venerdì 23 gennaio 2015

La via occulta


La “Via Mistica” che conduce all’unione con il divino è talmente nota che spesso ignoriamo l’altro Sentiero, del tutto diverso pur avendo in comune lo stesso obiettivo. Siamo così abituati a sentire parlare di rinuncia al mondo e abnegazione del Sé, quale unico percorso dell’anima protesa verso l’Altissimo, che osiamo a malapena sussurrare che un Sentiero alternativo esiste davvero: la Via del dominio sulla vita manifesta e dell’apoteosi del Sé.

Dio può essere venerato in due maniere: nella Sua Essenza non manifesta oppure nella Sua forma manifesta. Entrambe sono legittime, purché quando ne riveriamo la forma manifesta non dimentichiamo la Sua Essenza, oppure quando ci rivolgiamo all’Essenza non la confondiamo con la Sua forma manifesta, perché entrambe diventano peccato di idolatria, ossia di enfasi collocata erroneamente.

Il mistico cerca di adorare l’Essenza di Dio, ma essendo questa non manifesta, sfugge alla coscienza umana. Per riuscire a concepire l’oggetto della sua venerazione egli deve allora arrivare a trascendere il normale stato di coscienza umano. Non è possibile conoscere la natura più intima di uno stato di esistenza, se non si riesce a penetrarla e a condividerne in qualche modo l’esperienza. Il mistico si prefigge dunque il compito di liberare la sua coscienza dai vincoli della forma attraverso una disciplina ascetica. Uccide la sua natura inferiore per liberare quella superiore, al fine di unirsi a Dio e arrivare a conoscerlo.

La Via del Mistico è un percorso di rinuncia fino a che egli riesce a squarciare tutte le limitazioni della sua natura inferiore e a penetrare nella libertà; a questo punto nessun freno riesce più a trattenerlo lontano da Dio e la sua anima vola in alto per entrare nella Luce e non fare più ritorno.

L’altro Sentiero non è una via di rinuncia bensì di autorealizzazione. Non ci si allontana dal percorso del destino umano, quanto piuttosto ci si concentra su tale destino fino a sublimarlo. Ogni anima che intraprende il Sentiero vive, attraverso la propria esperienza, tutte le fasi e gli aspetti dell’esistenza manifesta, equilibrandola, spiritualizzandola e assorbendone l’essenza.

Lo scopo di coloro che seguono questo Sentiero è di ottenere il completo dominio su ogni aspetto della vita creata. Quando però parliamo di dominio, non intendiamo quello esercitato da uno schiavista sulle sue vittime bensì quello di un virtuoso sul suo strumento: la padronanza con cui vi entra in sintonia e ne trae le piene capacità interpretative.

L’Adepto che ha ottenuto il dominio sulla Sfera di Luna è in grado di interpretare il messaggio della Luna e di dimostrarne equilibratamente i poteri al mondo. Il regno governato dal Maestro del Tempio non è una monarchia assoluta. Egli non ottiene tale padronanza per avere Troni, Dominazioni e Potenze al suo servizio, ma per far pervenire a tutti il messaggio divino di salvezza e per condurli alla loro eredità più sublime. Egli è un servitore dell’evoluzione, il cui compito è fare uscire l’ordine dal caos, l’armonia dalla discordia e di riportare le forme sbilanciate verso l’equilibrio.

Gli insegnanti dello Yedanta della Tradizione Orientale distinguono nettamente tra la devozione al Dio non manifesto, l’essenza spirituale del creato, e i suoi aspetti manifesti o dèi. “Identificate il Sé con gli aspetti parziali (Yogini) e sarete in grado di ottenere i poteri (Siddhi). Identificate il Sé con la Maha-yogini stessa e l’uomo sarà liberato, poiché non sarà più uomo ma la divinità... Le scelte di identificazione dell’uomo dipendono unicamente da ciò che desidera, ma qualsiasi cosa esse siano, egli otterrà il Potere solo se lo vorrà intensamente e se lavorerà a tal fine.”

