Saluti alla comunità Saker e ai suoi lettori.

Immaginiamo che ci diano l’incarico di produrre un sequel per quel capolavoro degli anni ’90 che si chiama “La Prima Guerra del Golfo”, questa volta però da girarsi in Siria.

Abbiamo bisogno di un cattivo; fortunatamente questa volta ne abbiamo due: Vladimir Putin e Bashar Al Assad. Buttiamoci dentro per buona misura anche un’organizzazione criminale, chiamiamola ISIS e il cast è pronto, dal momento che i buoni sono sempre gli stessi. In fondo, tutto questo fa parte degli accordi di franchising.

E adesso passiamo alla trama. Hmm, dobbiamo prima creare l’atmosfera drammatica. Come avevamo fatto l’altra volta? Ah si, la testimonianza di Nayirah alle Nazioni Unite. Questa volta però Nayirah sarebbe un po’ troppo vecchia per fare da protagonista, così dovremmo usare la testimonianza di Nadia Murad.

E che cosa ne dite se bombardassimo un ospedale? Magari due? E che cosa ne dite di cinque in un giorno solo? Ho un’idea migliore, e se mostrassimo un video di neonati che soffrono dentro le incubatrici?

Se tutto questo vi ricorda qualcosa, allora non vi state sbagliando. Gli eventi delle ultime 48 ore in Siria hanno un sapore amaro di déja vu per tutti quelli abbastanza vecchi da ricordare come si era ottenuto il sostegno popolare per la Prima Guerra del Golfo.

Il problema questa volta è che non si tratta più del mondo contro un esercito di terza scelta, questa volta, quelle che pensano di essere delle potenze, hanno deciso di prendersela con la Russia. Armi nucleari a parte, la Russia è probabilmente l’unica nazione, insieme agli Stati Uniti, che può produrre aerei da caccia di ultima generazione, sottomarini atomici e diesel, moderne navi da guerra, missili, componentistica spaziale, ecc., e può fare tutte queste cose simultaneamente e in completa autarchia. Questo tipo di capacità industriale è quello che decide la guerre.

Mentre il Primo Ministro Turco definiva la Russia un’organizzazione terroristica (mentre era a Kiev, oltre a tutto) e i Sauditi minacciavano di rimuovere Assad con la forza, i Russi intanto agivano.

http://www.liveleak.com/view?i=bb1_1455886306
  •  Un Tu-214R, un moderno velivolo ISR (Intelligence, Surveillace & Reconnaissance) che ha sostituito l’ IL-20 “Coot” (folaga) è atterrato a Latakia dopo un volo niente affatto segreto. L’aereo ha tenuto acceso il transponder per tutta la durata del volo, in modo che tutto il mondo sapesse dove stava andando.
  • Unità navali russe continuano ad arrivare nel Mediterraneo Orientale. Per tutti coloro che si chiedono che cosa possa fare una piccola corvetta, ricordate solo che queste sono le navi da cui, qualche tempo fa, sono partite le salve dei missili da crociera Kalibr.
Intanto la NATO ha dispiegato nell’Egeo lo Standing NATO Maritime Group 2. Questo è un gruppo operativo costituito da 5 fregate e la sua missione ufficiale sarebbe quella di “condurre azioni di ricognizione, monitorare e sorvegliare gli sconfinamenti di clandestini nell’area“. A parte il fatto che 5 fregate non possono certo pattugliare un mare brulicante di isole come l’Egeo, il cavillo qui è che non esiste alcun protocollo su che cosa fare dei migranti clandestini una volta fermati. Una task force non viene però dispiegata senza ordini precisi, si può pertanto presumere che la sua missione vada oltre al controllo puro e semplice dei profughi.


Un’altra tessera del puzzle sono gli Inglesi, che hanno inviato 1600 soldati in Giordania per un’esercitazione di tipo logistico, dove sono stati simulati i rifornimenti necessari ad un contingente di 30.000 uomini. Questi sono numeri grossi e personalmente non credo che che gli Inglesi arriverebbero a schierare tutte queste truppe. Comunque è un indicatore di quello che essi pensano potrebbe essere il loro ruolo nei mesi a venire; e poi, perché fare questa esercitazione proprio in Giordania? Comunque, in un articolo del Telegraph, una fonte militare ha detto che: “Questa non è un’esercitazione anti-ISIS. 

