lunedì 29 febbraio 2016

Un testimone musulmano bosniaco conferma che il massacro di Markale fu una false flag

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Nel corso della sua deposizione in difesa di Radovan Karadzic, un ex poliziotto musulmano bosniaco affermò al tribunale dell’Aia che la granata che uccise 66 persone e ne ferì 140 nel mercato di Markale a Sarajevo, venne in realtà sparata dall’Esercito (Musulmano) della Bosnia Erzegovina, per ordine del leader di allora – Alija Izetbegovic.

Sotto il nome in codice KW-586, il testimone, nascosto dietro una voce camuffata, disse di essere un membro delle unità speciali musulmane bosniache “Perle“, (1992-1994), nel periodo in cui aveva l’incarico di garantire la sicurezza della Presidenza in un momento in cui il Corpo Governativo si riuniva nel palazzo della Banca Nazionale a Sarajevo.

Il Testimone KW-568 affermò che, grazie al suo incarico aveva la possibilità di ascoltare ciò che l’allora Presidente Musulmano Bosniaco Alija Izetbegovic, assieme al figlio Bakir e al capo della Comunità Islamica di Bosnia e Erzegovina Reis-ul-ulema Mustafa Ceric dicevano nelle loro riunioni. Il testimone accusò Izetbegovic di preparare attacchi terroristici sui Musulmani Bosniaci a Sarajevo, Markale e anche a Srebrenica al fine di accusarne i Serbi ed estorcere un intervento della NATO in favore dei Musulmani.
 
Izetbegovic era sotto la fortissima influenza dell’ecclesiastico musulmano con forti agganci turchi, Reis-ul-Ulema Ceric. Il principale obiettivo di Izetbegovic era quello di ottenere l’intervento occidentale nell’interesse dei Musulmani causando “sofferenza di massa a Sarajevo e Srebrenica, provocando i Serbi affinchè contrattaccassero bombardando obiettivi civili, tra cui ospedali:” 

KW-586 nella sua deposizione affermò di aver sentito Izetbegovic e il leader religioso Ceric ragionare al riguardo di “ciò che sarebbe accaduto se una bomba avesse colpito il mercato di Markale”.

Solo pochi giorni dopo, il 5 febbraio 1994, successe davvero“, disse il testimone, aggiungendo che l’ABiH (armata musulmana) aveva sparato una granata su Markale dalla zona del villaggio di Mrkovići; “Si fece per ordine del Generale dell’ABiH (esercito musulmano bosniaco, protetto dalla NATO) Sefer Halilovic, e l’unità che svolse il compito era sotto il comando del Generale Mustafa Hajrulahović detto l’Italiano.”

Secondo le imputazioni contro Karadzic, la prima esplosione di un proiettile di mortaio a Markale avvenne il 5 febbraio 1994, data in cui vennero uccise 66 persone e più di 140 ferite.

Alija Izetbegovic aveva concordato con il generale musulmano Bosniaco (ABiH) Sefer Halilovic che si sarebbe dovuto fare, e Sefer si girò verso “l’Italiano” e disse, ‘Ci pensa l’Italiano’. “Il primo tentativo non ebbe successo – una granata cadde vicino al mercato; quindi al fine di tentare di nuovo, attesero che le truppe dell’UNPROFOR complici (con esse avevamo concordato che I NOSTRI COLPI NON SAREBBERO STATI CONTATI) arrivassero al check point lì vicino” spiegò il testimone.

Nella primavera del 1994, secondo le affermazioni dello stesso testimone, Alija Izetbegovic e Reis- ul-Ulema Ceric incontrarono il comandante della 28^ Divisione dell’ABiH a Srebrenica, Naser Oric e gli diedero l’ordine di organizzare degli attacchi contro i villaggi serbi nei dintorni per “provocare i Serbi” affinché contrattaccassero, aggiungendo che “le vittime non sono importanti sulla via di Allah, l’Onnipotente.” 

Il testimone, nelle sue stesse parole, subito sentì che Srebrenica veniva bombardata, probabilmente da forze musulmane. Nel corso dei controlli incrociati, l’accusa nella persona di Carolyn Edgerton definì le affermazioni del testimone ‘una molteplice teoria del complotto’, accusandolo di averle fabbricate al fine di ingraziarsi “quelli che adesso lo proteggono.” No, no, lei può leggervi ciò che vuole. E’ andata così, io ho detto la verità,” rispose il testimone.

Prima di KW-568, c’erano stati vari altri testimoni che avevano fatto affermazioni simili:

Markale I, 5 febbraio 1994.  – Esperti balistici e ufficiali della UNPROFOR ancora discutevano del bombardamento, e già la giornalista della CNN Christiana Amanpour e il Procuratore dell’Aia ne addossavano la responsabilità ai Serbi. Gli ufficiali di cui si diceva, nella maggior parte delle loro deposizioni, negarono o presentarono ragionevoli dubbi riguardo alle accuse del Procuratore (e di Christiana Amanpour) secondo cui il bombardamento arrivava dai Serbi; spiegavano che non era possibile stabilire l’esatta località da cui era stata sparata la granata, quindi se a farlo fossero stati i Serbi o i Musulmani; il resto delle loro testimonianze era in effetti una grossa accusa contro il Procuratore dell’Aia, la CNN, Christiana Amanpour  e i loro ispiratori.

