Se
nel 2012 qualcuno avesse detto che il capo di Majdan egiziana Muhamad
Mursi era un agente del dipartimento di Stato USA, che non avrebbe avuto
un mandato presidenziale trionfante, ma un colpo di Stato, un processo e
la condanna a morte, non sarebbe stato creduto. La vita è complicata.
Se agli analisti statunitensi e russi avessero detto nel 2012 che tre
anni dopo Majdan egiziana, il leader dell’Egitto avrebbe presenziato
alla parata del 9 maggio a Mosca e cercato copertura politica dal
Cremlino, avrebbero parlato di follia. Peccato. I russi tornano sempre. E
non solo per i soldi, come scrisse Otto von Bismarck. Tuttavia, il
denaro ha un ruolo.
Dopo un breve, ma brillante regno di orde maidaniste
e agenti statunitensi, l’economia egiziana, che non aveva prospettive
brillanti, era in stato comatoso, mentre emergeva un dato interessante:
pochi erano disposti e in grado di rianimare l’economia egiziana senza
cercare di fare dell’Egitto una colonia. Infatti, il Maresciallo
Abdalfatah Said Qalil Husayn al-Sisi aveva due alternative all’influenza
di Washington, poteva scegliere Mosca oppure Beijing. Da militare
intelligente, il Maresciallo al-Sisi decise di collaborare con Cina e
Russia, ma diede priorità al Paese che può dare all’Egitto seri
argomenti contro i tentativi d’ingerenza straniera, armi avanzate,
efficaci ed economiche. Questo è un motivo per la memorabile visita di
al-Sisi a Mosca, deprimendo l’Ufficio Medio Oriente dello State
Department, combinato ad alcolismo prolungato. A febbraio, Putin
visitava l’Egitto, percepita dai media occidentali, ad esempio
dall’inglese Guardian, come “chiaro segnale all’occidente”.
Mi chiedo
come si sia sentito il personale del dipartimento di Stato nel vedere
Putin e al-Sisi a piazza Tahrir, laddove la “rivoluzione arancione”
egiziana era cominciata. La visita di febbraio di Putin ebbe una
conseguenza specifica: Putin e al-Sisi decisero l’istituzione di una
zona industriale russa in Egitto, diventata elemento importante della
politica estera di Mosca. La Russia ancora una volta espande il proprio
mercato e, infine, è lo Stato a focalizzarsi su questo problema,
piuttosto che aziende private. Impariamo dai nostri amici e concorrenti,
adottando le migliori tattiche di Pechino e Washington. Questa
settimana al Cairo è sbarcato un gruppo di alti funzionari russi guidato
dal ministro dell’Industria e del Commercio Denis Manturov, che aveva
con sé diversi governatori russi e una delegazione molto rappresentativa
di uomini d’affari. I risultati della visita sono stati impressionanti:
1. Russia ed Egitto passeranno ai pagamenti in valute nazionali. Lo scambio attuale tra i Paesi è di 5,5 miliardi di dollari, ma ora cresce in rubli e lire egiziane. Qualsiasi estensione della zona rublo è un bene per il nostro Paese. L’estensione della circolazione del rublo scaccia il dollaro: un doppio vantaggio.
2. L’Egitto aveva presentato una richiesta per una zona di libero scambio con l’UEE. Più avanti si va, più si svilupperanno i piani d’integrazione russi. Recentemente è stato firmato un accordo per una zona di libero scambio con il Vietnam, ed ora tocca all’Egitto. Senza i biscotti di Majdan, senza il “partenariato orientale”, senza fuochi d’artificio e dichiarazioni forti, la Russia attira sempre più Paesi nella sua orbita d’integrazione.
3. Un accordo preliminare per consegnare 12 aerei Sukhoj Superjet 100 con l’opzione per altri 12. Le prime consegne inizieranno a fine 2016. E’ molto probabile che il leasing degli aeromobili sarà finanziato da un fondo speciale russo-cinese: “ora lavoriamo al problema, parliamo della possibilità di fornire 12 aerei più altri 12. Recentemente, nell’ambito della visita del Presidente Xi Jinping a Mosca, è stato firmato un accordo per istituire un fondo speciale di 3 miliardi di dollari per consegnare 100 SSJ100 tramite i RDIF (Fondi d’investimento diretto russi) e partner cinesi“, ha detto Manturov.
4. Un significativo pacchetto di ordini per armamenti. I commenti ufficiali citano aerei, missili antiaerei, elicotteri e mezzi terresti. Purtroppo non vi sono dettagli ancora, dato che i negoziatori citano “la sensibilità del soggetto”.
