martedì 24 giugno 2014

Riforma Pa, spunta la “salva Renzi”: così liberano il Premier dalla condanna per “danno erariale”

 edoardo baraldi renzusconi
E finalmente, dopo soli 116 giorni, il Premier Renzi – insieme alla fedele Ministro Madia – si è costruito la prima legge “ad personam”. Come il padre putativo Silvio Berlusconi, anche Matteo I vuole difendersi dai processi e non nei processi. Nel caso specifico si tratta della condanna per “danno erariale” inflitta al premier in primo grado e che potrebbe essere cancellata da una norma inserita nel decreto legge Madia sulla riforma della Pubblica Amministrazione. Ecco tutti i dettagli.

Nonostante i giornaloni italiani abbiano fatto a gara per nascondere al grande pubblico la notizia della condanna di Renzi, tre anni fa l’attuale premier è stato condannato in primo grado dalla Corte dei Conti di Firenze per danno erariale, come vi avevamo già raccontato con dovizia di particolari. A prescindere dal fatto se sia normale o meno avere – per l’ennesima volta – un Presidente del Consiglio condannato, per un reato amministrativo grave, la sentenza del 4 agosto 2011 accusa Renzi di essere stato “responsabile dell’assunzione irregolare di quattro persone nello staff della sua segreteria, con contratti a tempo determinato, quando era presidente della Provincia di Firenze (tra il 2004 e il 2009)”, come ricorda Tommaso Rodano sul Fatto Quotidiano.

Ecco il danno erariale, per cui “la Corte dei Conti ha condannato in primo grado Renzi al risarcimento di 14 mila e 535 euro, il 30 per cento della cifra complessiva di circa 50 mila euro, divisa con gli altri 20 condannati (tra cui figura l’ultimo presidente della provincia di Firenze, Andrea Barducci).”

Nell’autunno prossimo, quando il treno delle riforme potrebbe essere in procinto di arrivare a destinazione, è prevista la sentenza d’appello. E una macchia indelebile rischierebbe di infangare il vestitino pulito (?) del Governo Matteo I. Probabilmente sarà per questo che, per spazzare via ogni dubbio e difendere il segretario Pd dal processo (anziché nel processo), in pieno stile berlusconiano, ecco arrivare in soccorso “un articolo tagliato su misura per i guai del premier”, inserito abilmente nel testo del decreto legge Madia (“misure urgenti per l’efficientamento della pubblica amministrazione e per il sostegno dell’occupazione”).

A svelare l’inghippo dei renziani ci ha pensato Rodano, che sul Fatto Quotidiano spiega: “L’articolo 12 della riforma (“Disposizioni sul personale delle regioni e degli enti locali”) introduce un paragrafo da aggiungere all’articolo 90 (secondo comma) del Testo Unico degli Enti Locali del 2000. Recita così: “In ragione della temporaneità e del carattere fiduciario del rapporto di lavoro si prescinde nell'attribuzione degli incarichi dal possesso di specifici titoli di studio o professionali per l'accesso alle corrispondenti qualifiche ed aree di riferimento”. Traduzione: con questa norma negli enti locali (comuni, province e regioni), le assunzioni a tempo determinato possono essere decise in modo discrezionale a prescindere dal percorso professionale e dal titolo di studio dei candidati.”

“Tra primo grado e appello”, la chiosa di Teducci, “scomparirebbe la fattispecie che è costata la condanna amministrativa a Renzi.”

Dal fatta la legge trovato l’inganno siamo passati direttamente al fatto l’inganno trovata la legge. Ribaltare la realtà a proprio piacimento, modellare la giustizia secondo esigenze politiche e non sociali, proseguire nel percorso tracciato dal berlusconismo negli ultimi venti anni, dove il Governo e il Parlamento ci hanno regalato decine di leggi “ad personam”, buone solo a difendere il Premier dai processi e non nei processi. 

Tale padre (politico), tale figlio. Buon renzismo a tutti.


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