Il Pd
resta primo partito, ma senza più la spinta propulsiva che sembrava
farne il perno del vagheggiato “partito della nazione”, formula peraltro
davvero ridicola nel momento in cui la “nazione” risulta poco più di
una macroregione che deve rispettare i “patti di stabilità” elaborati dai funzionari dell’Unione Europea.
Renzi doveva sbaragliare i “populismi” facendo il populista. E ha perso
questa partita in modo netto. Si salva momentaneamente solo per
l’assenza di un vero progetto politico alternativo.Doveva coagulare intorno al proprio modo di apparire e fare una “fiducia” acritica, empatica, insomma una delega in bianco. Nonostante la sterminata legione di mass media schierati in suo favore non c’è riuscito. Doveva spazzare via ciò che restava del vecchio “riformismo” compromissorio. Ed è l’unico successo che può per ora vantare. Il laboratorio ligure gli consegna una “sinistra” troppo fragile e inconsistente per ambire alla vittoria – neanche uno straccio di programma alternativo – ma sufficientemente radicata da farlo perdere.
Da quella parte non possono arrivare veri pericoli, perché il personale politico che esprime porta il marchio di infamia di centomila scelte di “austerità”, cancellazione dei diritti (pacchetto Treu, tre riforme delle pensioni – da Dini a Fornero, ecc), corruzione. Al contrario, può esser perfino utile per impedire l’emersione di una soggettività politica indipendente e radicale. Ma Renzi non convince più. E ora i suoi autori devono scegliere: insistiamo su un cavallo zoppo, incapace di creare una nuova “classe politica” minimamente credibile, oppure cambiamo cavallo e discorso dominante? Non c’è fretta, dal loro punto di vista. La botta è dura, ma si può tirare avanti qualche mese mettendo il ronzino al passo, usando questo tempo per costruire figure nuove. Ma cambiare discorso pubblico è più complicato. Quel mix tra “nuovismo senza motivazioni”, rapidità decisionista, battute in dialetto, ammiccamenti e tweet, sembrava davvero una mossa vincente e duratura.
Bisognerà inventarsene un altro. I “creativi” vengono pagati per questo…
A livello parlamentare non c’è problema. La massa di nominati è tale
da non porre dubbi sulla composizione di una maggioranza purchessia.
Anzi, la battuta d’arresto del guitto di Pontassieve può compattare
ulteriormente una banda di mercenari che vede a questo punto la scadenza
della legislatura come la fine delle vacche grasse e il ritorno al
grigio lavoro. Ma la faglia tra “politica istituzionale” e soggetti
sociali si va allargando a dismisura.Quell’astensionismo che è stato persino incoraggiato, negli ultimi anni, non contiene più soltanto la neutralità indifferente di chi si estranea dal contendere politico. Nasconde ormai un “mugugno” collettivo, potente, incontrollato, che è in cerca di espressione. Su questo fronte si gioca la partita per il cambiamento radicale. Ma non è una partita adatta per chi soffre di “braccino corto”, autoreferenziale, atrofizzato. Serve il cambio di passo, prima possibile.
(Alessandro Avvisato, “Nemmeno Renzi convince più”, da “Contropiano” del 1° giugno 2015).
http://www.libreidee.org/2015/06/renzi-azzoppato-allelite-non-serve-piu-e-intorno-il-nulla/

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