Decine di arresti in tutto il Paese. In prima linea gli operai di diverse aziende privatizzate sull'orlo del fallimento. Demolite e incendiate le sedi dei governi locali nelle 4 città principali
Esplode la protesta sociale in Bosnia e i palazzi del potere vengono dati alle fiamme. Oltre 200 feriti a fine giornata, decine gli arresti. Un anno senza stipendio e senza assicurazione sanitaria, 14 anni senza un solo giorno di contributi versati, 15 anni con 25 euro al mese: queste sono solo alcune delle storie dei partecipanti alle manifestazioni. Cominciati a Tuzla due giorni fa, i tumulti si sono man mano estesi ad altre città compresa la capitale Sarajevo. In prima linea gli operai di diverse aziende locali che in passato davano lavoro a migliaia di persone, e che oggi, dopo sospette privatizzazioni, sono sull’orlo del fallimento.
Le manifestazioni con migliaia di persone in piazza, mai così massicce nella Bosnia del dopoguerra, oggi sono dilagate in tutta la Federazione BH (entità a maggioranza croato-musulmana di Bosnia) e sono sfociate in disordini, scontri con la polizia e distruzioni, con un bilancio ancora provvisorio di quasi duecento feriti e decine di arresti. I manifestanti, dopo lanci di sassi e uova, hanno demolito e poi incendiato le sedi dei governi locali a Tuzla, Sarajevo, Zenica e Mostar. A Sarajevo in serata è stato appiccato il fuoco anche alla sede della presidenza collegiale.
Le frustrazioni e la rabbia dei manifestanti si è rivolta contro le amministrazioni cantonali, particolarmente costose e che non esistono nell’altra entità bosniaca, la Republika Srpska (Rs, a maggioranza serba), poiché, secondo i manifestanti, non si fa nulla per risolvere i problemi e salvare i posti di lavoro. Una dura protesta sociale era da molti annunciata come inevitabile rivolta della gente in un Paese che, devastato dalla guerra (1992-95), non ha ancora raggiunto nemmeno il livello dello sviluppo precedente al conflitto, con la disoccupazione al 46% – solo nel cantone di Tuzla vi sono 100mila disoccupati contro gli 80mila che hanno un lavoro – e il Paese è ancora molto lontano, a differenza delle altre ex repubbliche jugoslave, dalla prospettiva di adesione all’Unione europea a causa dell’indifferenza dei leader politici verso i problemi della gente.
La violenza degli scontri con la polizia – gli agenti feriti sono più numerosi dei civili – dimostra, come dice il politologo Sacir Filandra, “che la crisi sociale è causata da una profonda crisi politica”, motivo per cui molti sperano che stia iniziando una “primavera bosniaca“.
Anche per il presidente di turno della presidenza tripartita bosniaca, Zeljko Komsic, i responsabili dei “problemi che si accumulano da anni” sono i politici, nessuno dei quali ha oggi avuto il coraggio di affrontare i manifestanti. Solo il premier del cantone di Tuzla e il governo cantonale di Zenica si sono dimessi questo pomeriggio.
I disordini in alcune città continuano anche stasera: a Mostar sta bruciando il municipio e sono state date alle fiamme molte automobili; a Sarajevo vengono saccheggiati i negozi ed è stato dato l’assalto anche all’edificio sede della presidenza bosniaca, mentre il palazzo cantonale sta ancora bruciando: scene che ricordano la guerra e non certo i Giochi olimpici invernali, che si sono svolti esattamente trent’anni fa nella capitale bosniaca.
fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/07/bosnia-esplode-la-protesta-oltre-200-feriti-palazzi-del-potere-in-fiamme/873667/
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Bosnia rivolta popolare contro le privatizzazioni

Il mondo sta proprio cambiando se anche nella normalmente tranquilla (almeno sul fronte sociale) Bosnia-Erzegovina, federazione nata dalla guerra fratricida seguita alla deflagrazione dell’ex Jugoslavia, si assiste da almeno tre giorni a una vera e propria rivolta popolare che chiede le dimissioni dei governi locali e di quello centrale.
