I super-poteri stranieri che ordinarono a Napolitano di silurare Berlusconi
nel 2011 – alibi: lo spread e l’intimazione della Bce – sono gli stessi
che oggi vogliono cacciare l’uomo del Colle. Sono i retroscena che
ormai circolano liberamente, sui media,
dopo lo scoop di Alan Friedman, a cui Romano Prodi, Carlo De Benedetti e
lo stesso Monti hanno confermato ufficialmente – questa la notizia –
quello che già si sapeva: e cioè che Berlusconi
a fine 2011 “doveva” cadere, perché così volevano i poteri forti, da
Washington a Bruxelles.Mentre non manca chi indica in Draghi l’imminente successore di Napolitano, c’è chi evoca interessi Usa per una staffetta Napolitano-Prodi. Il professore di Bologna, scrive “Dagospia”, è infatti ritenuto il personaggio perfetto per controllare e frenare l’inarrestabile Renzi. A tifare per Prodi sarebbero «i poteri marci della nazione, quelli devoti più al codice iban che alla Costituzione».
Colpisce, scrive Paolo Bracalini sul “Giornale”, che Napolitano e Monti siano messi in imbarazzo dal “Corriere della Sera”, che ha pubblicato lo scoop di Friedman in anteprima mondiale, in tandem col “Financial Times”. Il quotidiano milanese è «lo stesso giornale che ai primi di luglio 2011, nei giorni dei colloqui “segreti” con De Benedetti e Prodi, pubblica due articoli di Monti che sembrano un manifesto della sua prossima premiership. Titoli: “Troppo timidi per crescere” e “Quello che serve davvero al Paese” (sottinteso: un governo Monti)». Ancora più pesante, Friedman, sul giornale finanziario londinese: il giornalista,già collaborare di Jimmy Carter e considerato non ostile all’establishment nonostante la denuncia dello scandalo Iraq-Contras (la vendita sottobanco di armi a Saddam Hussein da parte della Cia) ora parla di «seri dubbi costituzionali» rispetto alle manovre del Colle ed evocando «l’impeachment».
Secondo Francesco Verderami, del “Corriere”, Berlusconi
resta convinto che la manovra per scalzarlo tre anni fa da Palazzo
Chigi fu ordita in alcune «precise cancellerie dell’Occidente». Non fa i
nomi di Obama, Merkel e Sarkozy, ma c’è un motivo se ripete che gli
hanno «voluto far pagare tutto», a partire dalla sua «amicizia con la
Russia» e i legami con lo stesso Gheddafi. Sempre secondo Verderami, Berlusconi
eviterà comunque di affiancare Grillo nell’offensiva per l’impeachment,
nel timore che al Quirinale possa salire Prodi. Aggiunge il “Corriere”:
«Che il re fosse “nudo”, che l’ex commissario europeo fosse il
designato in pectore, era noto agli esponenti del governo di
centrodestra». Tanto che l’allora ministro Altero Matteoli disse ben
prima dell’evento: «Ci siamo accorti tardi di quanto sta accadendo
attorno a noi. Il piano per portare Monti a Palazzo Chigi è in fase
avanzata più di quello che potessimo credere». Infatti, «già in
settembre, a Cernobbio, dopo l’intervento del capo dello Stato, in molti davano una pacca sulla spalla a Monti che stava lì in platea».Sui “mandanti”, Berlusconi non ha dubbi: non ha dimenticato quando Giulio Tremonti – di ritorno dall’ennesimo vertice a Bruxelles – gli disse: «Il problema sei tu». D’altronde, aggiunge Verderami, «l’offensiva sul debito italiano, le ineffabili risatine in pubblico tra Merkel e Sarkozy, e ancora prima quella visita lampo di Napolitano a Washington per incontrare Obama, rappresentano per il Cavaliere elementi a sostegno della sua tesi». Non solo: a Monti, ricorda Berlusconi, il Quirinale consentì di fare quel decreto sull’economia che non era stato consentito al suo governo. «Silvio, devi capire. È cambiato tutto», lo aveva avvisato Gianni Letta. L’ultimo avvertimento era stato l’attacco ai titoli Mediaset. Tre giorni dopo, la sera del 12 novembre 2011, capitolò. Nel suo libro “Il dilemma”, l’ex premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero conferma che al tesissimo vertice del G20 di Cannes, il 3-4 novembre 2011, sotto l’infuriare dello sprad Berlusconi «resisteva a tutti gli inviti che riceveva» ad accettare gli aiuti. Inviti provienti da Ue e Fmi. «Nei corridoi già si parlava di Mario Monti».
Dopo Berlusconi, ora è il turno di Napolitano: per Marcello Foa,
Alan Friedman è «il sicario» scelto dal super-potere per liquidare
l’uomo del Colle. L’anziano ex comunista convertitosi all’europeismo
ultra-atlantista ha deluso i suoi “azionisti”? Loro, i veri grandi
manovratori: sono gli uomini del «vero potere», cioè «l’establishment
europeista, transnazionale e finanziario», che ricatta interi popoli
confiscando loro la moneta, speculando sul debito pubblico
e imponendo leggi che esautorano i Parlamenti. Addio sovranità
popolare: il nostro ormai è «un mondo in cui i governi non hanno quasi
più poteri, i Parlamenti non riescono a legiferare e in cui la Banca
Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e naturalmente l’Unione
europea hanno poteri soverchianti». La vicenda Napolitano? Sembra “cosa
loro”. Il presidente «pensava di appartenere a pieno titolo alla
super-élite transnazionale», fino a sentirsi intoccabile?Errore: secondo le implacabili leggi non scritte di quell’establishment, c’è chi conta parecchio (come Draghi) e chi un po’ meno (come Napolitano). C’è «chi sa e chi non sa, chi viene cooptato nel girone divino e chi, pur partecipando, resta ai margini».
«Napolitano – aggiunge Foa – apparteneva alla seconda categoria. E ora che non serve più o forse semplicemente perché ha deluso, viene abbandonato a se stesso. Con modalità che sono proprie di quegli ambienti, usando come sicario un giornalista americano, che di nome fa Alan e di cognome Friedman». A Mario Draghi allude un altro analista, Aldo Giannuli: non ci vuole Sherlock Holmes, scrive, per capire che la testa di Napolitano «è proprio l’obbiettivo della manovra», che vede coinvolti De Benedetti, Prodi e Monti, il “Corriere della Sera” e il “Financial Times”. Domanda: cui prodest? Certo, molti italiani – da Berlusconi a Grillo, da Salvini a Renzi – hanno probabilmente gioito per la rivelazione conclamata della “congiura”, «ma nessuno di loro aveva la possibilità di convincere il “Financial” ad assecondarli».
Secondo Giannuli, per il dopo-Napolitano il Pd sarà costretto a cercare l’appoggio di Forza Italia, e potrebbe puntare sul nome di Draghi. Che, date le recenti difficoltà con la Germania – l’aperta ostilità della Corte Costituzionale tedesca sulle misure Bce in tema di acquisto di debiti sovrani dei paesi dell’Eurozona – potrebbe essere “giubilato” alla presidenza della repubblica italiana.
fonte: http://www.libreidee.org/2014/02/friedman-affonda-napolitano-dopo-di-lui-prodi-o-draghi/
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