lunedì 3 aprile 2017

Il “conosciuto non pensato”.

Cosa pensi? Dipende dal “come pensi”.
A cosa importa “cosa pensi (ricordi)”, se non sei consapevole dell’orientamento che dai a tutt3, poiché sei – prima ancora – te stess3, già orientat3.
Da una simile “non situazione”, si manifesta conseguentemente il “resto dell’elaborazione”. Qualcosa che succede, in automatico, senza che tu ne sia pienamente consci3, una volta che il processo è auto implementato, avviato e… cronicizzato (non importa la presunta “diversità” apparente).
Ciò che “oggi” è opportuno fare, è svelare tutto il pregresso, ossia, l’opera che ha avvolto la globalità, mondiale, facendone un tutt'uno. Comprimendo la comprensione, attraverso una modalità “nascosta”, concepita proprio per 1) rivelarla, 2) "apparire", 3) guidare (mentre sei guidat3). 
Qualcosa che... “è servit3 molto tempo, per auto installare ‘qua così’”, ossia, per renderl3 “pilota automatico”.
Il pensiero è guidato dalle idee, che si formano per auto ispirazione, tratta dall'ambiente.
Blair torna in campo:
bisogna cambiare idea sulla Brexit
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Nella gerarchia, le “onde” sono strutturate – anch'esse – secondo l’orientamento “livello per livello”. 


Per cui, ci sono “onde (ispirazione) eonde (idee, pensiero, etc.)”
Una sorta di “eco”, che ambisce a raggiungere e caratterizzare tutt3, “qua, così”.
Ora, se ti soffermi a prendere in considerazione un “treno d’onde secondarie (pensiero, eco)”, senza maturare la consapevolezza del “dove sei”, allora, rimarrai come preda dell’effetto... di/in qualcosa che “ti ha”, senza per questo nemmeno “dartelo a vedere”.
E, in una simile stasi, puoi rimanerci anche per tutta la “tua” vita…
"È vero che Oxford ferma a questo treno? ...".
Albert Einstein
La consapevolezza occorre che sia, dunque, frattale espansa, dato che “la memoria frattale espansa è ovunque, sempre e comunque, caricando ogni situazione, oggetto, soggetto, etc. di una valenza fondamentale simbolica sostanziale frattale espansa, che puoi – sempre – evocare/decodificare, attraverso l’orientamento by la “formula”, domandandoti “che cosa significa?”.
Infatti, il simbolismo sostanziale – ivi auto contenuto – è un indicatore di marcia (situazione), sempre acceso e funzionale/funzionante:
qualcosa che
non prevede di prendere in considerazione la situazione, cosa, oggetto, soggetto, etc.
in quanto tal3
ma, di più
ciò che significano (a livello di informazione codificata nel simbolismo sostanziale, derivante dalla caratteristica infrastrutturale ambientale frattale espansa)”.
Ad esempio, un campanile è “tante cose d’assieme”, ma… “di più” è un complesso di vigilanza, scandito e scandente nel/il segnale temporale, di parte, rimbombante/rintoccante nella frequenza “luogo comune” della Massa che sopravvive nei dintorni, etc. 
Ossia:
è un impianto, che svela la natura artificiale della realtà manifesta “qua, così”, del segnale di clock AntiSistemico e della compresenza immanifesta dominante (la “mente” che ha concepito tutto ciò, scolpita – a livello frattale espanso, tracciante – nelle infrastrutture edificate socialmente).