Un’esplosione di rabbia a partire da una situazione più che insostenibile dal punto di vista sociale ed economico, con la disoccupazione ufficialmente al 28% ma in realtà vicina al 40%, un paese diviso su basi etniche e preda di una classe dirigente inetta e corrotta.
A Tuzla, nel nord del Paese, oggi centinaia di dimostranti sono entrati nel municipio e l’hanno dato alle fiamme mentre in piazza si contano almeno sei mila persone tra operai, studenti e pensionati. Ieri migliaia di persone hanno forzato un cordone di polizia che impediva l’accesso alla sede dell’amministrazione regionale ed hanno lanciato pietre e torce incendiarie contro l’edificio, mandando in frantumi tutte le finestre dello stabile.
Già mercoledì scorso, sempre a Tuzla, migliaia di lavoratori hanno dato inizio ad una rivolta che si sta estendendo a tutta la Bosnia, superando anche i confini etnici. La rabbia popolare è esplosa quando migliaia di operai e disoccupati hanno cercato di irrompere in un palazzo governativo per parlare con i funzionari, incolpati della bancarotta di quattro aziende statali avvenuta a seguito della loro privatizzazione negli anni 2000-2008, ordinata dall’Unione Europea e gestita da un’impresa tedesca.
Le quattro ex compagnie statali, tra cui fabbriche di mobili e di detersivi, impiegavano gran parte della popolazione della terza città della Bosnia. Le aziende furono vendute a proprietari privati, che a loro volta rivendettero le partecipazioni, smisero di pagare i lavoratori e presentarono l’istanza di fallimento. Ora circa 10 mila lavoratori si sono ritrovati senza nessuna occupazione e senza sussidio e ora chiedono un posto di lavoro o una pensione.
Scontri si sono verificati anche a Sarajevo dove la polizia ha usato proiettili di gomma e granate per disperdere le proteste. Già venerdì scorso i manifestanti avevano rifiutato un incontro con il presidente del governo regionale, Sead Causevic, di cui la piazza chiede le dimissioni. I manifestanti chiedono anche la testa di Nermin Niksic, primo ministro della Federazione.
Oggi nella capitale bosniaca i manifestanti hanno fatto irruzione nella sede del governo cantonale, dove hanno appiccato il fuoco. Secondo la tv di stato, “dei contestatori hanno infranto le finestre e hanno appiccato il fuoco alle garitte delle guardie e ai locali” degli uffici governativi.
Ma la protesta non si limita solo a Sarajevo e a Tuzla; proteste e manifestazioni si sono svolte in questi giorni anche in altre venti città grandi e piccole del paese tra cui Bihac, Mostar e Zenica. Sabato scorso è stata la prima volta anche per Banja Luka, capitale della Repubblica Spska, la Repubblica serba di Bosnia. Qui alcune centinaia i persone hanno fatto una “passeggiata di protesta” per le strade della città e il corteo, passando davanti alla presidenza cantonale hanno scandito “ladri, ladri!” e slogan contro le privatizzazioni.
Secondo la stampa locale la rivolta popolare sta ormai uscendo dagli argini e nelle prossime ore la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi.
Finora sarebbero oltre 200 i feriti e alcune decine i manifestanti arrestati.
da contropiano.org
foto ANSA
fonte: http://ancorafischia.altervista.org/bosnia-rivolta-popolare-contro-le-privatizzazioni/
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Bosnia in rivolta
Da diversi giorni una rivolta popolare è esplosa in tutta la Bosnia - costringendo i giornali di tutto il continente a cercare di capire cosa stia succedendo. Come sempre in questi casi, la rivolta si nutre anche di tentativi e iniziative che negli ultimi anni diverse reti e associazioni avevano intrapreso nel paese della ex-Jugoslavia.
Gli avvenimenti di questi giorni sembrano riunire le lotte urbane con quelle di lavoratrici e lavoratori, assumendo un carattere direttamente politico (come dimostrano gli obiettivi diretti della protesta - rappresentati dai palazzi del potere politico, soprattutto dei cantoni in cui è diviso il paese). Fatto ancora più importante, le proteste e le manifestazioni non mostrano un carattere «etnico» ma sociale e politico. - in un paese che ha una disoccupazione del 28% (60% quella giovanile).
