Le
motivazioni che operano nella mente cinese, mentre avanza
l’Infrastructure Asian Investment Bank (AIIB), continuano ad essere
argomento di discussioni animate. Diverse interpretazioni sono
possibili, ve n’è una gamma incredibile. E’ un obiettivo a senso unico o
ce ne sono altri? Sono prevalse considerazioni economiche o, come nella
buona economia, la politica non può esserne separata?
L’iniziativa
dell’AIIB è un’altra manifestazione “assertiva” della Cina o un vero e
proprio esempio di cooperazione “piena”? L’AIIB è una lama puntata al
cuore del sistema di Bretton Woods? La Cina distrugge o crea? L’AIIB è
una sfida strategica all’egemonia globale degli Stati Uniti? La Cina
spera di governare il mondo con il potere del denaro, non importa quanto
sia grande la superiorità militare degli Stati Uniti? Queste sono tutte
domande plausibili, e la risposta ad ognuna di esse non può bastare a
spiegare i calcoli della Cina sull’AIIB.
Nel frattempo, un’altra domanda
si pone: Pechino ha deciso la rotta e l’AIIB viene implementata secondo
un copione prestabilito; o la Cina improvvisa e si sintonizza
sull’iniziativa mentre l’AIIB salta fuori dai progetti imponendosi e
ampliandosi ben oltre le aspettative di Pechino, anche in parti del
mondo considerate improbabili? Un editoriale sul New York Times del noto
accademico, autore e studioso della Cina presso la Johns Hopkins,
Ho-Fung Hung, traccia un’interpretazione romanzesca sorprendente per la
semplicità e accattivante freschezza, cioè che iniziative multilaterali
come AIIB e Banca dei BRICS in realtà implichino “un vincolo
auto-imposto” dalla Cina verso le “iniziative bilaterali aggressive”
(dai successi irregolari) che la Cina aveva perseguito finora, e che
base del cambiamento dell’approccio essenzialmente sia la necessità di
adottare una via alternativa per proficui investimenti all’estero da
parte del massiccio fondo sovrano accumulato, cercando “di coprirli e legittimarli con la partecipazione di altri Paesi“.
A sostegno di ciò, il viceministro delle finanze cinese Shi Yaobin avrebbe detto che Pechino è consapevole che “la quota di ogni aderente” di potere decisionale nella nuova AIIB, “diminuirà proporzionalmente al progressivo aumento dei Paesi aderenti“, cioè la Cina consapevolmente si tarpa deliberatamente le ali nell’ambito decisionale dell’AIIB. (NYT)
Certo, c’è il merito nell’argomento. E’ inconcepibile che Paesi come
Gran Bretagna, Francia o Germania vogliano essere membri fondatori
dell’AIIB senza la speranza di potervi decidere le politiche di gestione
e prestito. Vi sono segnalazioni secondo cui la Cina ha fatto un buon
lavoro persuadendo le influenti potenze europee a collaborare al
progetto AIIB garantendo che Pechino è disposta a concedere diffusi
poteri decisionali e che lo spirito ‘win-win’ vi prevarrà.
Dovremo aspettare giugno, quando la carta dell’AIIB sarà pronta, per una
decisione definitiva. Ma il fatto che la Cina dimostri spirito
democratico, coinvolgendo i soci fondatori in discussioni attive, è un
segno positivo. Nel frattempo, è possibile trarre già alcune conclusioni
politiche.
A dire il vero, l’AIIB è un colpo da maestro della Cina dal punto di vista politico e diplomatico. Un vantaggio minimo irriducibile per la Cina che in qualche modo intacca l’immagine di crescente potenza “assertiva” nella regione asiatica. In questo senso, la strategia del “pivot in Asia” degli Stati Uniti, volta a contene la Cina, viene messa sulla difensiva. L’AIIB rende il progetto Trans-Pacific Partnership degli USA (che esclude la Cina) ancora più inane. Secondo indicazioni, c’è la buona possibilità che il Giappone possa finalmente decidere di entrare nell’AIIB. Se accadesse, gli Stati Uniti rimarrebbero senza alternativa se non associarsi all’AIIB attraverso una formula che ne salvi la faccia (e che la Cina potrebbe facilmente accettare). In secondo luogo, vi è stata l’ernome “defezione” dei tradizionali alleati dagli Stati Uniti sul progetto AIIB, nonostante i robusti sforzi di Washington per impedire che ciò accadesse.
Una cosa del genere non era
mai accaduta prima nel mondo degli affari. Sicuramente, si va degradando
l’influenza degli Stati Uniti sugli alleati europei. In terzo luogo, se
la Cina dimostra come un sistema di governo democratizzato si possa
combinare con politiche di prestiti non prescrittiva, diventa assai
difficile rinviare ulteriormente la tanto necessaria riforma di Banca
Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Infine, la saga dell’AIIB
testimonia la tendenza, percettibile ultimamente, della Cina ad
allontanarsi dal primato precedentemente assegnato in politica estera
alle relazioni con gli USA. L’AIIB ‘punta’ ai Paesi in via di sviluppo e
l’iniziativa “Belt and Road” si concentra su un’ampia rete di
Paesi in via di sviluppo dell’Asia del sud-est, del sud e centrale, di
Medio Oriente e Africa; in ogni caso, la Via della Seta risale a prima
che Colombo scoprisse l’America.
MK Bhadrakumar, Indian Punchline

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
https://aurorasito.wordpress.com/2015/04/09/il-fascino-discreto-dellaiib-cinese/

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