martedì 18 aprile 2017

La nostra reale esistenza (Joel Goldsmith)

 
La nostra reale esistenza è Spirito, e solo nella misura in cui percepiamo la nostra reale esistenza come Spirito abbandoniamo il falso senso della vita come materiale. Poi potremo vedere la vita strutturale dell'uomo, dell'animale e della pianta come nient'altro che una proiezione della vera esistenza. 
 
Quando arriviamo a questo stato di coscienza, iniziamo a ricevere scintille dell'eterna essenza spirituale, non toccata da condizioni materiali o da pensieri mortali. 
 
Quando pensiamo a noi stessi dimentichiamoci della nostra cosiddetta umanità, delle nostre qualità umane e proviamo a capire quello che rappresentiamo come coscienza. 
 
Coscienza, vita, spirito, non possono mai fallire. Il nostro compito è di rilassarci e lasciare che la nostra anima si esprima.
 
C'è una guerra costante tra la carne e lo spirito e questo continuerà fintanto che tratteniamo qualunque misura di identificazione col corpo. Notate quanto spesso provate ad applicare qualche verità metafisica ad un problema umano e scoprirete la ragione del conflitto dentro di voi. Il nostro obiettivo è l'ottenimento di una armonia spirituale piuttosto che una continuazione di un senso materiale dell'esistenza con più comodità e agio. 
 
E' solo con la pratica spirituale e lo studio che alla fine diventiamo consapevoli di un conflitto interno. Ci godiamo momenti di picco e poi sprofondiamo nelle valli dell'incertezza; otteniamo vittorie e poi facciamo esperienza del fallimento; alterniamo tra apparenti bene e male, successi e fallimenti, spiritualità e mortalità. 
 
Questo è il conflitto interiore che diviene evidente come la lotta tra la carne e lo spirito. Questo finirà soltanto quando abbandoneremo il senso di identificazione con un corpo mortale e otterremo la coscienza dell'esistenza spirituale.
 
Un giorno qualcosa accade interiormente. La coscienza si espande e vede ciò che prima era invisibile. Si avverte un flusso di calore; una presenza mai conosciuta prima che diviene davvero tangibile, davvero reale. 
 
Di solito questa è una esperienza fugace tanto che qualcuno potrebbe non essere addirittura certo che sia accaduta. Indugia nella memoria ma più come un sogno che come una attualità, finchè non accade ancora, e questa volta più chiaramente, più definitamente e forse più a lungo.
 
Gradualmente sorge nella coscienza la realizzazione di una presenza che era già presente, che può essere avvertita come strisciante sullo sfondo della coscienza. 
 
Le persone o i poteri che finora erano stati temuti ora scompaiono dalla vista, dalla propria esperienza di vita, oppure sono percepiti come senza potere. I desideri divengono meno acuti. Le paure evaporano.
 
A questo punto la presenza interiore è divenuta simile a un potere. Da una presenza occasionale è diventata consapevolezza costante. Le forze del dolore e del piacere insite nelle esperienze diminuiscono, laddove si diventa consci di un potere interiore che produce e governa le circostanze della vita esteriore armoniosamente e fruttuosamente. 
 
Non c'è più paura dei mali del mondo esterno né l'attaccamento intenso ai piaceri del mondo.
 
C'è una costante gioia interiore che non ha bisogno di nessuno stimolo esterno.
 
Nel trovare la sua vita interiore l'uomo trova pace, gioia, armonia, sicurezza. 
 
Anche in mezzo a un mondo che cade a pezzi egli si erge, saldo, intoccabile, vera e propria manifestazione dell'essere immortale.
 
C'è un andare e venire senza un senso di spazio o tempo, un crescere senza gradualità, una realizzazione senza oggetto. 
 
In questa coscienza il senso di finitezza scompare e la visione è senza limiti, la vita è vista e compresa come liberata dalle sue catene e come una bellezza senza limiti.
 
In questa luce vediamo senza gli occhi, sentiamo senza orecchie, capiamo cose che prima non potevamo capire. Qui non ci sono premi né punizioni. C'è solo Armonia. 
 
 
(Brano tratto da The Infinite Way, di Joel Goldsmith)
 
 

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