Il
25 settembre è la data del colpo di scena in Siria. Le conseguenze
possono influenzare l’ulteriore evolversi della situazione. I piani per
inscenare una provocazione e coinvolgere l’occidente nel conflitto sono
falliti, così l’opposizione ha gettato via il velo democratico e
mostrato il suo vero volto. I tredici gruppi più efficienti hanno reciso
i legami con la Coalizione nazionale siriana e l’Esercito libero
siriano per formare una loro alleanza islamica. Jabhat-al-Nusra, un gruppo affiliato ad al-Qaida, è l’elemento centrale della nuova coalizione. Liwa al-Tawhid, Liwa al-Islam e Suqur al-Sham
e un certo numero di gruppi più piccoli, si sono uniti alla nuova
alleanza. Tutti ricevono assistenza militare dagli Stati Uniti.
In una
dichiarazione video di due minuti, chiamata ‘Comunicato n° 1′, hanno
dichiarato che la Coalizione nazionale “non ci rappresenta, né vi ci
riconosciamo”. Il gruppo ha chiesto “a tutti i gruppi militari e civili di unirsi nel chiaro contesto islamico basato sulla Sharia, l’unica fonte della legge”.
Ha inoltre detto che i ribelli non avrebbero riconosciuto un qualsiasi
futuro governo formato fuori dalla Siria, insistendo sul fatto che le
forze che combattono nel Paese dovrebbero essere rappresentate da “coloro che hanno sofferto e preso parte ai sacrifici”. Secondo il Washington Post,
l’alleanza islamista rappresenta il 75% di tutti i combattenti
dell’opposizione (neppure il 15%, come ha detto John Kerry, né il 50%
secondo il Jane’s intelligence), mentre “le speranze statunitensi di avere influenza sul litigioso movimento ribelle della Siria, sbiadiscono”.
Pochi giorni prima della formazione della nuova alleanza, attivisti e fonti militari avevano detto ad al-Jazeera che l’11° divisione, una delle più grandi brigate dell’esercito libero siriano, era passata al Fronte al-Nusra, nella provincia di Raqqah, confinante con la Turchia. Si svolse una parata militare per l’occasione, e le chiese cristiane ortodosse e armene furono profanate, icone e oggetti elativi bruciati mentre la bandiera di al-Qaida veniva issata. La notizia si era sparsa per la città. Gli abitanti cristiani, anche se pochi, così come i musulmani, sono scesi in piazza per protestare contro il sacrilegio, solo per essere picchiati e costretti a fuggire dai militanti. In realtà tutte le unità dell’ELS situate in prossimità delle due più grandi città, Damasco e Aleppo, hanno aderito agli islamisti.
Nessun pezzo grosso anti-Assad è rimasto fuori dalla
nuova alleanza, tranne lo Stato Islamico dell’Iraq e il Levante, o ISIS,
rivale di al-Nusra nella lotta per diventare la forza
dominante dei “guerrieri della jihad”. Secondo i rapporti, il 26
settembre ISIS ha fissato un termine di due giorni all’Esercito siriano
libero per arrendersi, mentre esplodono le lotte intestine tra i
militanti in Siria. E’ stato anche diffuso un manifesto che accusa
l’Esercito libero siriano di essere sotto il comando dei mercenari della
Blackwater, con esperienza acquista nel servizio militare attivo nelle
forze armate israeliane. In questo modo l’Esercito libero siriano
diventa irrilevante, un nulla in cui capi militari ben pagati, a spese
dei contribuenti occidentali, non hanno alcun supporto sul posto. Alla
notizia, il generale Salim Idris, che comanda l’ala militare della
coalizione nota come Esercito libero siriano, ha sospeso la visita in
Francia ed è tornato in Siria (in Siria? o in Turchia? NdT).
Idris è a
capo delle strutture cui passa l’aiuto occidentale, così la nuova
alleanza ha sottolineato che non abbandona il Consiglio di Idris, ma
solo la coalizione dell’opposizione politica in esilio. Ciò significa in
realtà che a Idris è offerta la carica di consigliere militare dei
gruppi islamisti. Ahmad Jarba, il capo dell’organizzazione chiave
dell’opposizione, la Coalizione Nazionale siriana, ha denunciato gli
estremisti che cercherebbero di “usurpare la nostra rivoluzione”,
e ha accusato il regime di supportarli. Ha fatto tale osservazione con
visibile angoscia, in un discorso a New York ai rappresentanti degli
Amici della Siria, i sostenitori internazionali dei ribelli che cercano
di rovesciare il Presidente Bashar al-Assad. “Il popolo siriano sostiene la pace e la moderazione, la tolleranza e la convivenza”, ha detto Jarba. “Il
fenomeno dell’estremismo è apparso con il supporto e la pianificazione
del regime, che ha scommesso sulla trasformazione di una rivoluzione per
la libertà in una guerra civile settaria”, ha aggiunto. Suona
strano! Non avendo mai lasciato le capitali occidentali, sembra vedersi
come colui che pone la peggiore minaccia per Bashar Assad, di coloro che
lo combattono sul campo di battaglia. Sembra quasi così!
