L’Unione europea prevede nuove
sanzioni economiche contro la Russia per la crisi in Ucraina, i cui
termini scadono il 30 giugno. Ma il presidente russo Vladimir Putin
capovolge il piano degli Stati Uniti stimolando una ‘de-dollarizzazione’
globale, scrive il professor Stefan Hedlund.
La
Russia compie un attacco concertato allo status del dollaro
statunitense quale valuta di riserva globale ed è in procinto di
abbandonare il ‘petrodollaro’ quale unità di trading per petrolio e gas.
Le compagnie energetiche russe hanno l’ordine di abbandonare il dollaro
e firmare contratti in rubli e monete dei Paesi partner. Il desiderio
di ridurre l’uso dei dollari è in linea con l’obiettivo della Cina di
promuovere l’uso internazionale dello yuan cinese. Altre nazioni
emergenti vorrebbero vedere ridotta l’egemonia statunitense. Un attacco
della Russia al dollaro sarebbe devastante e potrebbe, in teoria,
innescare il crollo del mercato azionario negli Stati Uniti. Tuttavia,
lo status del verdone quale valuta di riserva globale non è ancora
gravemente minacciato per la semplice ragione che le alternative sono
peggiori. Ma l’attacco russo può spingere l’economia globale a un
ulteriore passo sulla via di un sistema senza valute di riserva.
Se le
banche centrali del mondo vendessero i loro titoli di Stato degli USA,
l’economia statunitense sarebbe inondata di dollari, causando un picco
dell’inflazione e tassi d’interesse stellari. Il conseguente aumento del
costo del finanziamento del debito pubblico sarebbe mostruoso, e per
tornare a un equilibrio fiscale si dovrebbero chiudere così tanti
programmi sociali da causare disordini per le piazze. E’ improbabile che
accada ma è un quadro che fa riflettere sulla partita che la Russia
gioca, e cosa potrebbe accadere se Washington persiste nel rifiutare di
darsi un ordine interno.
Negli ultimi decenni, il mondo è così abituato al biglietto verde come valuta di riserva ‘naturale’ globale, che gli avvertimenti sulla possibile fine di tale finanziamento a basso costo del deficit degli Stati Uniti vengono regolarmente ignorati. Non vengono attuate misure per prepararsi al declino del biglietto verde. All’indomani della crisi dei mutui subprime che innescò la recessione del 2008, e l’umiliante degradazione del rating sovrano degli Stati Uniti nel 2011, gli avvertimenti cominciarono a chiedere per quanto tempo si potesse andare avanti così. I maggiori detentori di debito degli Stati Uniti sono Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), che hanno iniziato a cercare di mollare il dollaro.
Dal crollo dell’Unione Sovietica nel
1991, la Russia dipendeva dai dollari. Nei turbolenti anni ’90, il
verdone dominava sostituendo il rublo collassato, offrendo un mezzo di
scambio e una riserva valutaria. Con l’impennata dei prezzi del petrolio
iniziata nel 2001, la Banca Centrale russa ha potuto stabilizzare la
valuta e il ruolo del dollaro s’è ridotto. Ma l’economia russa rimane
fortemente intrecciata alla circolazione del dollaro, dalle grandi
aziende con riserve in valuta estera (forex) di dollari, a banche e
imprese indebitate in dollari, alle aziende off-shore basate sui
dollari, soprattutto per l’esportazione di energia, scambiata in
dollari.
Con le minacce di sanzioni economiche avanzate dall’occidente,
il Cremlino si sentiva veramente vulnerabile, decidendo quindi di
ridurre tale vulnerabilità. Gli esperti bancari ed energetici russi
hanno discusso con i funzionari governativi il modo per eliminare il
dollaro dalle operazioni d’esportazione. Il ministro dell’Economia
Aleksej Uljukaev ha invitato le aziende energetiche russe ad essere
coraggiose firmando contratti in rubli e valute dei Paesi partner. Si è
parlato di introdurre una ‘valuta di scambio esecutiva’ per cui le
aziende potrebbero essere costrette a trattare una percentuale delle
operazioni in rubli russi o yuan cinesi. Rosneft ha concluso uno swap
‘prodotti-per-petrolio’ con l’Iran per 500000 barili di petrolio
iraniano al giorno da vendere sui mercati globali. E il recente accordo
da 400 miliardi di dollari sul gas di Gazprom con la Cina è visto come modo per allontanarsi dal dominio dei dollari.
Ciò che salva il biglietto verde, per qualche tempo ancora, sono le alternative scadenti. Una moneta di riserva globale funzionante deve essere sia liquida che ‘profonda’, cioè deve essere venduta rapidamente e in grandi quantità senza un impatto significativo sul prezzo. Nonostante la cattiva gestione dell’economia degli Stati Uniti, il dollaro USA rientra ancora in tale regola. L’euro è sceso ben al di sotto delle grandi visioni iniziali, ma rimane un second best. Né sterlina né yen vi si avvicinano.
Stefan Hedlund Global Research
Stefan Hedlund
è professore e direttore presso il Centro di studi russi ed eurasiatici
dell’Università di Uppsala, Svezia. É un economista specializzato nella
Russia.
Copyright © 2014 Global Research
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
http://aurorasito.wordpress.com/2014/07/02/la-russia-reagisce-alle-sanzioni-e-avvia-la-battaglia-contro-il-dollaro/


Nessun commento:
Posta un commento