
© Collage: «La Voce della Russia»
In nessun altro luogo dell’Europa sono seguiti con tanta attenzione gli avvenimenti in Crimea come in Scozia e nella Catalogna spagnola, dove il 18 settembre (in Scozia) e il 9 novembre (in Catalogna) sono fissati i referendum sull’indipendenza.
Il 16 marzo nella Repubblica Autonoma di Crimea gli
abitanti locali dovranno decidere il futuro status della penisola dopo
la rivolta che ha avuto luogo a Kiev. La stragrande maggioranza degli
abitanti della Crimea considera illegittimo l’attuale potere
instauratosi a Kiev. La Rada Suprema dell’Ucraina in cui si sono
insediati fervidi nazionalisti per prima cosa ha vietato l’uso della
lingua russa come mezzo di comunicazione regionale nel Paese.
Secondo
ai risultati delle ultime inchieste dell’opinione pubblica in Scozia,
il campo “a favore della separazione” può raccogliere in settembre fino a
37 % dei voti. Il Primo ministro della Gran Bretagna David Cameron,
sicuramente, è contro la separazione della Scozia anche se si è visto
costretto ad accettare il referendum.
Vogliamo realmente
costruire i rapporti paritari con la Gran Bretagna ed io non riesco a
capire i motivi per cui non si vuole permetterci di farlo?,- dice Alex
Salmond, leader del Partito Nazionale Scozzese.
Cerchiamo di essere massimamente razionali nella soluzione del problema. Vogliamo mantenere l’alleanza monarchica, mantenere la Regina come Capo dello Stato, vogliamo mantenere l’unione sociale, l’unione monetaria.
La
Catalogna in cui l’aspirazione all’autonomia è più forte, è un caso
particolare. La Costituzione spagnola è strutturata in modo tale che
l’indipendenza di qualsiasi tipo deve essere approvata dal Parlamento
nazionale nonché nell’ambito di un referendum nazionale. È problematico
che gli spagnoli vorranno accettare la separazione della regione storica
economicamente più ricca del Paese.
Il Presidente della
Comunità Autonoma Catalogna Artur Mas dice che gli spagnoli stanno
travisando completamente il vero quadro giuridico, che l’autonomia ha
tutti i diritti legittimi per il “divorzio” con Madrid. Ad onor del vero
in tutte le sue dichiarazioni ufficiali egli definisce il referendum
sull’indipendenza come consultazioni con la popolazione:
Non c’è nulla di illegittimo! Che ciò sia illegittimo lo dice solo il governo spagnolo, ma ciò un falso! Abbiamo già definito cinque disposizioni legislative, in conformità alle quali la Catalogna ha la facoltà di tenere consultazioni.
In ogni caso per
la “navigazione in solitaria” in Catalogna si pronuncia dal 60 al 70 %
degli abitanti. I catalani hanno già fatto più volte simili esercizi
definendoli “referendum consultivi”.
I problemi
dell’autonomia interessano anche il Belgio dove circa il 60 % della
popolazione sono fiamminghi e il 31 % - valloni francofoni. Per il
momento qui non i è arrivati ai referendum ma i leader della comunica
olandofona avvertono che intendono orientarsi ai risultati dei
referendum in Scozia e in Catalogna. E, forse, anche in Crimea.
Tutti
gli esperti locali e gli organi di potere centrali a Londra, Madrid e
Bruxelles riconoscono che nelle loro mani esploderebbe una vera bomba se
si fossero comportati come il Governo del Maidan di Kiev. Sicuramente, è
difficile immaginare che Londra possa abolire il gallese della Scozia
come la seconda lingua ufficiale del Paese, Madrid – metta al bando la
lingua catalana e Bruxelles tabuizzasse le lingue fiamminga e tedesca.
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