Semmai sembra che ci stiamo preparando a raggiungere gli Stati Uniti in Ucraina, piuttosto che in Siria“.

Arabia Saudita e Turchia stanno cercando di costruire una grande alleanza, nascondendola sotto l’esercitazione militare “North Thunder“, lanciata il 15 febbraio. A questo war game partecipano le forze di tutte queste nazioni: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Baharain, Senegal, Sudan, Kuwait, Maldive, Marocco, Pakistan, Chad, Tunisia, Comore, Gibuti, Oman Qatar, Malesia, Egitto, Mauritania e Mauritius, in aggiunta alle forze già dispiegate nella penisola.

C’è da notare che alcuni dei partecipanti, come gli Emirati Arabi Uniti, sono già coinvolti militarmente nella campagna dello Yemen. L’Egitto ha poi trasferito alcune unità di mezzi corazzati in Arabia Saudita appositamente per questa esercitazione.

Il problema per un possibile invasore è che solo la Turchia ha un confine terrestre con la Siria, se i Sauditi o chiunque altro volessero invaderla, avrebbero a disposizione una serie di opzioni, ciascuna con i suoi pro e contro.
  • Attraverso la Turchia: la via più ragionevole, che però comporta il trasporto via mare di tutto l’equipaggiamento pesante. Dando per scontato che esista una flotta adeguata per la spedizione, la movimentazione di alcune migliaia di uomini e di tutto il loro armamento non potrebbe fare a meno di essere rilevata dalla flotta russa.
  • Attraverso l’Iraq, dall’Arabia Saudita: è molto improbabile che il governo iracheno possa acconsentire ad una cosa del genere. Anche se fattibile, c’è il rischio di subire attacchi di logoramento molto prima di raggiungere il confine iracheno-siriano.
  • Attraverso la Giordania: anche se più semplice del percorso attraverso l’Iraq, farebbe diventare la Giordania un bersaglio legittimo. Rimane comunque un’opzione abbastanza decente.
  • Attraverso la Giordania, in Libano e da qui in Siria: è una non-opzione, dal momento che Hezbollah farebbe del suo meglio per bloccare tutti gli assalitori all’interno dello stesso Libano.
I Russi si aspettano sicuramente qualcosa del genere, da qui il dispiegamento del Tu-214R. Questo aereo è praticamente un occhio nel cielo, che guarda in basso a caccia di mezzi navali o terrestri, intercettando tutte le radiocomunicazioni. La Russia dispone forse di 2-3 velivoli operativi di questo tipo, e il fatto che abbia deciso di dispiegarne uno in Siria, fa chiaramente capire che ciò che si aspettano richiede che tutte le capacità tecniche (di tale aereo) siano ben presenti sul posto.

Dichiarazioni pubbliche a parte, è lecito aspettarsi un contingente terrestre di circa 20.000 uomini, sostenuti da una grossa parte dell’aviazione turca, con l’aggiunta delle forze aeree dell’Arabia Saudita e di qualche altro stato arabo.

Che cosa possono fare in questo caso la Russia e gli altri protagonisti?

Come ha già sottolineato Saker, il contingente russo a Latakia non è facilmente difendibile, 45 km. dal confine turco significa essere alla portata di tiro dell’artiglieria. Comunque, come ci insegna la storia recente, quando Shaakasvily, l’8 agosto 2008, aveva attaccato le postazioni russe, la Russia non aveva abbandonato i suoi uomini e, dopo appena 60 ore, la strada per Tblisi era completamente aperta. 

L’esercito georgiano dell’epoca era parzialmente equipaggiato ed addestrato da Israele e dall’Occidente. I Russi non ci avevano pensato due volte a fare una visitina ai marines americani di stanza a Poti e a sequestrare qualche pezzo di equipaggiamento.

