giovedì 24 ottobre 2013

La stiamo finanziando noi!

Angela Merkel

Quando nel novembre del 2011, appena Monti venne fatto Presidente del Consiglio, andai a Matrix a interrogarmi sul predominio della finanza sulle democrazie, mi guardavano tutti come se fossi pazzo. Chi faceva lo spiritoso evocando la Walt Disney (quell’Oscar Giannino che in seguito, con la storia delle lauree inventate, avrebbe dimostrato di avere gli stessi titoli a parlare di economia che avevo io), chi mi definiva il più grande complottista del secolo (Pierluigi Battista, un nome una garanzia), chi mi guardava con un sorriso tra l’incredulo e il canzonatorio (Franco Bechis, che in seguito mi avrebbe attestato tuttavia stima e rispetto. Grazie Franco). Oggi, parlare di “predominio della finanza sulle democrazie” è una cosa scontata come dire che gli asini non volano.


Ma non è che io fossi un alieno: ero solo un cittadino che univa i puntini e si faceva delle domande, con il coraggio di difendere la legittimità dei suoi dubbi in un Paese tramortito dal “Fate Presto!” del Sole 24 Ore e tenuto per le palle dal club del “Ce lo chiede l’Europa“. Poi, certo, non tutte le domande sono foriere di inganni da smascherare o storture da raddrizzare, ma se uno non ha il coraggio di porsi un quesito e in seguito, se appare fondato, di farsene portavoce, non si parte e non si arriva mai.

Sfidare l’egemonia, anche quando si hanno delle ragioni, è un pericolo che molti non sono disposti a correre (altrimenti non ci sarebbe nessuna egemonia). Ma io coltivo una speranza (che è quasi una certezza): se la sfida è fondata, prima o poi la tua fuga in avanti genera un effetto elastico tale per cui quello che hai fatto di positivo torna a trovarti. E porta doni con sé.E’ il caso, ad esempio, della battaglia contro il Fondo Salva Stati, detto MES per gli amici (per chi non sapesse cos’è, leggere questo articolo e guardare questo video).

Unire i puntini significava, per esempio, accorgersi che qualcuno stava chiedendo miliardi di euro a economie disastrate, accusate di essere sull’orlo del baratro, e che questi soldi sarebbero paradossalmente serviti a finanziare le economie che viceversa stavano bene, come quella tedesca. Detto in soldoni: stavamo per dare 15 miliardi (15!) a un fondo con sede a Lussemburgo (un anticipo sui 125 dovuti, solo per avere la possibilità di indebitarci in futuro, Deo gratias!) e questi soldi sarebbero stati investiti principalmente in titoli di stato tedeschi. Il nostro ulteriore impoverimento sarebbe servito insomma a finanziare la ricchezza e il benessere di chi ci accusava di essere troppo poveri per far parte del suo club.

Era il 27 settembre 2012 quando lo denunciavo sul blog (leggi “Il Fondo Rapina-Stati. Il pizzo pagato a Germania, Olanda, Finlandia e Austria“). E’ il 21 ottobre 2013 quando Repubblica se ne accorge: “Il fondo Salva-stati compra bund tedeschi e l’Italia finanzia Berlino“. Più di un anno dopo. Ci sono voluti 13 mesi perché i giornali iniziassero a rendere verità ufficiale quello che prima erano solo estremismi della rete.

Non sono certo episodi isolati: si potrebbe citare ad esempio il caso del contratto secretato con il quale il Ministero della Salute aveva pagato 24 milioni di euro alla Novartis per quella gran bufala dell’influenza suina. Contratto che era già disponibile su questo blog il 17 novembre 2009 e che Repubblica tirava fuori solo il 15 gennaio 2010, qualche mese dopo. Ma sarebbe bastato parlare con un infettivologo di chiara fama, come Paolo Grossi, per rendersi conto che qualcosa, nel tam-tam dell’urgenza con il quale si investiva in massicce scorte di vaccini, non era come ce la raccontavano. Qui la videointervista di byoblu.com.

Non posso pensare che uno come Federico Fubini, che su Repubblica si occupa di economia, si accorga solo oggi delle implicazioni al limite del grottesco di un meccanismo, quello di stabilità, che è pensato solo per dare garanzie ai mercati e per prendere in giro i cittadini, tenuti prudenzialmente in uno stato di cronica ignoranza (quando furono approvati MES e Fiscal Compact il Corriere ne diede notizia con 5 righe e mezza in settima pagina. Eppure, come si evince da questo grafico, stavamo parlando di qualcosa che stravolgeva definitivamente le risorse economiche del Paese, altro che Imu, Iva, Tarsu, Tares, Tasi, Trise).

E’ chiaro che i media hanno perso da tempo la loro funzione di informazione (se mai l’hanno avuta) e hanno fatto prevalere la funzione di controllo e manipolazione dell’opinione pubblica, talvolta esercitata in maniera perfino spontanea e senza la necessità di pressioni e ingerenze esplicite. E’ la paura di uscire dal coro, di diventare oggetto di denigrazione, il terrore dei sorrisetti ironici, del dileggio dei cortigiani, dell’incredulità di chi non sa pensare fuori dagli schemi o mettere in discussione le verità rivelate diffuse da una classe dirigente che vive grazie a una precisa gerarchia, una casta che giura su una bibbia che si può solo adorare, il cui sapere si può solo imparare, predicare, diffondere e che non si può contestare pena l’attribuzione della patente di eretico, di folle, il porta-jella (complottista) di pirandelliana memoria, l’esclusione da ogni possibilità di carriera, da ogni corsia preferenziale, da ogni privilegio acquisito o soltanto sperato. Manca il coraggio.

Manca l’anelito a superare quel cinismo che impone di tenere la popolazione in apnea, come raccomandavano i potenti.  Manca la capacità di sognare un mondo diverso, un mondo possibile. Manca la convinzione di valere molto di più per le differenze che siamo in grado di esprimere rispetto al conformismo che siamo in grado di garantire. E’ il vecchio braccio di ferro tra chi non ha niente da perdere e chi invece ha da perdere tutto.

Oggi voglio concedermi un ultimo sogno: che prima o poi ci si possa incontrare a metà strada.


Fonte: http://www.byoblu.com/post/2013/10/22/la-stiamo-finanziando-noi.aspx
http://www.informarexresistere.fr/2013/10/23/la-stiamo-finanziando-noi/

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