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 ‘(I Musulmani) hanno registrato il loro crimine’ – chi voleva sapere, sapeva

L’esperto di balistica britannico Dereck Olsen della UK Academy of Defense affermò sotto giuramento, che era impossibile stabilire l’esatta distanza da cui era arrivato il proiettile mortale, e quindi era impossibile accusare i Serbi di averlo sparato, e che questo era ovvio dall’inizio, naturalmente, a condizione che l’obiettivo fosse scoprire la veritàJohn Russel, maggiore canadese (allora Secondo dell’inviato speciale dell’ONU Sergio deMello), incaricato degli aspetti militari, aveva ricercato personalmente il cratere; disse chiaramente che era impossibile determinare chi avesse sparato il proiettile. E questo fu quanto mise nel rapporto al Quartier Generale dell’UNPROFOR a Zagabria il giorno dopo la tragedia di Markale. Il rapporto concludeva che entrambi, i Serbi e i Musulmani avrebbero potuto sparare il proiettile mortale

 
  Sarajevo, Markale, agosto 1995; agosto 2013. Questo è il copione che l’Occidente applica alla Siria.

Steven Jodry era un esperto dell’artiglieria canadese, che, nel Quartier Generale di Zagabria, aveva l’incarico di studiare i rapporti dal campo. Jodrey concluse che non era possibile dare una risposta alla domanda chiave: di chi era il mortaio che aveva sparato il proiettile? Il Generale Michale Gutlier, comandante di tutte le forze armate canadesi stazionate all’estero, era un team leader dell’unità investigativa dell’ONU nel febbraio del 1994; disse che anche se la direzione del colpo avesse potuto essere stabilita, non era invece possibile stabilire la distanza, quindi formulò la conclusione che “entrambe le parti avrebbero potuto sparare il colpo”. 

La manipolazione e la propaganda di Christiana: Subito dopo che erano state rilasciate queste dichiarazioni, Christiana Amanpour e la CNN fecero in modo di determinare e ‘provare’ che i Serbi avevano sparato il colpo. Il maggiore Russel di cui sopra, a questo punto, ricordava che il giorno prima era stato prodotto un rapporto preliminare che conteneva le suddette conclusioni (che era impossibile affermare con certezza chi avesse sparato il colpo), mentre la CNN il 5 febbraio accusava i Serbi di avere sparato. Il maggiore Russel la etichettò come propaganda.

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Servitrice fedele della NATO e dei wahabiti, le menzogne della reporter della CNN Christiana Amanpour e il suo contributo al bombardamento della Serbia e della Repubblica Serba di Bosnia Erzegovina sono incommensurabili

Perché è stato così difficile risolvere il caso e scoprire i responsabili? Avendo a maggior ragione il colonnello Jodrey sostenuto davanti alla corte che l’analisi del cratere non era aggiornata, ma che ci sarebbe stato un metodo relativamente semplice per individuare l’origine di un colpo di mortaio.

La spiegazione fornita dal gen. Michael Gutiller fu piuttosto interessante; il generale svelò che il cratere venne distrutto e rivangato dai soldati francesi, che adottarono certi metodi di investigazione “non convenzionali” (‘sospetti’ il termine utilizzato); e che un certo capitano Verdi che aveva preso in carica il caso, per di più sbagliò nelle cifre e i calcoli furono inutilizzabili. Per questo motivo, quando il gen. Gotllier e i suoi uomini presero in carico il caso, era ormai troppo tardi per qualunque indagine.

Il che non significa che non si potessero trarre conclusioni certe. Certe conclusioni si potevano trarre, e tutte erano dirette a confermare con grande certezza che il proiettile mortale su Markale NON era stato sparato dai Serbi, ma piuttosto dai Musulmani. Il colonnello ucraino Sergei Moroz testimoniò davanti al tribunale dell’Aia che gli era stato riferito dal membro russo dell’unità di investigazione dell’ONU (Rumyancev) che il proiettile non arrivava dal lato serbi, e che fosse più probabile che l’esplosivo fosse stato portato e installato nel mercato che non sparato.
 
Ok, ma questi sono Russi, Ucraini, puzza di complotto serbo. Ma vogliamo sentire cos’ha da dire Russel, un Canadese? Lui stabilì che l’angolo di penetrazione del colpo, se veramente era stato sparato da un mortaio doveva essere estremamente ripido (più precisamente quasi 90°) per poter riuscire a scavalcare i palazzi nei dintorni. E c’erano soltanto formazioni musulmane posizionate nei paraggi. Nel suo diario personale che teneva durante la missione in Bosnia scrisse (in una nota del 5 febbraio 1994) che credeva che fossero stati i Musulmani a uccidere il loro stesso popolo quel tragico giorno, Aggiunse che nel corso della successiva ricerca delle armi tra le forze musulmane bosniache, erano stati ritrovati moltissimi proiettili da 120 mm fatti a mano, le cui saldature erano identiche a quelle nella coda del proiettile che aveva colpito Markale.

