lunedì 14 luglio 2014

LA BUFALA DEGLI OMEGA 3

Una ricerca medico-scientifica condotta su oltre 19.000 persone, alla fine dell'anno 2010 in Gran Bretagna, i cui risultati sono stati resi noti in un articolo apparso sull'American Journal of Clinical Nutrition, rileva che l’assunzione di omega 3 è più efficiente se questi provengono dai vegetali.

Infatti vegetariani e vegani provvederebbero autonomamente alle proprie necessità di acidi grassi essenziali omega 3 ricavandoli dagli acidi grassi omega 3 vegetali, quindi senza dover introdurre nella propria dieta la carne di pesce. 

Tali grassi sono importanti per il buon funzionamento dei meccanismi metabolici. 

È già noto da tempo come gli omega 3 si possano ricavare molto più facilmente da fonti vegetali, come noci, semi di lino e olio di semi di lino, piuttosto che dal pesce (che ne contiene decisamente meno di quanto si crede, poiché gli omega 3 diminuiscono a seconda del tipo di cottura), ma questo nuovo studio rende ancora più evidente come la fonte privilegiata di questi acidi grassi essenziali sia proprio quella vegetale. 
(Dr.ssa Luciana Baroni)

Gli stessi cancerologi non appena fanno un passetto avanti nelle loro conoscenze apprendono pure che la frutta secca (noci, nocciole, mandorle, pinoli, semi di girasole, semi di lino, olive e olio d’oliva) contiene acido linoleico e acido linolenico, i quali si convertono in prostaglandine 1 e 3-positive, ovvero in Omega3 innocenti e preziosi, assai diverse dalle prostaglandine 2-negative da pesce e da carne, le quali formano invece acido arachidonico causatore di aggregazione piastrinica.

Le sostanze ricche per l’uomo non sono quelle che contengono tanto e intasano, causando notevoli problemi agli organi emuntori, ma quelle che possiedono quantità minime ed assimilabili.
(Valdo Vaccaro)
 
Noam Mohr è un fisico laureato a Hieil università della Pennsylvania ha lavorato per L’Unite State Pubblic Centre Group sul tema del riscaldamento globale, pubblicando vari dossier sul cambiamento climatico e sul  consumo di carburante. 

Studi recenti hanno dimostrato che nei prossimi decenni esauriremo tutte le specie di pesci oceanici oggi comunemente mangiati. Dallo spazio si possono vedere le linee tracciate sull’oceano dalle navi che trascinano reti enormi.  La gente pensa che gli oceani siano così vasti da non risentirne, ma così come le nostre emissioni hanno un enorme effetto sul clima, il nostro enorme appetito per il pesce ha anche un enorme effetto sugli oceani. 

Molte persone credono che mangiare pesce sia salutare perché contiene gli omega 3 che fanno bene al cuore, ma un esame più attento della letteratura scientifica rivela una storia diversa. Un importante studio del Dr Michael Burr e colleghi dell’università medica di Wales ha mostrato che gli uomini che soffrivano di angina il dolore al petto sintomo di cardiopatia avevano un rischio maggiore  di attacchi cardiaci se assumevano capsule di olio di pesce.
 
-Alcuni dati sul pesce-
Il pesce e i crostacei contengono quantità significative di grassi colesterolo compreso. I gamberetti hanno due volte la quantità di colesterolo del manzo, e un etto di salmone equivale ad un etto di braciola o di pollo come contenuto di grassi.
 
-Radicali liberi-
I pesci ospitano molti batteri, che si moltiplicano anche alle temperature più fredde come quelle dei frigoriferi. La puzza di pesce indica che questi batteri hanno iniziato a moltiplicarsi e a decomporre il pesce la decomposizione interessa gli acidi grassi omega 3. Una volta che questo processo è iniziato gli omega 3 non solo diventano inutili ma iniziano anche a rilasciare radicali liberi. Questo può innescare una grande varietà di malattie. 

Il punto è che l’olio di semi di lino derivante da fonti esclusivamente vegetali contiene il doppio di acidi grassi omega 3. Quest’olio non ha colesterolo ha pochi grassi saturi e non si decompone facilmente formando radicali liberi come il pesce. Uno studio recente pubblicato sulla “American Journal Chardiology”, spiega che il pesce non è benefico per la salute, come i consumatori sono spesso portati a credere, lo studio suggerisce che il consumo di pesce non migliora la salute del cuore ne la cardiopatia.



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