  
La storia è, dunque, deviata (a partire dal momento di “è già successo”) e tutto il resto è diventato occorrentemente “una fake”
L’edificio è un castello di carte, basato sulla teoriea dominante:
una costellazione d’eventi
che, se osservata dall'ottica/lente “formula”
dimostra l’esistenza di un AntiSistema (una situazione alla rovescia: rovesciata rispetto al come deve essere).
In un ambito gerarchico, di conseguenza, le fake sono tutto ciò che sfocia dal vertice distaccato (dominante), poiché la relativa (assoluta) deviazione, rende “positivo il negativo (inversione, apparenza):
pertanto, compito dell’attività organizzata, inconscia, “Stato”
è quello di rendere giustizia
perseguendo ogni attività di fake
ossia, nella sostanza, di
applicare la gerarchia stessa
organizzando ogni genere di controllo, verifica, accertamento, etc.
rendendo tale operatività “di parte”.
Da “lì”, il discorso di perseguire le fake, omettendo il più grande respiro del giornalismo. Ossia, mettendo in luce, indirettamente, che:
i Media “servono”
così come serve il segnale di clock
incarnato nell'edificio del campanile.
Infatti, a tal riguardo basta osservare certe dichiarazioni (esenti da controllo), riportate a livello massivo, da quegli organi non toccati dalla “riforma”:
Olanda, Wilders shock torna a insultare i marocchini: sono feccia
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Roma, Raggi: grazie per affetto. Macchina fango mai ferma
Link 
Stadio Roma, Sgarbi: chiamo Isis per una bomba sotto i grattacieli
Link 
Cosa "diffonde odio"? 
Cosa è complottismo?
E cosa è “verità (assoluta = ‘formula’)”?
Una “tua” o Tua… inclinazione, a/nel prendere in esame le “cose”:
qualcosa che sembra solo una prospettiva
e che, invece
è un “intero corpo solido, coerente” (grande concentrazione di massa, giurisdizionale).

  
“Qua, così”… la storia non è mai cambiata. Mai, sostanzialmente (ovvio). 
C’è sempre molto spazio per la "trasformazione", dato che devi registrare “evoluzione, progresso, diritto, libertà, libertà, democrazia, cultura, etc.”. No?
“Cento anni fa”, infatti, si scriveva ("denunciavano") già di talune problematiche, guarda non caso, ancora oggi centrali, alias: 
ancora compresenti.
Considero le differenze di classe contrarie alla giustizia e, in caso estremo, basate sulla forza
Gli oggetti comuni degli sforzi umani ­ proprietà, successo pubblico, lusso ­ mi sono sempre sembrati spregevoli
Un sistema autocratico di coercizione, secondo me, degenera ben presto. Perché la forza attrae uomini di bassa moralità e io credo che sia una regola invariabile che a tiranni geniali seguano dei farabutti…
Malgrado tutto, ho un'alta opinione della razza umana, al punto da credere che questo spauracchio della guerra sarebbe scomparso tanto tempo fa, se il sano senso dei popoli non fosse stato sistematicamente corrotto da interessi commerciali e politici che agivano attraverso le scuole e la stampa
Se consideriamo le nostre vite e i nostri sforzi osserviamo, ben presto, che quasi la maggior parte delle nostre azioni e dei nostri desideri è collegata all'esistenza di altri esseri umani.  Notiamo che la nostra natura somiglia in tutto a quella degli animali sociali. Mangiamo cibo che altri hanno coltivato, vestiamo abiti fatti da altri, viviamo in case costruite da altri. La più grande parte del nostro sapere e delle nostre convinzioni ci è stata comunicata da altra gente, per mezzo di un linguaggio creato da altri.
Senza il linguaggio le nostre capacità sarebbero affatto misere, comparate a quelle degli animali superiori;  siamo obbligati perciò ad ammettere che dobbiamo il nostro principale vantaggio sulle bestie al fatto che viviamo in una società umana.
L’individuo, se lasciato solo dalla nascita, resterebbe primitivo e bestiale, nei pensieri e nei sentimenti, in una misura che possiamo a stento concepire.
L’individuo è quello che è, e il suo significato non gli viene tanto in virtù della sua individualità, ma piuttosto in quanto membro di una grande società umana, che indirizza la sua esistenza materiale e spirituale, dalla culla fino alla tomba”.
Albert Einstein – Come io vedo il mondo
Se consideriamo le nostre vite e i nostri sforzi osserviamo, ben presto, che quasi la maggior parte delle nostre azioni e dei nostri desideri è collegata all'esistenza di altri esseri umani:
ossia, sei in un “Sistema”
o, meglio (ricordando)
nell’AntiSistema…