Qualcuno già parla di «primavera bosniaca". A noi comincia a stare stretta e infastidire questa banalizzazione, ma certamente queste rivolte possono rappresentare un segnale importante, sia perché è l'ennesimo paese in cui avvengono (e questa volta nel cuore dell'Europa), sia perché sembrano finalmente spezzare la gabbia della frammentazione etnica a cui è stata costretta la popolazione degli stati della ex Jugoslavia.
Pubblichiamo qui una prima cronaca di quanto sta avvenendo, grazie a quello che ci scrivono - in maniera un po' frammentata e ovviamente «distratta» - compagni che sono direttamente impegnati nelle proteste e nell'elaborazione delle piattaforme politiche.
Lo scorso 5 febbraio a Tuzla c'è stata una escalation di proteste dei lavoratori di fabbriche chiuse a causa delle privatizzazioni. Immediatamente si sono uniti alle proteste anche studenti e pensionati -dando vita a manifestazioni di qualche centinaio di persone o rivolte contro il governo del cantone di Tuzla - manifestazioni che si sono direttamente confrontate con le forze di polizia.
Un racconto di quella giornata lo si può leggere qui
Il giorno successivo ancora più gente si riversava per le strade di Tuzla (si parla di oltre 2000 persone) e gli operai avevano preparato una loro lista di richieste: attenzione per il lavoratori delle fabbriche chiuse, assunzione di assistenti sociali nelle scuole elementari e secondarie, sostegno finanziario per le madri disoccupate, aumento delle spese sociali e fine delle discriminazioni tra i vari cantoni della Federazione della Bosnia ed Erzegovina, aumento delle pensioni, cancellazione delle indennità aggiuntive per i funzionari eletti e dipendenti di varie agenzie di Stato per il loro lavoro in commissioni statali, la parametrazione delle indennità per le cariche politiche sulla base dei salari operai, le dimissioni del governo.
Come vedremo, queste rivendicazioni diventeranno il giorno successivo una vera e propria piattaforma politica e sociale.
Lo stesso giorno ci sono stati scontri con la polizia anche a Sarajevo e Mostar, durante le proteste dirette contro i governi del cantone di Sarajevo e del Cantone Erzegovina-Neretva .
Raduni di sostegno alle proteste di Tuzla si sono svolti nelle città di Bihac , Zenica e Kakanj. Anche a Banja Luka (capoluogo della repubblica Srpska) è annunciato un presidio di supporto delle proteste di Tuzla.
Tutte queste manifestazioni sono l'espressione della situazione socioeconomica dell'insieme della Bosnia Erzegovina - cominciate nella regione di Tuzla che negli ultimi 4 anni ha sperimentato una massiccia deindustrializzazione, causa diretta che ha innescato le proteste.
Venerdì 7 febbraio migliaia di persone sono scese in piazza in tutta la Bosnia ed Erzegovina -sia nei centri più grandi che in quelli minori (Tuzla, Mostar, Sarajevo, Zenica, Banja Luka Teslic, Kakanj Bihac, Novi Travnik ... ). Significativamente queste proteste avvengono in entrambe le entità in cui è stata divisa la Bosnia e nella maggior parte dei Cantoni: si tratta di un segnale positivo, poiché questa è la prima volta dopo la guerra in Bosnia che si sono svolte proteste in forma unitaria con la repubblica Srpska.
Diverse sedi governative (principalmente dei Cantoni) sono stati date alle fiamme in tutto il paese (Mostar, Zenica , Sarajevo, Bihac, Tuzla); anche diverse sedi comunali sono state incendiate (Sarajevo, Tuzla ) e nelle principali città ci sono stati scontri con la polizia. Anche la sede della presidenza della Bosnia-Erzegovina è stato attaccata e data alle fiamme. Allo stesso modo, a Mostar sono state incendiate le sedi dei due partiti nazionalisti, il croato Hdz e il bosniaco Sda.