Anche Steven Joudrey affermò nelle sue conclusioni che, anche se il proiettile fosse stato sparato da una certa distanza, ciò doveva essere successo da una zona il cui controllo era al 95% in mano alle forze musulmane, e che “niente esclude” la possibilità che fosse stato sparato dai tetti nel vicinato. Jourdrey inoltre dice, se consideriamo le dimensioni piuttosto modeste del mercato e il rapporto dell’ONU che afferma che quest’area non era stata bersaglio di fuoco intenso nei giorni e perfino nelle ore precedenti l’esplosione, la possibilità che un solo missile lanciato contro il mercato riesca a colpirlo… ‘quasi non esiste’. Ed è per questo che è possibile che il proiettile sia stato sparato dal tetto di uno degl edifici circostanti.

Questa situazione si ripete a Markale il 28 agosto 1995. – L’investigatore dell’ONU Andrei Demurenko di nuovo affermò che la possibilità che un singolo colpo di artiglieria provenisse dalle posizioni serbe è 1:10. 000. 000, ma non c’è nessuna prova che confermi anche la più infima possibilità che a sparare siano stati i Serbi: né sullo scenario, né nei tracciati radar, quindi gli investigatori ritengono che quello che è realmente accaduto fosse un ‘attacco terrorista da dentro la città’ ma, Demurenko spiega, ci è stato impedito di fare ulteriori indagini; un agente dell’intelligence americana ha firmato un rapporto che ‘nega le leggi della fisica’ affermando che il missile venne lanciato dai Serbi, e che i radar non riuscirono a individuarlo a causa della sua posizione di lancio (?!). Ma la domanda da un milione di dollari resta senza risposta: come avrebbe fatto il proiettile a passare sopra gli alti edifici lì attorno? 
 
Demurenko disse anche che pesino l’UNPROFOR spesso ha avuto il fortissimo sospetto che i cecchini musulmani a Sarajevo colpissero i propri concittadini, ma che fosse difficile provarlo a causa dell’ordine dal Comando, secondo cui ulteriori indagini su questa pista fossero PROIBITE.

Queste affermazioni sono forse esagerazioni dei Russi fanatici che vorrebbero alleggerire i Serbi dalle loro colpe? Ma perfino a Londra l’Independent il 22 agosto 1992 riferì che ‘ gli ufficiali dell’ONU e come anche alti ufficiali occidentali ritengono che alcuni dei peggiori tra i recenti omicidi, tra cui il massacro di almeno 16 persone in coda a un panificio, vennero commessi dai difensori musulmani della città – e non dai Serbi che la assediavano – come insinua la propaganda (manipolazione) al fine di ottenere la benevolenza mondiale e di conseguenza l’intervento militare per conto loro’.
 
Riguardo al massacro di Vasa Miskin, l’Independent scrisse: ‘Rapporti riservati al comandante delle forze di pace ONU, gen. Satish Nambiar, riferiscono che furono le milizie bosniache leali ad Alija Izetbegovic che fecero esplodere la bomba a Vasa Misjin e che fosse una bomba telecomandata, probabilmente contenuta in una latta’, diceva un ufficiale dell’ONU.

Deposizione di Gray: Tutto resterebbe confinato all’interno delle ipotesi giornalistiche e del fanatismo russo finché non venne resa nota la deposizione del colonnello Paul Gray, dell’esercito neozelandese: i Musulmani sparavano ai Serbi dalla loro postazione dietro l’ospedale di K osevo, per provocare la loro reazione su obiettivi civili sperando di prenderne più di quanti ne davano, per provocare un intervento militare a loro favore: 
– Il 13 luglio1992, i bambini nella palazzina dell’ufficio postale a cui i soldati canadesi avevano dato caramelle vennero uccisi da fuoco di mortai. Grey ritiene che i colpi arrivassero dai territori controllati dai Musulmani (quest’esplosione abbiamo notato che NON FU inserita nella lista delle accuse a Karadzic o a Mladic);
– colpire la residenza presidenziale bosniaca ogni volta che vi si svolgeva la visita di rappresentanti esteri divenne una routine; il 17 luglio 1992, durante la visita del capo della diplomazia britannica Douglas Hurd: non appena Hurd fece il suo ingresso nell’edificio un proiettile d’artiglieria uccise dieci passanti. Lui era personalmente presente, e poté sentire il suono del colpo. ‘ – Era distante meno di 200m’, dichiarò in seguito “I Musulmani bosniaci attaccavano i loro stessi civili” afferma, concludendo che ‘la fazione bosniaca stava deliberatamente uccidendo i propri civili per ottenere la simpatia dell’opinione pubblica mondiale e provocare l’intervento militare USA’.

Questo chiarisce tutto-

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Articolo di Grey Carter pubblicato da TheSaker.is il 5 Febbraio 2016
Tradotto in Italiano da Mario B. per Sakeritalia.it

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