venerdì 27 dicembre 2013

Negli Usa prigione per chi non riesce a pagare le tasse

NEW YORK (WSI) - In un mondo governato dalle banche, le lobby continuano ad avere la meglio. Con l'aiuto dei vari politici di turno, le varie caste sparse un po' in tutto il mondo riescono a salvarsi dalle forme più feroci di tassazione. Tanto, a pagare per loro, ci pensano i meno abbienti.


Le prigioni dei debitori di nuovo in America. La tendenza di 150 anni fa è tornata di moda. Chi non paga i debiti finisce in galera.
E' in atto una vera e propria guerra contro i più poveri, contro chi non riesce ad arrivare a fine mese, e contro chi, sull'orlo della povertà, non riesce a pagare le tasse. 

Per loro, ora in America sono pronte le manette. Mentre i banchieri artefici della Grande crisi finanziaria del 2007 sono ancora in libertà, per la gente comune si aprono le porte del carcere. 

Come riporta un articolo firmato da Michael Krieger, agli Stati Uniti, non basta più rappresentare il 25% dei prigionieri di tutto il mondo. 

Ora l'America "neo feuduale" sembra avere bisogno, infatti, di "trovare modi più creativi e, addirittura, arcaici per incarcerare, in maniera evidentemente incostituzionale ed immorale, anche i più poveri". Tanto da creare vere e proprie prigioni per i debitori. Una pratica che sembrava fosse stata ormai da tempo considerata obsoleta (anzi in gran parte sradicata nel mondo occidentale, con l'eccezione di circa 1/3 degli stati americani e della Grecia).

Come in un romanzo di Charles Dickens, chi fa fatica e lotta per pagare multe scadute o tasse legate a spese giudiziarie, sostenute anche solo per semplici infrazioni stradali, rischia dunque di essere sbattuto in carcere negli Stati Uniti.

Tornano così le prigioni che fiorirono negli Stati Uniti e in Europa occidentale oltre 150 anni fa. A quei tempi, prima ancora che nascessero il diritto fallimentare e le reti di sicurezza sociale, la povera gente e i titolari di aziende in rovina venivano rinchiusi in prigione, finché non venivano saldati i loro debiti. Le riforme, poi, bandirono tale pratica. Almeno fino a oggi.

Il Centro Brennan per la giustizia e l'American Civil Liberties Union (ACLU) sottolineano che questa prassi è rinata in alcuni tribunali locali.

Forse queste prigioni per i debitori sono rinate per fare di questa pratica un pilastro della crescita del PIL. Ad ogni modo, l’ACLU ha scoperto che sette su undici contee prese in esame hanno creato, de facto, "prigioni dei debitori", nonostante i chiari "divieti costituzionali e legislativi". In alcune aree, poi, la situazione è ben peggiore che in altre. Nella seconda metà del 2012, ad esempio, nella Contea di Huron, il 20% degli arresti sono stati dovuti a mancati pagamenti delle ammende; mentre la Corte municipale Sandusky della Contea di Erie ha incarcerato 75 persone in poco più di un mese durante l'estate del 2012. 

Mark Silverstein, avvocato dell’ACLU del Colorado, ha sostenuto che in queste corti i giudici non hanno neanche valutato la capacità degli imputati di pagare prima di condannarli al carcere, a dispetto di quanto sancito dai principi costituzionali.

 

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