Penso che, se le cose dovessero veramente farsi serie, la Russia abbia la capacità di eliminare mezzi ed installazioni militari all’interno della Turchia con le risorse di cui dispone all’interno dei propri confini. 

Per questa ragione, sono assolutamente convinto che la Turchia utilizzerebbe la base aerea di Incirlik come principale punto di partenza per le sue forze aeree, dal momento che questa è una vera e propria base NATO, in cui sono presenti un certo numero di unità statunitensi, incluse quelle del 21° USAFE (United States Air Forces in Europe). I Turchi potrebbero considerare questa presenza come una sorta di “scudo” nei confronti di possibili attacchi russi.

Comunque, l’aviazione turca non può concedersi il lusso di impegnare una porzione troppo grossa dei suoi 240 F-16 vicino al confine siriano, altrimenti, con che cosa pensa di fermare l’aviazione russa, quando questa comincerà a dirigersi a sud?

Per quanto riguarda l’efficacia delle forze di invasione, i Turchi sono quelli con più esperienza bellica. Incursioni di piccola e media entità in Siria e in Iraq sono state un fenomeno abbastanza normale negli ultimi anni. Operazioni di questo tipo fanno acquisire una notevole esperienza ai comandanti che vi prendono parte. D’altro canto, la scarsa efficacia dimostrata dai Sauditi nella guerra nello Yemen è un chiaro segno che il loro esercito lascia molto a desiderare.

A seconda del livello che potrebbero raggiungere le ostilità, mi aspetto che i Russi dimostrino tutta la loro abilità non solo difendendosi, ma anche creando problemi altrove, per esempio nel Mar Nero o anche nello stesso Egeo.

Per quanto riguarda Curdi ed Hezbollah, ritengo che il loro ruolo sarebbe quello di truppe di prima linea in una guerra di logoramento, dal momento che entrambi hanno una vasta esperienza nel combattere contro forze numericamente superiori e con completo supporto aereo. L’esercito siriano potrebbe essere usato come una sorta di “tappabuchi” per assistere Curdi ed Hezbollah dovunque fosse necessario.

L’Iran sarebbe probabilmente l’asso nella manica in questo potenziale conflitto. E’ l’unico protagonista che ha la capacità di contrastare qualunque invasione terrestre della Siria con un ugual numero di truppe tutte sue. Anche se non mi aspetto che (gli Iraniani) possano venir coinvolti in scontri lungo il confine turco-siriano, credo che potrebbero tenere il fronte sud della Siria, casomai i Sauditi decidessero di arrivare da quella direzione. Sono anche convinto che che farebbero intervenire le forze speciali o le unità di fanteria di medio livello, se qualche unità saudita decidesse di entrare in Siria.

Tutto questo presume lo scenario peggiore: quello di una guerra totale. Se tutto ciò che vogliono i Turchi è rinforzare un po’ la loro immagine nazionale per giochi di politica interna, allora i Russi potrebbero far finta di non vedere, magari mettendo sull’avviso Curdi, Hezbollah ed esercito siriano prima degli attacchi nei loro confronti, in modo da minimizzare le perdite.

Sembra che tutti i pezzi siano stati sistemati, e che il gioco sia iniziato. Speriamo che i sani di mente prevalgano e fermino questa pazzia prima che si inasprisca ulteriormente. Ancora una volta, quello che potrebbe succedere dipende da quanto in là ciascuna parte decide di andare (o è costretta ad andare). Durante la guerra in Georgia, la Russia aveva usato solo unità della 58° Armata. In questo caso c’è la possibilità che venga coinvolto un intero Distretto Militare.

P.S. A proposito di storia, sembra che la Sig.ra Merkel abbia bisogno di imparare una lezione. Ha appena chiesto una no-fly-zone in Siria. Dovrebbe trovare una biblioteca e mettersi a studiare che cosa è successo l’ultima volta che la Luftwaffe ha cercato di imporre qualcosa del genere alla Russia. Il risultato è stato abbastanza sfavorevole alla Germania.

Kakaouskia

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Pubblicato su Thesaker.is il 18 Febbraio 2016
Tradotto in Italiano da Mario per SakerItalia.it