Non
è la Grecia, ma l’Unione Europea, ad aver firmato la sua condanna a
morte: oggi sono i greci a scendere all’inferno, ma domani anche i più
disattenti avranno capito che razza di regime ci sta votando alla
sofferenza eterna, alla spirale senza speranza della crisi innescata dall’Eurozona e dal potere
brutale che la governa. Lo sostiene Giorgio Cremaschi, che pure non si
nasconde le colpe di Tsipras, peraltro lasciato solo: «La Grecia è stata
costretta alla resa dall’isolamento che la Troika è riuscita a
costruirle attorno. Sinistre, sindacati, popolo democratico, tutti siamo
stati alla finestra, quindi la loro sconfitta è nostra per conseguenze e
responsabilità». Il testo varato dall’Eurogruppo? «Non è solo
inaccettabile per il popolo greco, ma è una minaccia e una sfida per
tutti noi. Siamo tutti greci». Perché tanta ferocia contro i greci? Per
rapinarli di tutto. E, intanto, per punirli, visto l’esito del
referendum: «Avete alzato la testa? Ora, cittadini greci, vedrete cosa
vi costa». La minaccia alla Grecia è in realtà rivolta a tutti noi: non
provateci, o vi faremo fare la stessa fine.
«Il
“no” massiccio al referendum – scrive Cremaschi su “Micromega” – andava
sanzionato in quanto tale, per insegnare ai popoli tentati di ripeterlo
quanto alto potrebbe esserne il prezzo. Il taglio delle pensioni minime
sotto i 400 euro al mese, quello dei salari dello stesso livello,
l’aumento del prezzo dei farmaci là ove la sanità pubblica è scomparsa,
l’obbligo a rivedere le minime misure di sostegno ai poveri, agli
sfrattati, la cancellazione delle poche riassunzioni, tutte queste non
sono misure di grande valore economico, sono rappresaglie sociali. Anche
per questo, dopo la firma della capitolazione, la Bce ha deciso di
continuare a negare i fondi Ela di emergenza. Le file ai bancomat devono
continuare fino a che restino ben stampate nella memoria», di ogni
greco e di ogni altro europeo. «Le rappresaglie terrorizzano e
puniscono, ma il loro scopo è il dominio. La Grecia è il primo Stato
europeo che dal 1945 diventa formalmente una colonia. In questo c’è
anche la punizione politica che viene somministrata al governo Tsipras».
Massima perfidia, costringere lo stesso Tsipras a firmare
condizioni-capestro, peggiori di quelle inizialmente respinte, demolendo
così la credibilità del premier “ribelle”.
«Il
Parlamento greco avrà solo il compito di votare il proprio suicidio
accettando la resa», continua Cremaschi. «Poi ogni decisione sarà presa
dai tecnici, espressione delle potenze occupanti, che supervisioneranno
l’operare del governo coloniale. Tutto questo è meticolosamente definito
nel protocollo dell’Eurogruppo». Colpo di Stato, come quello dei
colonnelli nel 1967: «Allora fu la Nato ad organizzarlo, ora è la
Troika». La differenza? «Allora non erano in discussione le proprietà
pubbliche, mentre ora sono in svendita». La Grecia continua ad essere
«cavia di trattamenti che vengono somministrati in dosi estreme ad essa e
più caute agli altri, ma la medicina è la stessa: il Fiscal Compact e
il Semestre Europeo si son aggiunti ai già precedenti trattati che hanno
legato indissolubilmente euro e austerità». Ora, poi, ci sono poteri
formali per far applicare le peggiori decisioni prese dall’Ue: «Se un
Parlamento fa un bilancio dello Stato che le autorità di Bruxelles
considerano troppo poco rigoroso, queste stesse autorità possono
intervenire per modificarlo. I parlamenti nazionali non hanno più la
disponibilità del bilancio dello Stato, ragione per cui 200 e più anni
fa sono nati».
Sopra di loro sta un’autorità tecnocratica e finanziaria che esercita il potere
vero: «La Ue è quindi oggi un colpo di Stato permanente, che sulla
Grecia ha esercitato una sperimentazione, per ora, estrema». Ma la
riduzione allo stato coloniale della Grecia, oltre che la funzione di
esempio, che scopo economico ha? Qui le poche cifre chiare disponibili
non lasciano dubbi. «Il paese verrà saccheggiato dai “creditori”. Degli
84 miliardi promessi, solo 10 potrebbero finire in investimenti, cioè
produrre interventi nell’economia
reale. Tutti gli altri son una partita di giro, soldi che tornano alle
banche e al Fmi», e il meccanismo si ripete con gli interessi. «Infatti a
garanzia del prestito la Grecia deve impegnarsi in tagli
di bilancio e tasse per un cifra vicina ai 15 miliardi e privatizzare
beni per 52 miliardi». E’ un paese alla fame, con un Pil 8 volte
inferiore a quello dell’Italia. «Da noi, la manovra imposta alla Grecia
varrebbe 120 miliardi di tagli e oltre 400 miliardi di privatizzazioni. Riusciremmo a farle noi senza vendere Venezia, Firenze e il Colosseo?».