  
Le università di élite… sono generalmente cosiddette università ideologiche, dove tu vai, ti insegnano questa linea soltanto di pensiero, questa linea ideologica e ti preparano per fare un agente di questa ideologia”.
Papa Francesco
Esattamente... come la "Chiesa".
Nulla è lasciato al caso.
Ludwig von Bertalanffy (Vienna, 19 settembre 1901 – New York, 12 giugno 1972) è stato un biologo austriaco, nonché il fondatore della teoria generale dei sistemi.
Cominciò la sua carriera come biologo a Vienna, ben presto aderì ad un gruppo di scienziati e filosofi noto a livello internazionale come Circolo di Vienna.
Fin dall'inizio estese il suo lavoro a tematiche filosofiche più ampie e nel 1968 pubblicò il suo volume principale, Teoria generale dei sistemi, nella cui introduzione scrive:
Pensare in termini di sistemi gioca un ruolo dominante in un ampio intervallo di settori che va dalle imprese industriali e dagli armamenti sino ai temi più misteriosi della scienza pura…”.
Un approccio orientato al sistema è infatti divenuto comune a tutte le scienze e le discipline che trattino di interazioni
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Pensare in termini di sistemi gioca un ruolo dominante:
in un ambito nel quale
ti insegnano questa linea soltanto di pensiero, questa linea ideologica e ti preparano per fare un agente di questa ideologia…

  
La teoria dei sistemi, più propriamente teoria del sistema generale… è un ramo della matematica applicata oggetto di studi spesso interdisciplinari, a cavallo tra fisica e ingegneria, che si occupa della costituzione e dell'analisi delle proprietà di un sistema in quanto tale…
Definizione di sistema.
In generale condizione necessaria perché sia stabilito un sistema e sia mantenuto come tale (senza degenerare nell'insieme dei suoi componenti) è che i suoi elementi interagiscano tra loro.
In grande approssimazione, più elementi sono detti interagire quando il comportamento dell'uno influenza quello dell'altro, ad esempio attraverso scambi di energia negli urti, svolgendo funzionalità diverse, ad esempio in un circuito elettronico, e scambiando informazioni come nei sistemi sociali.
I sistemi non possiedono proprietà, ma ne acquisiscono continuamente, eventualmente le stesse, grazie all'opportuno continuo interagire funzionale dei componenti...
Quando i componenti cessano di interagire (ad esempio per mancanza di energia in un sistema elettronico), i sistemi degenerano in insiemi.
Le proprietà sistemiche non sono il risultato di interazioni poi mantenute, come accade ad esempio in processi di miscelazione di acqua colorata o nel cucinare.
La stabilità della proprietà è dovuta all'interazione continua.
Un intervento sistemico quindi non è sugli elementi, ma, ad esempio, sulle interazioni, sulle relazioni, sull'energia fornita, sulle perturbazioni e fluttuazioni, sulla somministrazione degli input.
Gli interventi sistemici, e cioè sulle proprietà del sistema, dipendono dal tipo di sistema. Gli interventi sopra citati vanno bene per sistemi non autonomi, come in fisica, mentre per quelli autonomi, dotati di sistema cognitivo, è importante agire sull'apprendimento, sul modello cognitivo, le informazioni disponibili, le rappresentazioni e la memoria
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La descrizione di Einstein?
Se consideriamo le nostre vite e i nostri sforzi osserviamo, ben presto, che quasi la maggior parte delle nostre azioni e dei nostri desideri è collegata all'esistenza di altri esseri umani.  Notiamo che la nostra natura somiglia in tutto a quella degli animali sociali. Mangiamo cibo che altri hanno coltivato, vestiamo abiti fatti da altri, viviamo in case costruite da altri.
La più grande parte del nostro sapere e delle nostre convinzioni ci è stata comunicata da altra gente, per mezzo di un linguaggio creato da altri
Decodifica, attraverso la “formula”:
in generale condizione necessaria perché sia stabilito un sistema e sia mantenuto come tale - senza degenerare nell'insieme dei suoi componenti - è che i suoi elementi interagiscano tra loro (ecco spiegata la “forma sociale, cittadina”. Il progresso, la tecnologia, etc. Un interesse globale, avvolge tutt3 “qua, così”)
i sistemi non possiedono proprietà, ma ne acquisiscono continuamente, eventualmente le stesse, grazie all'opportuno continuo interagire funzionale dei componenti (ossia, il tutto è riprogrammabile, sempre, comunque ed in ogni “caso”)
quando i componenti cessano di interagire… i sistemi degenerano in insiemi (quando l’interazione è automatica, e non più dipendente dal concetto ordinario di “interagire”, allora lo status quo degenera solo all'apparenza, in “insiemi di diversità”. Ma, nella sostanza, tutto questo rientra sempre all’interno del segnale di clock, strategico, della dominante – che non c’è ma esiste, e/o viceversa)
le proprietà sistemiche non sono il risultato di interazioni poi mantenute, come accade ad esempio in processi di miscelazione di acqua colorata o nel cucinare (esattamente: dette “proprietà” fanno a meno di ogni “proprietà convenzionalmente intesa ‘qua così’”, anticipando tutt3, prevedendo e terra riformando tutt3, in maniera tale da rendere il concetto di destino, molto simile al percorre una grande via di comunicazione, a senso unico, portante l’intero carico solo ed esclusivamente lungo il tragitto programmato, verso una destinazione che non è tale, se non espandendo il concetto alla... “destinazione d’uso”)
la stabilità della proprietà è dovuta all'interazione continua (anche in presenza di “insiemi, sottodominanti”)
per quelli autonomi, dotati di sistema cognitivo, è importante agire sull'apprendimento, sul modello cognitivo, le informazioni disponibili, le rappresentazioni e la memoria