Con lo sviluppo della cooperazione nell’energia nucleare, il lavoro
delle compagnie petrolifere russe in Egitto e la crescita significativa
dell’invio di grano dalla Russia all’Egitto, possiamo dire che l’Egitto
va strettamente integrandosi all’economia della Russia e dell’Unione
economica eurasiatica. Questo è molto importante, perché dalla caduta
dell’URSS e distruzione del Comecon, il mercato russo, anche con l’UEE,
non aveva la capacità necessaria per uno sviluppo autosufficiente.
Dobbiamo raggiungere tutti i mercati e occupare tutte le nicchie
possibili, da cui sarà difficile o impossibile cacciarci. A questo
proposito, seguiamo in modo esplicito la Cina e, pertanto, un elemento
importante di questa strategia è la zona industriale russa in Egitto. Il
ministro Manturov: “Attribuiamo grande importanza al compito di
rafforzare la cooperazione nell’industria e nella produzione avanzata in
Egitto. Credo che un buon trampolino di lancio della futura
cooperazione sarà il lavoro congiunto nell’ambito del progetto di zona
industriale russa nell’area del canale di Suez e la creazione di nuovi
programmi comuni industriali”.
Il primo potenziale residente della zona
industriale russa in Egitto è la Corporation Uralvagonzavod. Il
direttore generale della UVZ, Oleg Sienko, ha avuto colloqui in Egitto
sulla possibilità di produrre treni, attrezzature per le costruzioni e
apparecchiature petrolifere e gasifere. C’è un altro motivo importante
per avere un appiglio in Egitto. Napoleone Bonaparte disse giustamente
che “la geografia è destino”, e nel caso dell’Egitto ciò può essere
formulato come “il canale di Suez è destino”. Se diventiamo un
importante partner economico e militare dell’Egitto, colpiremo l’Unione
europea e il Regno Unito sul canale di Suez, particolarmente importante
per sviluppare il concetto di Nuova Via della Seta della Cina. Ecco la
mappa della Nuova Via della Seta indicata ai propri lettori dal Wall Street Journal:
Per
non traumatizzare i delicati e sensibili lettori, il principale
giornale economico degli Stati Uniti ha mostrato solo uno dei cosiddetti
“corridoi” della Nuova Via della Seta, il corridoio marittimo
meridionale (linea blu), la sola via dei trasporti su vasta scala che
collega Europa e Cina. In linea di principio, la merce può viaggiare su
rotaia dalla Cina alla Germania, ma la capacità lascia ancora molto a
desiderare. In questo contesto, il controllo del canale di Suez, o
piuttosto l’influenza sull’Egitto, è un importante patrimonio
geopolitico. Togliendo agli Stati Uniti la capacità di “spegnere” il
commercio tra Europa e Cina, vale molto, e questo è solo uno dei bonus
della strategia della Russia in Egitto.
Creando centri produttivi sulla
rotta commerciale più occupata nel mondo è cruciale anche per un buon
reddito futuro. E si osservino le altre mappe della Nuova Via della Seta
dove la Russia è identificata come non solo membro della
fascia”economica”, ma come Paese attraversato dal “corridoio
settentrionale” del mega-progetto cinese che, secondo i media
statunitensi, cambierà radicalmente l’economia globale, angosciando gli
esperti statunitensi.
Quale
è il bello della situazione? Se la Russia potrà includere l’Egitto nei
suoi processi d’integrazione, “agganciandolo” con la tecnologia
energetica e le armi, ne farà elemento del sistema di sicurezza
internazionale russo, e quindi i corridoi settentrionale e meridionale
della Via della Seta saranno collegati alla Russia. Naturalmente c’è un
“corridoio centrale” che attraverserà India, Pakistan, Iraq, Siria, Iran
e Turchia con una varietà di rotte, ma il problema è che questo
corridoio ha due enormi ostacoli: terreno e SIIL. É bello vedere che la
Russia è in gioco, che Mosca capisce il contesto geopolitico e tenta di
giocarvi, adottando il meglio dei nostri partner e concorrenti,
permettendoci di guardare al futuro con giustificato ottimismo.
Denis Manturov
P. S.: “E l’Ucraina?”
sono sicuro vi sareste chiesti. Il popolo ucraino deve crescere e bere
il calice chiamato “sogno europeo” fino in fondo, ma c’è una buona
notizia: “Il maresciallo al-Sisi ucraino” cammina già per le strade di
Donetsk. Tutto a suo tempo.
Altercrimson PolitRussia 1° giugno 2015 – Fort Russ
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
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