
© Collage: «La Voce della Russia»
Le sanzioni economiche nei confronti di uno Stato allontanano qualsiasi soluzione negoziata, invece occorre creare sempre le condizioni per risolvere i contrasti e ottenere la migliore convivenza ed il più efficace sviluppo comune.
Ecco perché l’Ue, la Russia e l’Ucraina, che convivono
nello spazio euro-asiatico, dovrebbero muoversi in quest’ottica.
Altrimenti non solo permarrà un clima di tensione ma si irrobustirà
anche la tesi di coloro che ritengono che oggi si è in piena “guerra
economica”.
Le analisi della situazione e della crisi in
corso possono essere differenti. E’ condivisibile appieno quanto
espresso recentemente da Romano Prodi. Egli ha detto: “L’idea che
l’Ucraina possa essere o dell’uno o dell’altro è un’idea assolutamente
folle. L’ultimo atto del mio governo, insieme ai francesi e, credo,
anche ai tedeschi, fu quello di votare contro l’entrata dell’Ucraina
nella Nato. Qui è cultura russa e cultura europea assieme, o noi
dilaniamo il Paese o dobbiamo avere un assoluto accordo fra Russia e
Europa. L’Ucraina non come campo di battaglia ma come ponte.”
D’altra
parte, di solito a sanzioni corrispondono contro sanzioni. Sono armi a
doppio taglio. Perciò se l’Europa malauguratamente dovesse bloccare i
capitali russi o sospendere i pagamenti dovuti alla Russia, questo
sarebbe fatto anche dall’altra parte. Se da un lato si bloccano le
merci, dall’altra si fermeranno i rifornimenti di gas.
La
Russia ha un debito estero statale quasi irrisorio, circa 30-35
miliardi di dollari. Il debito estero delle corporation russe private
invece è elevato. All’inizio del 2014 era di 732 miliardi di dollari.
Che succederebbe se i pagamenti di questi debiti dovessero essere
congelati?
La Russia è parte integrante del sistema
commerciale mondiale. Nel 2013 ha importato merci, beni di consumo,
cibo, medicine, macchinari e tecnologia, per 350 miliardi di dollari, di
cui la metà dall’Ue. Al tempo stesso un terzo della produzione di gas
russo e un quarto di quella petrolifera sono destinati all’Europa
Certo
vi sono i sostenitori delle sanzioni che puntano sull’indebolimento
della Russia, nella convinzione che aumenterebbe la fuga di capitali.
Nel contempo a Mosca si programma la conduzione del commercio,
dell’import e dell’export, in rubli e non più in dollari. In verità si
tratta di un vecchio progetto relativo alla costruzione di un sistema
fondato sul rublo reso convertibile e legato alle sue riserve auree. In
merito è significativo che da qualche tempo sulla facciata della Banca
Rossiya a Mosca sia apparso un grande rublo in oro a simboleggiare la
sua stabilità garantita dalle riserve auree nazionali.
Il
consigliere economico di Putin, Sergey Glazyev, ha detto che se le
sanzioni verranno applicate la Russia dovrà necessariamente creare un
altro sistema di regolamenti internazionali insieme ad altre valute. Ha
ricordato quindi gli eccellenti rapporti economici e commerciali con i
partner del Sud e del’Est del mondo, riferendosi in particolare ai Paesi
del Brics, che da tempo si sentono anch’essi destabilizzati dalle
politiche monetarie “accomodanti”della Federal Reserve.
Nel
contesto attuale va valutata attentamente anche la diffusione delle
moneta cinese negli affari internazionali. Nel 2013 circa il 17%
dell’intero commercio cinese è stato regolato in yuan. Nel 2009 era solo
l’1%.
Si sottolinea che in tutto il mondo vi è una
corsa per diventare i partner privilegiati della Cina nelle sue
operazioni valutarie. Lo ha fatto la Bundesbank tedesca che ha stilato
uno specifico accordo con la Bank of China per regolare i pagamenti in
yuan.. Anche la stessa Bank of England sembra voler rendere Londra il
centro delle operazioni in valuta cinese. Il 62% dei pagamenti in yuan
fuori dalla Cina avvengono già a Londra. Del resto già alla fine del
2013 lo yuan ha superato l’euro come seconda moneta, dopo il dollaro,
nella finanza commerciale mondiale
Che gli Stati Uniti
facciano la voce grossa da lontano è una cosa, ma che l’Unione Europea
dia segnali di rottura dei suoi rapporti di cooperazione e di commercio
con la Federazione russa non è comprensibile.
E
comunque anziché parlare di sanzioni sarebbe utile lavorare nelle
competenti sedi internazionali per l’adozione di un unico sistema
mondiale che regoli non solo la moneta e la finanza ma anche il
commercio e l’economia. Le sanzioni e lo sbandamento evidente dell’Ue
purtroppo sembrano non andare in questa direzione.
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