giovedì 16 giugno 2016

“Non sentire” è stato un sistema per sopravvivere


Chi non riesce a “sentire”, spesso vive le emozioni come un pericolo. C’è qualcosa che schiaccia, stringe o soffoca, all’altezza dello stomaco, o del plesso solare, o della gola, e non permette il passaggio del respiro, facendo restare bloccati, quasi paralizzati. La sensazione più essere lieve e gestibile, come nei casi di ansia e stress, o terribile, come negli attacchi di panico.

Quella sensazione di blocco serve ad impedire di sentirne un’altra, probabilmente ritenuta molto pù pericolosa. Per non sentire la paura o la sofferenza, dunque, si è instaurato un meccanismo automatico di difesa che interviene a bloccarne la percezione, ma questa stessa sensazione produce, di fatto, ansia e paura, cioè ciò che non si voleva sentire.

La spirale sembra una disperata riproduzione, senza via d’uscita, di cui non si comprende la causa.  

L’unica possibilità è costituita dal prendere coscienza e consapevolezza di ciò che è accaduto al bambino che siamo stati, che ha dovuto creare, inconsciamente, un sistema di sopravvivenza in una situazione per lui insostenibile.

Nella normalità delle nostre famiglie ha origine quel malessere che, spesso, accompagna per tutta la vita, e viene alleviato solo da farmaci o psicofarmaci. Come testimoniano le uccisioni di donne che continuano ad insanguinare l’Italia, nell’infanzia negata e rimossa del bambino ci sono stati, molto spesso, dei violenti litigi tra i genitori, a cui lui ha dovuto assistere, spesso sentendosi impotente e sbagliato, e, ancora peggio, ritenendosene, magari, la causa.

La maggior parte delle persone ritiene di aver avuto un’infanzia normale e felice, perchè non gli è accaduto nulla di male, eppure non si rende conto che quelle scene hanno bloccato e paralizzato una parte di sè, che ha dovuto creare un sistema di sopravvivenza, costruendosi un carattere che lo rendesse invisibile, dando il meno fastidio possibile, cercando di fare il buone ed il bravo, prendendosi l’incarico di salvare l’esistenza dei genitori, facendosi carico dei loro problemi e della loro sofferenza.
“Dal momento che i genitori autoritari hanno sempre ragione, non è necessario stare a rompersi la testa ogni volta per decidere se quello che vogliono sia giusto o meno. E, del resto, come si potrebbe giudicarlo? Da dove discernere i parametri per stabilirlo, se ci si è sempre fatti dire che cosa era giusto e che cosa ingiusto, se non si è mai avuta occasione per fare esperienza dei propri sentimenti e se, oltre a ciò, qualsiasi accenno ad una critica, che i genitori non accettavano, rappresentava un pericolo mortale per il bambino? Se l’adulto non ha costruito nulla che sente come suo proprio, allora nella buona e nella cattiva sorte si vive alla mercè dei superiori, come il lattante è alla mercè dei genitori; dire di ‘no’ ai più potenti gli sembrerà sempre mortalmente pericoloso.” (1)
I genitori autoritari, sia che abbiano usato violenza fisica che psicologica, oltretutto, vengono idealizzati dal bambino che non ha più accesso al suo sentire ed è abituato a prendere per buono tutto ciò che gli viene detto. Nella sua corazza protettiva continua a credere nella famiglia e nella bontà dei propri genitori, che cercherà di difendere e proteggere e, da adulto, farà il possibile per mantenere fede a quegli ideali, ricreando lo stesso tipo di famiglia.

In questo clima hanno vissuto, da bambini, gli uomini che ora si stanno scardinando dentro, ed a volte non riescono a trattenersi dal compiere un atto violento, e le donne che subiscono, convinte che quello sia l’amore, le attenzioni, le dipendenze morbose, le fissazioni, senza pretendere di meglio e di più per se stesse ed i propri figli.