Il
via libera ad altri licenziamenti di massa e la fine dei contratti
collettivi, imposti dall’Eurogruppo, secondo Cremaschi ridurranno alla
schiavitù ciò che resta del lavoro: ci saranno più profitti, ma non ci
sarà certo una ripresa in grado di pagare i debiti. «Come ogni usuraio, i
creditori potranno allora dire che la Grecia non fa fronte a tutti gli
impegni e quindi non può avere tutti i prestiti. Così continueranno a
fare affari saccheggiando il paese e terranno in ostaggio tutti gli
altri popoli: se non volete finire come loro dovete continuare ad
accettare le politiche di austerità. La Troika sarà aiutata in questo
ricatto permanente dal controllo totale esercitato sui mass media,
che con la loro menzogna sistematica in questi giorni ci han già
fornito un’anteprima di fascismo 2.0». Conclusione: «La vicenda greca
dimostra una sola verità inconfutabile: questa Unione Europea non è
riformabile; se si vuole una politica diversa da quella del massacro
sociale e dell’austerità bisogna essere disposti alla rottura completa
con essa. Il governo greco non era disposto a questo, e quindi ha
capitolato».
Il
popolo greco, invece, aveva risposto “no” al 62%. «E’ stato un segnale
che lor signori han ben colto, e per questo han reagito con tanta
brutalità. Ma le rappresaglie, i massacri, possono impaurire una, due,
tre volte, poi alla fine ottengono l’effetto opposto, alimentano la
rivolta. Per questo la Ue, mostrando la sua vera faccia con la Grecia,
ha decretato la sua fine». La rottura «va costruita in mezzo ai popoli,
che per vivere liberamente debbono saper reggere il ricatto dell’euro e
di tutto quanto è ad esso collegato». Nel 1938, la Cecoslovacchia si
arrese alla Germania di Hitler, sostenuta da tutta l’Europa, che pensava così di essersi salvata. Scrisse Churchill: «Scegliemmo il disonore per non avere la guerra,
e ottenemmo entrambi». Aggiunge Cremaschi: «Il 13 luglio 2015 è la
giornata del disonore europeo, tutti i governi che hanno imposto la resa
alla Grecia sono colpevoli d’infamia, ma la condanna morale deve
diventare rovescio politico. Starà ai greci decidere come organizzare
resistenza e sabotaggio verso il Memorandum, con o senza Tsipras,
dipende da lui. Ma resistere alla tirannia Ue è il compito da assumere
in ogni paese e in tutto il continente».
Non è la Grecia, ma l’Unione Europea, ad aver firmato la sua condanna a morte: oggi sono i greci a scendere all’inferno, ma domani anche i più disattenti avranno capito che razza di regime ci sta votando alla sofferenza eterna, alla spirale senza speranza della crisi innescata dall’Eurozona e dal potere brutale che la governa. Lo sostiene Giorgio Cremaschi, che pure non si nasconde le colpe di Tsipras, peraltro lasciato solo:
«La Grecia è stata costretta alla resa dall’isolamento che la Troika è riuscita a costruirle attorno. Sinistre, sindacati, popolo democratico, tutti siamo stati alla finestra, quindi la loro sconfitta è nostra per conseguenze e responsabilità».Il testo varato dall’Eurogruppo?
«Non è solo inaccettabile per il popolo greco, ma è una minaccia e una sfida per tutti noi. Siamo tutti greci».Perché tanta ferocia contro i greci? Per rapinarli di tutto. E, intanto, per punirli, visto l’esito del referendum:
«Avete alzato la testa? Ora, cittadini greci, vedrete cosa vi costa».La minaccia alla Grecia è in realtà rivolta a tutti noi: non provateci, o vi faremo fare la stessa fine.
«Il “no” massiccio al referendum – scrive Cremaschi su “Micromega”
– andava sanzionato in quanto tale, per insegnare ai popoli tentati di
ripeterlo quanto alto potrebbe esserne il prezzo. Il taglio delle
pensioni minime sotto i 400 euro al mese, quello dei
salari dello stesso livello, l’aumento del prezzo dei farmaci là ove la
sanità pubblica è scomparsa, l’obbligo a rivedere le minime misure di
sostegno ai poveri, agli sfrattati, la cancellazione delle poche
riassunzioni, tutte queste non sono misure di grande valore economico,
sono rappresaglie sociali. Anche per questo, dopo la firma della
capitolazione, la Bce ha deciso di continuare a negare i fondi Ela di
emergenza. Le file ai bancomat devono continuare fino a che restino ben
stampate nella memoria», di ogni greco e di ogni altro europeo. «Le
rappresaglie terrorizzano e puniscono, ma il loro scopo è il dominio. La
Grecia è il primo Stato europeo che dal 1945 diventa formalmente una
colonia. In questo c’è anche la punizione politica che viene
somministrata al governo Tsipras». Massima perfidia, costringere lo
stesso Tsipras a firmare condizioni-capestro, peggiori di quelle
inizialmente respinte, demolendo così la credibilità del premier
“ribelle”.«Il Parlamento greco avrà solo il compito di votare il proprio suicidio accettando la resa», continua Cremaschi. «Poi ogni decisione sarà presa dai tecnici, espressione delle potenze occupanti, che supervisioneranno l’operare del governo coloniale. Tutto questo è meticolosamente definito nel protocollo dell’Eurogruppo». Colpo di Stato, come quello dei colonnelli nel 1967: «Allora fu la Nato ad organizzarlo, ora è la Troika». La differenza? «Allora non erano in discussione le proprietà pubbliche, mentre ora sono in svendita». La Grecia continua ad essere «cavia di trattamenti che vengono somministrati in dosi estreme ad essa e più caute agli altri, ma la medicina è la stessa: il Fiscal Compact e il Semestre Europeo si son aggiunti ai già precedenti trattati che hanno legato indissolubilmente euro e austerità». Ora, poi, ci sono poteri formali per far applicare le peggiori decisioni prese dall’Ue: «Se un Parlamento fa un bilancio dello Stato che le autorità di Bruxelles considerano troppo poco rigoroso, queste stesse autorità possono intervenire per modificarlo. I parlamenti nazionali non hanno più la disponibilità del bilancio dello Stato, ragione per cui 200 e più anni fa sono nati».
