lunedì 5 agosto 2013

Il Nulla è Tutto: paradigmi e paradossi della cosmologia

Si sta sgretolando un altro idolo: oggi non pochi cosmologi cominciano a dubitare che la teoria del Big bang sia plausibile; alcuni la rigettano in toto. Siamo prossimi al superamento – Kuhn docet – di un paradigma scientifico. Così si cerca di comprendere che cosa esistesse prima del principio. Gli scienziati, incapaci di scrollarsi di dosso la logica aristotelica, rifiutano in genere l’idea che il Tutto possa essere scaturito dal Nulla, sebbene alla fine questa sia l’unica conclusione ammissibile, pur nel suo carattere paradossale. Perciò certuni ipotizzano che questo universo sia stato generato da un altro universo, a sua volta prodotto da un altro e così all’infinito. Il problema non è risolto, ma solamente spostato.


Altri cosmologi stanno elaborando diversi sistemi più o meno complessi, persuasi che un giorno o l’altro formuleranno l’equazione tale da spiegare la genesi del cosmo. E’ palese che sono elucubrazioni talora eleganti, ma sterili. Nessuno mai, soprattutto attraverso la matematica e la logica, strumenti razionali, potrà dar conto di ciò che razionale non è.

Forse pochi pensatori come Leopardi si sono accostati ad una possibile verità: il poeta recanatese sentì che la realtà è un “solido nulla”. Se cancelliamo la venatura esistenziale di questa intuizione, possiamo isolare una potente idea: l’universo è nulla e, nel contempo, tutto. Esso origina dalla negazione di sé stesso. La solidità si abbraccia all’inconsistenza. Leopardi avvertì la sostanziale illogicità dell’essere e, rinunciando a chiarirla, preferì ostentarla con la sua arte interrogativa e tetramente umoristica.

Che pensare allora dei conati concettuali con cui qualcuno tenta di ottenere la quadratura del cerchio? Il fisico Mikio Kaku riconosce che il nulla assoluto è inconcepibile per cui abdica, accontentandosi di un nulla relativo, il vuoto in cui aleggia l’energia prima di tramutarsi in materia (massa). E’ un arretramento speculativo, neppure al riparo da sfide teoriche abnormi.

E’ evidente che, quando ci si imbatte in questioni refrattarie alla logica, è insensato ostinarsi ad usarla. Sarebbe più onesto ammettere che il cosmo è autocontradittorio, “enigma a sé stesso” per riprendere una celebre espressione di Agostino d’Ippona. Invece assistiamo all’apoteosi della logica e della matematica, le discipline che, quanto più sono congruenti in sé stesse, tanto più si allontanano dalla realtà. Non saranno i rompicapo dialettici a motivare il mondo, a consentirci di conoscere anche solo un’ombra della sua elusiva, evanescente essenza.

Mi lasciano dunque perplesso quei sistemi con cui si decifra l’essere con i soliti ingredienti: una spruzzata di matrici, un briciolo di formule, una buona dose degli immancabili capisaldi appartenenti alla fisica quantistica. Mi pare che il libro “Godman”, pur pregevole, rientri in codesto orientamento. E’ una tendenza che si gloria di offrire una visione esaustiva del Reale. In verità, quando si spiega tutto, non si spiega alcunché.

Concediamo pure che qualcuno un giorno riesca a conciliare la fisica del macrocosmo con quella del microcosmo: bisognerà poi non solo illustrare come e perché lo zero diventi uno, ma pure esporre per quale ragione in questo enigmatico, sconfinato universo, popolato da miliardi di galassie erranti nelle tenebre, sia sorta la vita. La vedo molto, molto grama. Non basta! Bisognerà pure definire per quale ragione ed in che maniera si sia insinuato il male, l’ingiustizia primigenia che intrappola le cose nel loro incomprensibile destino di nascita, dolore, decadenza e morte.

Di fronte a tali quesiti vertiginosi, stordenti, tace la “nostra povera ragione”. Resta solo il silenzio, ancora più nudo e gelido di quello che schiaccia una notte vuota e buia.

fonte: http://zret.blogspot.it/2013/08/il-nulla-e-tutto-paradigmi-e-paradossi.html

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