venerdì 20 luglio 2018

Compagnia cinese smette di comprare greggio statunitense, comprandolo dall’Iran


La più grande raffineria di petrolio indipendente della Cina ha smesso di acquistare greggio dagli Stati Uniti, passando ad acquistare petrolio iraniano, nella guerra commerciale cogli Stati Uniti e nonostante i loro tentativi di dissuadere altri Paesi dall’acquistare greggio dall’Iran. La cinese ShanDong Dongming Petrochemical Group l’annunciava sul sito, ma non forniva dettagli. 

Questo cambio di politica avviene nella disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti che ha preso di mira le importazioni di prodotti cinesi con pesanti dazi. Mentre il greggio cinese non è ancora stato sottoposto ai dazi statunitensi, appare in un elenco di prodotti da sottoporre ai dazi in una data successiva non specificata. 

La Cina ha promesso di rispondere alle dure misure statunitensi. E le restrizioni statunitensi sul greggio cinese sono quasi certe spingano i dazi cinesi sul petrolio statunitense. La decisione della ShanDong Dongming di passare al greggio iraniano è stata presa chiaramente in anticipo, in previsione dei dazi governativi cinesi corrispondenti.

In precedenza, i funzionari dello ShanDong Dongming avevano espresso preoccupazione che l’importazione di greggio statunitense sia influenzata dalle ritorsioni dovute dal governo cinese. “Ci aspettiamo che il governo cinese imponga dazi sul greggio (statunitense)”, dichiarava un dirigente della società il 6 luglio. “Passeremo alle forniture da Medio Oriente e Africa occidentale”.

La politica “zero” nel limbo
 
Il cambiamento arriva anche malgrado la linea dura dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per presumibilmente ridurre le vendite petrolifere dell’Iran a “zero” entro il 4 novembre, anche imponendo sanzioni ai Paesi che acquistano greggio iraniano. L’8 maggio Trump ritirava unilateralmente gli Stati Uniti dall’accordo multilaterale con l’Iran. In base a tale accordo, le restrizioni sulle vendite petrolifere iraniane venivano rimosse in cambio di determinati limiti al programma nucleare iraniano. 

Il ritiro degli Stati Uniti comportava la re-imposizione di sanzioni all’Iran, anche sulla vendita di greggio. Teheran disse che se non può vendere il petrolio, alcun altro Paese regionale potrà venderlo, una reazione che indicherebbe che l’Iran potrebbe bloccare le acque dello Stretto di Hormuz, attraverso cui passano molte petroliere internazionali. Inoltre, gli altri partecipanti all’accordo coll’Iran, vale a dire Regno Unito, Francia, Germania, Russia e Cina, sono rimasti fedeli all’accordo e attualmente lavorano per sostenere sia l’accordo che il commercio con l’Iran, compresi l’acquisto di petrolio. 

La Cina è il primo acquirente di greggio al mondo e il più grande cliente dell’Iran. È il secondo acquirente di greggio degli USA. Altri acquirenti di greggio iraniano, come l’India, hanno dichiarato di non rispettare le restrizioni unilaterali degli Stati Uniti. Infine, gli Stati Uniti si dichiaravano disposti a considerare deroghe per certi acquirenti di petrolio iraniano.


PressTV 16 luglio 2018

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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