giovedì 25 giugno 2015

Atene. La democrazia è nata qui e oggi qui muore


Si complica la situazione in Grecia. Secondo fonti vicine alle trattative riportate dall'agenzia Bloomberg, i creditori internazionali non hanno accettato l'ultima versione del pacchetto di riforme preparato ad Atene, mentre Christine Lagarde ha già fatto sapere che l'Fmi non parteciperà al prossimo programma di salvataggio della Grecia.

Intanto, Tsipras appare sempre più in difficoltà sul fronte interno, con una parte di Syriza pronta a boicottare eventuali accordi con i creditori.

Per riflettere sulla crisi e sul destino dell'Europa, in questo momento, non c'è posto più opportuno che la Grecia. E proprio sulla strada di ritorno da Atene, Sputnik Italia, realizza un'intervista a Giulietto Chiesa, noto giornalista, che ha partecipato in questi giorni, nella penisola ellenica, e più precisamente, a Delfi, tra la leggiadra natura che abbraccia le rovine dell'antica città divinatoria, a un think tank che ha riunito intellettuali europei e americani, di diversa estrazione politica, per discutere insieme di un progetto di trasformazione politica dell'Europa oltre la Grecia.

— Qual è l'atmosfera che si respira arrivando in Grecia? Quali le aspettative delle persone in queste ore?
— "La prima impressione che si percepisce è quella di essere dinanzi a un Paese in grande sconcerto. Un Paese profondamente diviso al suo interno che nella sola giornata di lunedì ha visto due manifestazioni contrapporsi tra le piazze centrali della città di Atene, una a favore dell'Europa e l'altra contraria al proseguimento delle trattative con Bruxelles.  D'altro canto, la divisione nel Paese è forte quanto l'angoscia che trapela anche soltanto camminando tra la folla, quando un senso di attesa e d'inquietudine largamente diffuso si fa strada tra i pensieri di ognuno.
Tutti parlano a mezza bocca, come si suol dire, e diventa difficile riuscire a capire qual è la componente politica maggiormente forte nel Paese in questo momento. Syriza ha vinto le elezioni a febbraio con solo il 37% dei voti e ciò significa inequivocabilmente che una parte importante della popolazione è fortemente preoccupata. Nessuno sa cosa succederà nello scenario alternativo alla rottura del negoziato, perchè se il governo fosse costretto ad accettare la proposta della Troika, ci si troverebbe dinanzi a un'ulteriore e drammatica stretta della cintura della grande maggioranza delle famiglie greche, a un'ulteriore caduta verso la spirale di un debito impagabile. La resa della Grecia alle richieste del Fmi e degli altri creditori non genererebbe sicuramente risanamento bensì un ulteriore aggravamento della situazione sociale della Grecia. Dall'altra parte, si vanno creando spinte sempre più radicali verso l'uscita dall'Europa e dell'Euro, per molti l'ultima decisione praticabile per tentare una risalita che comunque non potrebbe svilupparsi nell'immediatezza temporale. Tutti sanno che, anche in questo caso, si aprirebbe una situazione altamente instabile, della quale nessuno è in grado di prevedere gli esiti, almeno nel breve periodo.  Siamo quindi visibilmente dinanzi a due alternative. La prima è una catastrofe sociale ulteriormente crescente, mentre la seconda è un'assoluta incognita sul futuro. Scegliere una o l'altra strada in mezzo a un bivio di tal genere è cosa di natura certamente difficile non solo per il governo ma anche per ogni singolo cittadino. In questo quadro generale si gioca il destino di milioni di persone. La gente sta seduta nei tavolini fuori dai bar, imbambolata dal caldo di un'estate già rovente e pensierosa per il proprio futuro. All'ingresso dei grandi alberghi internazionali, la tensione non è minore. Anche lì dove alloggiano le persone facoltose e benestanti, si avverte quella tensione per cui il destino di ognuno è il destino di tutti. Fanno eccezione a questa situazione generalizzata unicamente coloro che hanno già portato fuori i capitali e se andranno a vivere a Londra, a Parigi, o in chissà quale altra metropoli.
 Il primo ministro greco Alexis Tsipras con il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker
Il primo ministro greco Alexis Tsipras con il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker - © REUTERS/ Francois Lenoir
 
— In questi ultimi anni, insieme allo svuotamento della città, abbiamo assistito gradatamente a un degrado insieme ambientale e culturale della capitale, Atene. Come appare lo stato attuale della città al visitatore di oggi?
— Atene è diventata una città irriconoscibile. Nonostante l'Atene moderna non sia mai stata una bella città, sia dal punto di vista architettonico che da quello organizzativo, ora lo spettacolo offerto dal degrado ambientale è devastante allo sguardo de visitatore. Le vie della città, persino quelle centrali nella vicinanza del Parlamento, sono letteralmente costellate di vetrine abbassate e di vetri rotti. E' come se ci fosse una specie di cupio dissolvi, una volontà di auto degradazione. I muri sono tutti sporchi e tappezzati di scritte e di scarabocchi, a tal punto che l'ambiente urbano sembra raffigurare un paese in uno stato di disordine mentale disperato. Qua e là si vedono passare drappelli di polizia, con i soldati vestiti bene e dotati di scudi di plastica, di elmetti, e di manganelli. Le forze di polizia che scorrazzano da una parte all'altra della città, in evidente attesa di rivolte e di scontri. La tensione è molto alta e temo che nelle prossime ore potremmo assistere a episodi di violenti scontri perché in una situazione come questa la protesta comunque prevarrà su qualunque ragionamento e su qualsiasi circostanza, sia nell'una che nell'altra ipotesi. L'impressione è che nessuno in Grecia in questo momento pensa che la situazione stia tornando alla normalità. Tutti sanno che la Grecia purtroppo sta andando o verso un disastro ancora più grande o verso la più grande incertezza, o almeno, questa è l'impressione di un testimone che è passato per la Grecia lungo tre giorni di permanenza.
— Come si è trasformato il tessuto industriale ed economico in questo drammatico frangente?
— Intorno ad Atene e lungo l'autostrada che mi ha portato da Delfi ad Atene, una cosa impressionante che si nota è la quantità di capannoni abbandonati, di fabbriche chiuse, di depositi sprangati. Da quello che si vede sembra quasi di assistere a una civiltà non solo in decadenza ma letteralmente in una situazione di crollo totale. La Grecia ha perduto il 27% del Pil nazionale lungo questa crisi, in 4 anni. E' una cifra impressionante ma quando la vedi con gli occhi fa ancora più raccapriccio.  Il dato negativo del Pil si tramuta nel crollo della produzione industriale e a occhio nudo, di fronte al bellissimo e assolato panorama della Grecia, fuori e dentro Atene, si vede la devastazione industriale e il degrado di un Paese in tutta la sua brutalità.
La cosa più triste è che molti greci dicono che questo è il Paese della patria della democrazia e adesso la Grecia è diventata il paria dell'Europa. Un vecchio signore mi ha tristemente detto:
"Nessuno ci ricorda per quello che siamo stati, nessuno si ricorda più né di Eschilo né di Sofocle né di Euripide. Soprattutto, nessuno si ricorda della tradizione culturale della democrazia che è nata qui e qui oggi muore."

Margherita Furlan

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