Cosa dovrebbe desiderare un uomo? La risposta a questa domanda dipende interamente dallo stadio evolutivo che ha raggiunto. L’anima deve aver completato la propria esperienza umana prima di essere pronta a unirsi con il divino: deve passare il nadir della discesa nella materia prima di poter intraprendere il Sentiero del ritorno.

Non possiamo essere pronti per la Via Mistica fino a che non siamo vicini alla liberazione della Ruota di nascita e morte. Il tentativo di sfuggire prematuramente a tale Ruota ci squalificherebbe come una barca a vela in corsa che salta l’ultima boa. Non avremmo rispettato le condizioni per la liberazione che impongono di non saltare alcun passaggio e lasciare dietro di noi solo quanto abbiamo dominato, equilibrato, superato.

È falso l’insegnamento che ci impone di sradicare dalla nostra natura quanto Dio vi ha seminato: l’amore per la bellezza, lo stimolo vitale dell’istinto pulito, normale e sano, la gioia della contesa; saremmo ben misere creature senza tutto ciò. Dio ci ha fatto questi doni e possiamo ben presumere che sapesse quanto stava facendo. Chi siamo noi per giudicare il Suo operato e condannare quanto ha ritenuto fosse giusto?

La legge di Dio ci proibisce solo di abusare di queste cose e di utilizzarle per scopi diversi da quello originario. Il Sentiero del Focolare offre una disciplina degli istinti ben più solida ed efficace di quanto possano fare le caverne degli eremiti di Tebe con le loro torture ascetiche e le auto-mutilazioni, che violano la Natura e oltraggiano l’operato divino.

L’asceta, spaventato dalle forze elementari che lo colgono impuro e impreparato, rifugge dalla tentazione. È cosa saggia equilibrare le forze contrastanti della nostra natura fino a che non siano in grado di gestire i nostri istinti scalpitanti, facendo loro trainare il carro dell’anima con il potere della loro instancabile velocità.

Arriverà il giorno per ciascuno di noi quando saremo liberi dalla Ruota di nascita e morte ed entreremo nella Luce per non far più ritorno. Se riteniamo di aver superato gli Elementi e i relativi problemi prima di quel giorno, significa solo che abbiamo invertito la rotta prima di aver girato intorno all’ultima boa. Diventiamo simili all’uomo che ha sepolto il suo talento perché ne aveva paura. Il Signore non ci ringrazierà per una devozione male indirizzata e ci riterrà suoi ben miseri servitori.

La chiave di questa, come di tante altre questioni, è la dottrina della reincarnazione. Se riteniamo davvero che tutte le conquiste umane debbano essere raggiunte in un’unica vita al termine della quale saremo giudicati, diventa facile scivolare in un idealismo forzato che non è frutto di un autentico processo di maturazione. La libertà dalla Ruota, l’abbandono della materia, l’unione con il divino saranno tutti raggiunti durante le varie fasi della nostra evoluzione, perché è lo scopo dell’evoluzione stessa di farceli conseguire.

Quel momento è però ancora lontano per la maggior parte di noi e saremmo ben sciocchi se lasciassimo a qualche altro individuo il compito di giudicare a che punto siamo sulla scala evolutiva e quale deve essere il nostro prossimo passo.

Dobbiamo avere il coraggio di sostenere le nostre opinioni e di seguire gli impulsi più profondi. Se sentiamo la spinta a venerare Dio nelle Sue manifestazioni gloriose, facciamolo con tutto il cuore perché quella sarà la via della nostra autorealizzazione. Ciò non significa che dovremmo sciogliere le briglie dei nostri istinti: la danza della Natura è un movimento ordinato e ritmico e se ci stacchiamo dal nostro posto nello schema della vita ne interrompiamo il flusso armonico. Dobbiamo lavorare con la Natura per i Suoi fini se in Lei riconosciamo la Madre e ciò richiederà abbastanza disciplina per qualsiasi tipo di anima.

Se invece ci sentiamo spinti verso una via mistica, chiediamoci in tutta onestà se stiamo seguendo questo Sentiero perché il richiamo divino è molto forte nei nostri cuori, oppure perché la nostra vita è talmente difficile che desideriamo fuggire per sempre dai suoi problemi.
 
 
Dion Fortune


– da Magia applicata di Dion Fortune
 

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