I governi di due cantoni (Tuzla e Zenica ) hanno rassegnato le dimissioni, mentre quello del Cantone Bihać ha lasciato il paese per motivi di sicurezza. Anche i sindaci di due comuni si sono dimessi. E' significativo che l'obiettivo principale delle proteste siano le sedi dei governi cantonali, cioè delle dieci province in cui è suddivisa la Federazione di Bosnia-Erzegovina, ritenuti responsabili della frammentazione, dell’inefficienza e della corruzione della federazione.
Sono le proteste nel cantone Tuzla ad aver avuto un background organizzativo e una chiara direzione politica, con richieste esplicite e guidate dai lavoratori insieme al gruppo politico Lijevi e altre due organizzazioni di Tuzla (Front e Revolt) e un gruppo informale (Udar ). Le rivolte nelle altre città sono nate in solidarietà con le proteste di Tuzla, diventando ben presto una protesta diretta contro i governi dei cantoni, dei quali sono state chieste le dimissioni.
Dalla città di Tuzla viene la «dichiarazione» che traduciamo qui sotto.
Oggi, 8 febbraio, la situazione è più calma dopo le proteste dei giorni scorsi. L'opposizione politica sta cercando di approfittare della situazione in vista delle prossime elezioni di ottobre, mentre i media di Sarajevo concentrano la loro attenzione sulle violenze e la denuncia delle proteste - che a Tuzla continuano anche oggi.
Questa la dichiarazione dei lavoratori di Tuzla del 7 febbraio.
Oggi a Tuzla nasce un nuovo futuro! Il governo ha presentato le sue dimissioni, che era la prima richiesta dei manifestanti, creando le condizioni per un ulteriore risoluzione dei problemi esistenti e la realizzazione del resto delle rivendicazioni dei lavoratori.
La collera e la rabbia accumulate sono le cause delle violenze. L'atteggiamento delle autorità ha portato all'escalation che c'è stata a Tuzla. Ora, in questa nuova situazione, dobbiamo concentrare questa nostra collera e questa nostra rabbia per costruire un sistema politico utile ed efficace.
Invitiamo tutti i cittadini a sostenere l'attuazione di queste richieste :
* mantenimento dell'ordine pubblico in collaborazione tra cittadini, polizia e protezione civile, al fine di evitare qualsiasi criminalizzazione, politicizzazione e manipolazione di ogni protesta;
* stabilire un governo tecnico, composto da professionisti, membri di partito non politici (ndr non professionisti della politica), persone non compromesse, che non hanno svolto mandati ad ogni livello di governo - governo provvisorio che porti il Cantone di Tuzla alle elezioni nel 2014 . Questo governo ha il dovere di presentare piani settimanali e relazioni sulle attività svolte al fine di raggiungere gli obiettivi indicati. Il lavoro del governo sarà controllato da tutti i cittadini interessati;
* risoluzione, con procedura d'urgenza , le questioni di regolarità della privatizzazione delle seguenti società: Dita, Polihem, Poliolhem, GUMARA e Konjuh e:
◦ garantire la durata del servizio e garantire l'assistenza sanitaria per i lavoratori;
◦ perseguire i criminali economici e tutti gli attori che hanno partecipato alle privatizzazioni;
◦ sequestro dei beni acquisiti illegalmente;
◦ annullamento dei contratti di privatizzazione;
◦ revisione dei processi di privatizzazione;
◦ ritorno delle fabbriche agli operai mettendole sotto il controllo delle autorità pubbliche al fine di salvaguardare l'interesse pubblico e avviare dove possibile la produzione in quelle fabbriche.
* legare gli stipendi dei rappresentanti del governo a quelli degli stipendi dei dipendenti dei settori pubblico e privato;
* cancellazione dei pagamenti supplementari ai rappresentanti del governo, come reddito personale, sulla base della partecipazione a commissioni, comitati e altri organismi, così come altri compensi eccessivi e ingiustificati che i lavoratori dei settori pubblici e privati non hanno;
*abolizione del salario ai ministri ed eventualmente altri funzionari governativi dopo la scadenza o cessazione del loro mandato.
Questa dichiarazione è stata fatta ai lavoratori e dai cittadini del Cantone di Tuzla, per il bene di tutti noi.
fonte: http://www.communianet.org/news/bosnia-rivolta


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