lunedì 1 settembre 2014

Il virus Ebola conquista nuovi territori

Il virus Ebola conquista nuovi territori

L'epidemia della febbre emorragica Ebola ha raggiunto l'India. A tre cittadini di questo paese sono stati diagnosticati tipici sintomi. I pazienti sono stati ricoverati in quarantena a Mumbai. Le autorità del paese hanno deciso di controllare tutti i passeggeri in arrivo sui voli provenienti dai paesi dove sono stati registrati focolai di Ebola. Il virus che inizialmente imperversava nell'Africa Occidentale si è già propagato nella parte centrale del continente.
 
I sospetti riguardano cittadini dell'India che sono tornati dalla Liberia. Vi le vittime della febbre emorragica sono già oltre 620 persone. In ciascuno dei due paesi confinanti, Sierra-Leone e Guinea, sono già morte 400 persone. Altri casi letali dovuti a Ebola sono stati registrati in Nigeria. Qualche giorno fa i medici hanno confermato che la morte di alcune persone nel Congo è stata causata dalla febbre emorragica di Ebola. Nonostante la Repubblica Democratica del Congo fosse la patria del virus – per la prima volta è stato registrato su una riva del fiume Ebola nel 1976 – l'attuale epidemia è scoppiata nei paesi dell'Africa Occidentale. Il Congo non ha confini comuni con essi. Il virus però li ha raggiunti. 

La sua capacità di superare i confini fa paura alle autorità di molti paesi. In particolare quelli dove la situazione socio-economica e sanitaria è simile a quella dei paesi dell'Africa Occidentale. Si capisce perché il sospetto di contagio da febbre emorragica di Ebola in India ha provocato il panico, fa notare il virusologo Gheorghij Vikulov:
Questa malattia è legata a un basso tenore di vita. Anzi, determinate tradizioni culturali, determinati modi di cucinare il cibo contribuiscono al contagio di massa. Inoltre la propagazione è anche legata alla densità della popolazione. Poiché essa è molto alta in India anche la probabilità della propagazione del virus è pure molto elevata. Un gran numero della popolazione poco alfabetizzata può complicare la situazione.
Secondo i dati dell'OMS, negli ultimi mesi nel mondo sono stati registrati 2600 casi di contagio da febbre emorragica di Ebola. In realtà, ritengono gli specialisti, questi indici sono ancora peggiori. Semplicemente gli abitanti dei poveri villaggi africani non hanno sempre la possibilità di accesso alle cure mediche. E non sempre vogliono farlo a causa delle tradizioni religiose e di altro tipo. L'autoterapia aggrava l'intensità della propagazione del virus. Le autorità cercano di combattere questi fenomeni. In Sierra-Leone è stata introdotta la responsabilità penale per coloro che nascondono a casa malati pericolosi. In Liberia i pazienti con sintomi sospetti sono ricoverati negli ospedali con presidio militare. Ciò però non è sufficiente. Per la profilassi della malattia è estremamente importante osservare le norme dell'igiene: lavarsi scrupolosamente le mani, la frutta, le stoviglie. Utilizzare i gabinetti e regolarmente disinfettarli. Se le autorità del paese non sono in grado di assicurarlo, devono essere le organizzazioni internazionali tipo OMS a mettere sotto il proprio controllo la situazione, ne è convinto il professor Andrei Demin, presidente dell'Associazione russa della salute pubblica:
Oggi tutti sono vulnerabili. Considerando lo sviluppo dei trasporti, il movimento della popolazione e delle merci, il rischio del contagio per l'umanità sta diventando estremamente pericoloso. Ci sono state pneumonia atipica, febbre suina, febbre aviaria ed eccoci una nuova disgrazia. Deve essere costruito un sistema di sicurezza internazionale. Ora i paesi dove il sistema sanitario è lacunoso fanno finta che è il loro affare interno. In realtà però nelle condizioni dell'interdipendenza del nostro fragile mondo il rischio di contagio sorge non solo per il paese i servizi igienici non funzionano come si deve, e non solo per i paesi confinanti, ma anche per l'intero pianeta, per l'intera umanità.
Tuttora non esistono vaccini e cure contro il virus Ebola. Alcuni paesi, tra i quali la Russia, gli USA, il Canada e il Giappone hanno dichiarato di condurre con successo le ricerche. Alcuni farmaci perfino sono stati sperimentati sugli esseri umani. Per ora però non danno la garanzia al cento percento e non sono stati messi in produzione di massa.


Tatiana Tabunova 


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