lunedì 24 novembre 2014

10 anni del caos: in Ucraina si festeggia l'anniversario della rivoluzione arancione

10 anni del caos: in Ucraina si festeggia l'anniversario della rivoluzione arancione

Il 21 novembre del 2004 in Ucraina è iniziata la "rivoluzione arancione". 10 anni dopo c'è la stessa inquietudine. A che cosa hanno portato l'Ucraina i processi iniziati 10 anni fa?
 
10 anni fa alle ennesime presidenziali al ballottaggio sono arrivati due candidati: Viktor Yuscenko che rappresentava gli interessi della parte occidentale e centrale del paese e Viktor Yanukovich che aveva l'appoggio incondizionato del Sud-Est. Secondo i sondaggi dell'opinione pubblica, le possibilità di successo dei candidati erano più o meno uguali.

Il 21 novembre del 2004 la Commissione elettorale centrale dell'Ucraina ha reso pubblici i risultati preliminari dell'esito delle presidenziali: ha vinto Viktor Yanukovich con il vantaggio del 3%. Gli avversari hanno pubblicamente accusato la squadra dell'oppositore politico di brogli. Sulla piazza centrale di Kiev, Maidan dell'Indipendenza, sono confluiti centinaia di sostenitori di Yuscenko. Il loro segno distintivo sono diventate le sciarpe arancioni, colore della bandiera dello staff elettorale di Yuscenko. Così in Ucraina è iniziata la Rivoluzione Arancione, i cui partecipanti nei comizi e sulle barricate conseguivano lo scopo di rifare le elezioni. Gli organizzatori delle agitazioni popolari avevano altri scopi, ritiene Igor Shishkin, vice-direttore dell'Istituto dei paesi della CSI:
Non è stato l'unico motivo e neppure quello principale. E' stato un pretesto. E inoltre il pretesto inventato poiché le successive inchieste giudiziarie non hanno potuto evidenziare alcun broglio in quelle elezioni. Gli avvenimenti odierni in Ucraina dimostrano quale era l'obiettivo della Rivoluzione Arancione. E' stato il primo tentativo di staccare l'Ucraina dalla Russia.
Il tentativo è fallito. In gran parte perché le speranze dei semplici cittadini, che hanno sostenuto sinceramente il movimento arancione, sono andate deluse, ritiene il politologo Mikhail Pogrebinskij, direttore del Centro studi politici e della conflittologia di Kiev:
Se al posto di Yuscenko fosse stata qualche altra persona più ragionevole allora probabilmente avrebbe potuto raggiungere grandi obiettivi. Yuscenko invece è stato riconosciuto dall'opinione pubblica ucraina il più fallimentare presidente che l'Ucraina avesse mai avuto. La gente che contava sull'avvio della lotta alla corruzione, credendo in un benessere nel futuro, non ha ottenuto niente di tutto questo. La corruzione è perfino aumentata. L'unico ciò che è iniziato era l'estromissione della lingua e della cultura russa da tutte le sfere della vita sociale in Ucraina. Durante la presidenza di Yuscenko ciò è diventato una parte della politica dello stato.
Gli avvenimenti del 2004 hanno spaccato il paese. L'elite politica dell'Ucraina, giunta al potere in seguito alla Rivoluzione Arancione, pure non è riuscita a consolidarsi. I problemi economici sullo sfondo della frammentazione ideologica della società hanno aiutato le forze esterne a riportare la gente sul Maidan. Un anno fa, il 21 novembre del 2013, il presidente dell'Ucraina Viktor Yanukovich ha definito il trattato sull'eurointegrazione non corrispondente agli interessi economici del paese e ha rimandato la firma di questo documento. La stessa sera sul Maidan dell'Indipendenza a Kiev sono stati incendiati i falò e centinaia di persone hanno chiesto il cambio del regime. La faccenda è stata coronata con un colpo di stato, sostenuto apertamente dall'Occidente. Ajdar Kurtov, esperto dell'Istituto Russo degli Studi Strategici, fa notare:
Ciò può essere considerata la continuazione di Maidan-2004 nel senso che anche se i cambiamenti del 2004 non sono risultati completamente soddisfacenti, ma gli avversari geopolitici della Russia hanno tratto le debite conclusioni. Hanno cercato di fare in modo che il secondo tentativo alla fine del 2013 sia stato più potente, più fornita di risorse di diverso genere, tra l'altro anche con il sostegno politico che abbiamo visto durante le visite su Maidan di diversi inviati delle potenze occidentali.
Oggi una delle repubbliche più ricche quando faceva parte dell'URSS è diventata povera e si è sprofondata nel caos della guerra civile. Kiev invece festeggia. Il presidente Petr Poroshenko con il suo decreto ha proclamato il 21 novembre in Ucraina la Giornata della libertà e della dignità.


Natalja Kovalenko


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