  
Questo significa che l’AntiSistema collassa solo se le componenti si “fermano (senza smettere di interagire, ma… attraverso un atteggiamento diverso, come – ad esempio – quello by la “formula”).
Qualcosa che lo “sciopero” raffigura a livello frattale espanso (simbolismo sostanziale = che cosa significa).
“Qua, così” sei… previst3, poiché… in costante, coerente, regolare (segnale di clock)… “ritardo”, dato che 1) non ricordi 2) il “è già successo” 3) conseguendo, così come al lampo succede, sempre, il tuono (luce, suono, gerarchia)…
Ora "ribalta l'ottica" e continua a... "non solo leggere".
L'interesse per lo studio delle istituzioni rinasce soprattutto in Inghilterra con la Seconda Guerra Mondiale.
Nella sua morsa tra totalitarismi e distruttività, olocausto e incubo nucleare, la guerra si è rivelata fucina di una ricca messe di ricerche socio-analitiche che hanno prodotto illuminanti descrizioni delle dinamiche dei gruppi e delle organizzazioni sociali
Sviluppi.
Il Tavistock Institute e la Tavistock Clinic svilupperanno nei decenni del dopoguerra un’intensa collaborazione nell'area dell’analisi delle istituzioni e dello studio delle relazioni di gruppo, applicandone i risultati:
allo studio dei gruppi di lavoro
all'analisi dei sistemi di cura e di sicurezza sociale
all'esplorazione delle professioni d’aiuto alle persone
all'analisi dei processi organizzativi, dell’autorità e della leadership
alla consulenza aziendale.
Vede la luce in questo contesto un corpo di teorie e concetti che prende il nome di modello psicodinamico-sistemico che rappresenta la base teorica del Metodo Tavistock.
Il metodo Tavistock.
È un metodo:
di analisi delle istituzioni (a scopi di ricerca o di diagnosi organizzativa)
di formazione di operatori, tecnici e dirigenti che lavorano nelle istituzioni
di consulenza per le istituzioni in difficoltà...
Quando i problemi sono “sulla superficie”... le scelte prioritarie sono:
gli approcci più consolidati delle scienze manageriali e amministrative
gli strumenti tecnologici ed economici
i metodi razionali e matematici di analisi, valutazione e intervento.
Quando questi approcci non risolvono il problema... una possibilità è che il problema reale non sia stato identificato, e che sia un problema invisibile.
Invisibile perchè “sotto la superficie”, perché:
nascosto
negato
sottovalutato
minimizzato
indecifrabile
preoccupante.
Invisibile perchè troppo piccolo, perché:
di piccole dimensioni
apparentemente di poca importanza
una questione di dettagli
riguarda l’individuo
non arriva ai vertici.
Invisibile perché:
troppo esteso o troppo complesso.
Perché:
di portata così ampia e globale da non essere percepito
di tale complessità da risultare incomprensibile con approcci semplificati e logiche lineari.
Il metodo Tavistock può rivelarsi superiore nell'individuare il problema, perché utilizza un sistema esplorativo basato su tre differenti ottiche associate:
1. Microscopica (focus sui dettagli e sull'individuo)
2. Radioscopica (indagine in profondità)
3. Grandangolare (campo allargato sul sistema nel suo insieme e sull'ambiente circostante)…
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Come da riformulare attraverso la "formula".
Quando questi approcci non risolvono il problema... una possibilità è che il problema reale non sia stato identificato, e che sia un problema invisibile.
Invisibile perchè “sotto la superficie”…
Non arriva ai vertici.
Invisibile perché:
troppo esteso o troppo complesso.
Perché:
di portata così ampia e globale da non essere percepito
di tale complessità da risultare incomprensibile con approcci semplificati e logiche lineari…
Il modo migliore per nascondere qualcosa, è porlo alla luce del Sole.
Ok? Dominante…
Ed, ora, “solo per i tuoi occhi (fai ‘ginnastica mentale’. Ti rende più… flessibile ed indemagliabile)”.