Il carattere costruito come una difesa mostra le sue crepe, dalle quali arrivano, ugualmente, le sensazioni rimosse e soffocate; il sistema di difesa si sta sgretolando, ma l’adulto non ha nulla da sostituirvi e, per questo motivo, è bene che si faccia accompagnare in un percorso da chi è preparato ad aiutarlo.

L’ansia, lo stress, il panico, sono modi del corpo per segnalare che non riesce più a controllare qualcosa che sta venendo a galla. I farmaci possono tenere a bada e tranquillizzare un po’, ma solo la presa di coscienza di ciò che è avvenuto e la consapevolezza possono sciogliere il dramma del bambino e rendere l’adulto che è diventato capace di accoglierlo, con tutte le sue fragilità e vulnerabilità.

In questa infanzia rimossa e negata sta, sempre, la spiegazione di tutto ciò che accade; nei terribili metodi educativi in uso fin quasi alla fine del secolo scorso sta la spiegazione del fatto che le persone non trovino mai il coraggio di ribellarsi alle autorità, anche quando sono palesemente corrotte e deviate, oppure che si affidino a gruppi che giustificano violenza o ideali contro l’umanità.
“La storia del Terzo Reich ci aiuta a scorgere più chiaramente le conseguenze della ‘pedagogia nera’: sullo sfondo del rifiuto dell’elemento infantile che viene inculcato nella nostra educazione si può quasi arrivare a capire come tanti uomini e donne abbiano potuto accompagnare alla camera a gas, senza apparente difficoltà, un milione di bambini che per loro incarnavano le parti più temute del proprio Sè. Ci si può perfino immaginare che essi li abbiano sgridati, picchiati o fotografati e abbiano potuto così finalmente stornare l’odio che avevano accumulato nella loro prima infanzia. L’educazione che essi ricevettero era rivolta fin dal principio ad annientare il lato infantile, giocoso e vivace presente in loro. Dovettero continuare a riprodurre la medesima crudeltà che era stata loro inflitta , l’assassinio psichico perpetrato su quel bambino che essi erano un tempo: nei bambini ebrei che portarono alla camera a gas essi non fecero altro, in fondo, che continuare ad uccidere il proprio lato infantile.” (2) 
Solo rendendosi conto delle conseguenze dell’età infantile nell’adulto possiamo comprendere come avvengano certi fatti di sangue e perchè le dittature o la mancanza di Umanità siano ancora così diffuse nella società civile.

I bambini che siamo stati chiedono oggi di essere accolti, amati ed accettati per quello che sono, e questo è il messaggio che il corpo comunica attraverso le emozioni che non riescono più a restare represse e rimosse. Riappropriarsi del proprio ‘sentire’, per l’adulto, non è più un pericolo o una minaccia mortale, come il bambino l’ha percepita allora, ma una possibilità di Vita finalmente partecipata, vibrante, vera e ricca di gioiose emozioni. Perchè anche la gioia ed il piacere vengono cancellati dall’impossibilità di lasciarsi andare, di cui tanti soffrono.

E’ importante farsi aiutare da chi ha già compiuto questo processo per Sè, poichè la maggior parte dei terapeuti sono, in realtà, persone che vogliono aiutare chi ha le loro stesse problematiche irrisolte, che percepiscono energeticamente.

In questa epoca di Verità e Consapevolezza i bambini torneranno ad essere vivi e vitali nell’adulto, come un sano ‘sentire’ prevede. Solo in questo modo saremo in grado di evitare le tragedie, di accogliere umanamente chi ha bisogno, di occuparci seriamente dei problemi del mondo. Solo avendo fatto questo per Se Stessi si può migliorare la propria Vita e quella degli altri. 


E, forse, solo allora, all’olocausto ed al genocidio di tanti bambini sarà resa giustizia.


Valeria Pisano

Note:
  1. Alice Miller, “La persecuzione del bambino, le radici della violenza“, Bollati Boringhieri
  2.   ”         ”                    ”                                 ”                                      ”                   ”           “

fonte: https://valeriapisano.com/2016/06/09/non-sentire-e-stato-un-sistema-per-sopravvivere/

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