Sopra di loro sta un’autorità tecnocratica e finanziaria che esercita il potere
vero: «La Ue è quindi oggi un colpo di Stato permanente, che sulla
Grecia ha esercitato una sperimentazione, per ora, estrema». Ma la
riduzione allo stato coloniale della Grecia, oltre che la funzione di
esempio, che scopo economico ha? Qui le poche cifre chiare disponibili
non lasciano dubbi. «Il paese verrà saccheggiato dai “creditori”. Degli
84 miliardi promessi, solo 10 potrebbero finire in investimenti, cioè
produrre interventi nell’economia
reale. Tutti gli altri son una partita di giro, soldi che tornano alle
banche e al Fmi», e il meccanismo si ripete con gli interessi. «Infatti a
garanzia del prestito la Grecia deve impegnarsi in tagli
di bilancio e tasse per un cifra vicina ai 15 miliardi e privatizzare
beni per 52 miliardi». E’ un paese alla fame, con un Pil 8 volte
inferiore a quello dell’Italia. «Da noi, la manovra imposta alla Grecia
varrebbe 120 miliardi di tagli e oltre 400 miliardi di privatizzazioni. Riusciremmo a farle noi senza vendere Venezia, Firenze e il Colosseo?».Il via libera ad altri licenziamenti di massa e la fine dei contratti collettivi, imposti dall’Eurogruppo, secondo Cremaschi ridurranno alla schiavitù ciò che resta del lavoro: ci saranno più profitti, ma non ci sarà certo una ripresa in grado di pagare i debiti. «Come ogni usuraio, i creditori potranno allora dire che la Grecia non fa fronte a tutti gli impegni e quindi non può avere tutti i prestiti. Così continueranno a fare affari saccheggiando il paese e terranno in ostaggio tutti gli altri popoli: se non volete finire come loro dovete continuare ad accettare le politiche di austerità. La Troika sarà aiutata in questo ricatto permanente dal controllo totale esercitato sui mass media, che con la loro menzogna sistematica in questi giorni ci han già fornito un’anteprima di fascismo 2.0». Conclusione: «La vicenda greca dimostra una sola verità inconfutabile: questa Unione Europea non è riformabile; se si vuole una politica diversa da quella del massacro sociale e dell’austerità bisogna essere disposti alla rottura completa con essa. Il governo greco non era disposto a questo, e quindi ha capitolato».
Il popolo greco, invece, aveva risposto “no” al 62%. «E’ stato un
segnale che lor signori han ben colto, e per questo han reagito con
tanta brutalità. Ma le rappresaglie, i massacri, possono impaurire una,
due, tre volte, poi alla fine ottengono l’effetto opposto, alimentano la
rivolta. Per questo la Ue, mostrando la sua vera faccia con la Grecia,
ha decretato la sua fine». La rottura «va costruita in mezzo ai popoli,
che per vivere liberamente debbono saper reggere il ricatto dell’euro e
di tutto quanto è ad esso collegato». Nel 1938, la Cecoslovacchia si
arrese alla Germania di Hitler, sostenuta da tutta l’Europa, che pensava così di essersi salvata. Scrisse Churchill: «Scegliemmo il disonore per non avere la guerra,
e ottenemmo entrambi». Aggiunge Cremaschi: «Il 13 luglio 2015 è la
giornata del disonore europeo, tutti i governi che hanno imposto la resa
alla Grecia sono colpevoli d’infamia, ma la condanna morale deve
diventare rovescio politico. Starà ai greci decidere come organizzare
resistenza e sabotaggio verso il Memorandum, con o senza Tsipras,
dipende da lui. Ma resistere alla tirannia Ue è il compito da assumere
in ogni paese e in tutto il continente».fonte: http://www.libreidee.org/2015/07/la-mafia-ue-uccide-atene-per-impaurire-noi-infami-codardi/

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