Il Social Dreaming.
Lo stretto legame tra sogno e individuo e tra sogno e interpretazione inaugurato dalla civiltà occidentale e cristallizzato dalla psicoanalisi ha messo in ombra per secoli le funzioni comunicative dei sogni per i gruppi. 
In molte società tribali i sogni e i miti erano raccontati e discussi in incontri collettivi.
Poiché i membri del gruppo condividevano molto dal punto di vista simbolico e del linguaggio, essi possedevano anche le chiavi per comprendere buona parte del significato simbolico dei sogni.
Gli specialisti (non di interpretazioni, ma di rituali) conoscevano la molteplicità dei significati dei simboli e il loro intervento era indirizzato ad amplificare, integrare ed elaborare il racconto dei sogni.
L’interscambio onirico facilitava la capacità di stare in relazione e fluidificava le comunicazioni fra i membri del gruppo.
Tale pratica risultava particolarmente utile e benefica in quelle aree della vita sociale che richiedevano cooperazione e interdipendenza.
E’ in occidente, a partire dal mondo mediterraneo classico, che l’impiego del sogno si indirizza verso scopi diversi.
I sogni diventano immagini e messaggi riguardanti l’individuo piuttosto che il gruppo.
La loro funzione diventa quella di rivelare qualcosa del destino del singolo sognatore, piuttosto che strumento di armonizzazione inconscia nell’ambito di un gruppo. La netta separazione tra ciò che è inconscio e ciò che è cosciente fa sì che il linguaggio onirico, in precedenza trasparente e capace di influenzare il vissuto condiviso, divenga più oscuro.
Il sogno diventa portatore di una comunicazione significativa ma cifrata, che richiede l’interpretazione di un esperto per essere compresa. 
Mi piace pensare che il Social Dreaming si ricolleghi a quelle antiche origini dell’uso del sogno, peraltro presenti fino a un passato recente presso popolazioni con un’organizzazione di vita ancora parzialmente tribale…”.
Robert D. Bruce
Il Social Dreaming è un metodo che utilizza il contributo che i sogni possono dare alla comprensione della realtà sociale (gruppo, organizzazione, società) in cui i soggetti vivono.
È stato ideato alla fine degli anni ’70 da W. Gordon Lawrence (Tavistock Institute of Human Relations di Londra), che ipotizzò che fosse possibile considerare il sogno come manifestazione del contesto in cui viviamo e che i sogni potessero illuminare il mondo sociale condiviso.
Il primo campo di applicazione fu quello aziendale, dove Lawrence operava come consulente del lavoro. Da allora il Social Dreaming è diventato terreno di ricerca e sperimentazione in diverse realtà sociali e in numerosi paesi….”.
Introduzione al Social Dreaming, in "Rivista di Psicoanalisi", n.1/2002
Un presupposto del Social Dreaming è che i gruppi strutturati che condividono uno scopo posseggano, accanto a un livello razionale (pratico, lineare, finito) anche un livello visionario (immaginario, ricorsivo, infinito) in cui l’organizzazione di appartenenza è costantemente sognata.
Il Social Dreaming consente di accedere a questo livello, diminuendo la separazione tra i due piani.