Ci sono due facce della medaglia, allo stesso modo la trasformazione impetuosa può avere una doppia natura per Damasco. Può facilitare il dialogo con la parte responsabile della comunità internazionale, in grado di avere giudizio. Non c’è altro modo di conservare una qualsiasi influenza dell’opposizione laica, se non raggiungere un compromesso ragionevole con Bashar Assad nel quadro del processo di pace di Ginevra. Ma può aggravare la situazione provocando combattimenti ancora più feroci nel Paese. Si dovrebbe dare ad al-Qaida il dovuto, ma è difficile combatterla in Siria.
Ad esempio, utilizza gli autisti come
kamikaze e non solo a scopo d’intimidazione. È una procedura standard
frequentemente usata per compiere le missioni in combattimento.
Normalmente queste tattiche sono utilizzate per avere munizioni
dall’obiettivo desiderato. Di regola, si tratta di un punto di controllo
all’ingresso di una zona popolata o qualche altro obiettivo. Dopo
l’esplosione i militanti si precipitano e iniziano un massacro. Ecco
come la città cristiana di Malula è stata sequestrata. Secondo l’IHS Jane’s intelligence,
la formazione di questa alleanza mina in modo significativo la
Coalizione nazionale siriana (CNS) filo-occidentale e riduce la speranza
di una fine negoziata del conflitto, data la capacità e l’intenzione
dei jihadisti di combattere per uno Stato islamico. In realtà Damasco
non ha nessuno con cui parlare a Ginevra.
Si tratta della questione di
“o la va o la spacca” per il governo di Assad, la cui caduta
implicherebbe la distruzione di tutti i pilastri culturali dello Stato
siriano. Date le circostanze, Washington ha iniziato a consegnare armi
ai ribelli in Siria, dopo mesi di ritardo negli aiuti letali promessi
dall’amministrazione Obama, secondo funzionari statunitensi e agenti
siriani. Le spedizioni hanno cominciato ad arrivare nel Paese nel corso
delle ultime due settimane, insieme con invii separati del dipartimento
di Stato di veicoli e altre attrezzature, un flusso di materiale che
segna la grande escalation del ruolo degli Stati Uniti nella guerra
civile in Siria. I presunti alleati degli Stati Uniti sono apertamente
passati alla jihad, per cui non è chiaro chi dovrebbe rappresentare
l’opposizione alla conferenza di Ginevra-2. Questo è il guaio. La
coalizione islamica ha già annunciato che non ha alcun interesse a
parteciparvi.
Sorprendentemente appena un giorno prima che la formazione della potente alleanza di al-Qaida fosse annunciata, il presidente Obama aveva affrontato la sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite affermando che “al-Qaida si è frammentata in reti e milizie regionali, che non hanno effettuato un attacco come quello dell’11 settembre, ma ponendo una seria minaccia a governi, diplomatici, imprese e civili in tutto il mondo”. Si tratta di un esempio d’incompetenza o di egregie “sottigliezze” che Washington appare così confusa? La diplomazia statunitense è un puzzle. Sulle notizie circa i mutamenti dell’opposizione in Siria, nessuno del governo degli Stati Uniti ha fatto alcun annuncio sulla fine delle forniture militari in Siria.
La doppiezza ufficiale di Washington
è scioccante perché gli Stati Uniti indicano Jabhat al-Nusra come
organizzazione terroristica. In senso stretto, i partecipanti delle
“operazioni” di cui sopra, sono oggetto di inchieste penali secondo le
leggi degli Stati Uniti, per aver fornito assistenza a qualcuno
ufficialmente dichiarato nemico. Diversamente dalla sempre memorabile
operazione “Iran-Contras” dei giorni di Ronald Reagan, questa volta
nessuno si preoccupa neanche di coprire alcunché almeno con una foglia
di fico. E’ uno Stato che si distingue per lo stato di diritto? Forse
Richard Spencer del Daily Telegraph ha trovato un indizio nel
comprendere questo strano atteggiamento. Dice che al popolo del Regno
Unito è stato detto che i veterani jihadisti arriveranno dalla Siria
(Somalia) per colpirlo. Ma il Regno Unito non è il bersaglio di una
volta. Le sue forze armate sono tornate dall’Iraq, e l’operazione in
Afghanistan sta per finire. È stato detto che i jihadisti avrebbero
costantemente dovuto contribuire a creare scompiglio nelle zone
musulmane del Caucaso russo: Cecenia, Inguscezia e Daghestan.
Da ora in poi, chiunque parli a Washington dei valori democratici da proteggere in Siria, la prosecuzione del sostegno alle forze dell’opposizione siriana significherà solo una cosa, un’alleanza minacciosa con al-Qaida, che esercita il controllo su oltre il 90 per cento dei militanti in Siria. Mai nella storia questo gruppo ha avuto un enorme esercito attivo. Decine di migliaia di combattenti costituiscono le sue fila. Come intende usare questo potere? È Richard Spencer ha ragione nel dire che l’odio irrazionale della Russia spinge certi ambienti di Washington ad incitare le bande di al-Qaida ad attaccare la Russia? Non è che si voglia crederci, ma i fatti sono qualcosa su cui difficilmente si può chiudere un occhio…
Dmitrij Minin, Strategic Culture Foundation
La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
http://aurorasito.wordpress.com/2013/10/03/colpo-di-scena-lopposizione-siriani-passa-ad-al-qaida/

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