperto del Pentagono come preoccupante segno dell’indebolimento della democrazia negli Stati Uniti, temendo “l’erosione delle relazioni civili-militari”. Cosa porta ad Hillary Clinton tale sostegno? L’ex-capo della CIA Morell ne elencava gli “attributi” come 
la convinzione che l’America sia una nazione eccezionale che deve guidare il mondo per rendere il Paese sicuro e prospero; la comprensione che la diplomazia può essere efficace solo se il Paese è visto disposto e capace di usare la forza se necessario; e, più importante, la capacità di prendere le decisioni più difficili, anche mettendo giovani donne e uomini americani in pericolo”. 
In altre parole, ciò che è più apprezzato in Clinton sono volontà e disponibilità a trascinare gli USA in sempre più guerre. Nonostante l’eredità terribile di cui è già responsabile come segretaria di Stato dell’amministrazione Obama (2009-2013), quando perseguì le guerre in Afghanistan, Iraq, Libia e, di nascosto, Siria e Ucraina. Eppure l’ex-capo della CIA Morell, che ha operato con Clinton in tali guerre disastrose, ha la faccia tosta di censurare Trump per “mancanza di rispetto dello Stato di diritto”. 

Al contrario, Trump, pur con tutti i difetti e punti di vista distorti su immigrazione e razza, non ha sposato un tale zelo guerrafondaio. In effetti, il candidato repubblicano ha chiesto la normalizzazione delle relazioni con la Russia, in particolare, e ha comunicato che ordinerebbe il ritiro delle forze statunitensi da Asia, Europa e in altre regioni, per “ricostruire l’America prima”. Le sue idee su non avviare un’ipotetica guerra per difendere le nazioni baltiche della NATO da un’inverosimile invasione russa, sono viste da molti statunitensi comuni come buon senso. 

Nell’intreccio Pentagono-CIA, tuttavia, le opinioni di Trump sono un anatema. Ciò che ha spinto a scegliere Clinton come candidata del complesso militare-industriale degli Stati Uniti è che aumenterà i profitti delle imprese e il budget annuale da 600 miliardi di dollari per alimentare il leviatano di Pentagono e CIA. Fondamentale perciò è rafforzare la politica estera bellicosa nei confronti del mondo in generale e della Russia in particolare. O, come dice Morell, la “convinzione di Clinton che l’America sia una nazione eccezionale che deve guidare il mondo per rendere il Paese sicuro e prospero”. E’ tale ideologia eccezionale e suprematista di Washington che ha portato il mondo ad un precipizio così pericoloso.

Hillary Clinton, paradossalmente, molto più del cane sciolto Donald Trump, si dimostra essere l’esempio di ciò che può chiamarsi ideologia neo-fascista sempre più presente a Washington. I pretoriani di Pentagono e CIA che si radunano attorno Clinton non solo anticipano lo stato totalitario militarizzato amministrato da Washington, sono anche il segnale che gli Stati Uniti avanzano apertamente verso una politica d’imperturbabile e sfrenata guerra permanente contro qualsiasi Paese prendano di mira.


Finian Cunningham  Strategic Culture Foundation 08/08/2016

John Allen
John Allen

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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