Consente ai membri del gruppo di interagire dal punto di vista del loro stile di pensiero e di immaginazione piuttosto che del loro ruolo, con l’effetto positivo di spingere sullo sfondo (almeno temporaneamente) le questioni di potere, per portare l’attenzione sul pensiero di gruppo, valorizzare i modi di pensare divergenti, facilitare il sentimento di condivisione e intimità tra i membri.
Distoglie energie dalla ricerca di soluzioni a situazioni conflittuali per dislocarle verso lo sviluppo delle domande che circolano nell'organizzazione. 
Aiuta a comprendere il clima e la cultura del gruppo e rivela con chiarezza quali sono le sue preoccupazioni.
Favorisce un’interazione fluida e non gerarchica fra i partecipanti, la capacità di tollerare la sospensione e l’attesa, lo sviluppo di pensieri nuovi in una cultura di non dipendenza.
L’evento principale del Social Dreaming è la Matrice.
Durante una matrice di Social Dreaming il racconto di un sogno suscita il racconto di un altro sogno, di una fantasia, di un pensiero. Le associazioni non si riferiscono soltanto al primo sogno che è stato raccontato, ma anche ad aspetti della realtà sociale e lavorativa che hanno lasciato un segno nell'animo dei sognatori.
Nei successivi incontri vengono presentati altri sogni, che sono un’elaborazione di quelli raccontati in precedenza.
A poco a poco prende forma una rappresentazione della realtà sociale e lavorativa che è molto particolare e diversa da quella che potrebbe essere composta utilizzando i dati forniti da persone sveglie:
una rappresentazione contemporaneamente ricca e mutevole, pluridimensionale, dettagliata e un po’ “flou”.  
Le matrici durano un’ora e mezza. Solitamente ciascuna di esse fa parte di un ciclo compatto di 4-5 incontri, riuniti in 2-3 giorni. Il conduttore e i partecipanti (25-30) sono seduti sparsi nella stanza o seguendo una linea a spirale o a “fiocco di neve”.
Il lavoro inizia con una breve introduzione alla metodologia e con l’invito a raccontare i propri sogni e ad associare a quelli degli altri nel modo più libero possibile, così da trovare legami e da creare connessioni fino a quel momento impensate. 
Il conduttore non interpreta i sogni, in quanto l’interesse è per il sogno piuttosto che per il sognatore. Aiuta il fluire delle associazioni, l’emergere del “conosciuto non pensato”;
collega tra loro immagini, fantasie e sogni e aiuta a riconoscere il loro significato sociale; facilita la generazione di un sogno collettivo che il gruppo potrà condividere e utilizzare in modo creativo.
Link 
Aiuta il fluire delle associazioni, l’emergere del “conosciuto non pensato”; collega tra loro immagini, fantasie e sogni e aiuta a riconoscere il loro significato sociale; facilita la generazione di un sogno collettivo che il gruppo potrà condividere e utilizzare in modo creativo:
simbolismo sostanziale frattale espanso
by la “formula”.
Il “conosciuto non pensato” = memoria frattale espansa.

“Fai…”.
   
 
Davide Nebuloni
SacroProfanoSacro (SPS) 2017
Bollettino numero 2008
 

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