venerdì 10 marzo 2017

Il cuore elettrico del pianeta (seconda parte)


Nella precedente parte abbiamo discusso come si genera il campo magnetico terrestre, come funzionano le sue variazioni e come vanno a generare sovraccarichi elettrici sia nell’atmosfera che nella crosta terrestre inducendo i terremoti i fenomeni vulcanici e potenziali climatici intensi quali tornados, uragani, tifoni, temporali ecc.

Tutti questi fenomeni indotti a loro volta dalle variazioni del campo magnetico solare, che in passato durante profonde crisi nella sua attività portò a delle enormi crisi sismiche e vulcaniche su scala continentale, in risposta a sovraccarichi elettrici ancora maggiori, i quali molto probabilmente furono responsabili anche della tragedia che coinvolse Mohenjo-daro. Quello che ancora non sappiamo è che le correnti elettriche prodotte dalle variazioni del campo magnetico e dalle tempeste magnetiche vanno a produrre nuova materia.

Quando le particelle cariche provenienti dal Sole si scontrano con le molecole e gli atomi della nostra atmosfera producono una radiazione non molto differente dal quella della lampade a neon.

“Pensate alle aurore boreali come a delle gigantesche insegne a neon che emettono fortissime scariche elettriche” dice Syun-Ichi Akasofu, direttore del Geographical Insititute dell’Università dell’Alaska.

Questo processo di fuga e di collisione della particelle cariche, un vero e proprio microscopico bombardamento atomico (si tratta infatti di mini collisioni nucleari), è perennemente in atto in ogni istante.

Quando un protone accelerato e un’atomo si scontrano, si fondono, costringendo l’atomo a scindersi in due nuclei.

Conosciuto generalmente come ionizzazione prede il nome di ionizzazione da impatto di idrogeno, o ionizzazione per collisione.

Questo fenomeno libera l’energia contenuta nelle particelle cariche e le trasforma istantaneamente in materia.

La stessa cosa viene fatta anche in laboratorio quando una corrente elettrica viene fatta passare attraverso dei gas, dei liquidi o dei solidi.

Tutto ciò avviene in un fenomeno ancora maggiore durante le tempeste magnetiche, o tempeste solari.
 
Cosa produce le tempeste solari?
I brillamenti solari.
Cosa produce i brillamenti solari?
Le macchie solari.
L’effetto Wilson suggerisce che le macchie solari siano delle depressioni magnetiche rispetto al resto della superficie solare.

Questo modello è supportato da osservazioni che usano l’effetto Zeeman, che mostra come le macchie solari appena nate spuntino a coppie, di opposta polarità magnetica.

Da ciclo a ciclo, la polarità delle macchie anteriori e posteriori (rispetto alla rotazione del Sole) cambia da nord/sud a sud/nord e viceversa.

In genere le macchie solari appaiono a gruppi più o meno grandi.sulla superficie della nostra stella è ancora lungi dell’essere compreso appieno.

I brillamenti sono spesso associati alle macchie solari e sono probabilmente causati dal rilascio di energia in occasione del fenomeno di riconnessione delle linee di campo magnetico.

La riconnessione magnetica è il processo mediante il quale il campo magnetico interplanetario punta in direzione opposta a quello terrestre o di una stella o di un qualsiasi altro corpo celeste, cioè, più generalmente, le linee di campo magnetico puntano in direzione opposta rispetto all’asse del dipolo del campo magnetico più intenso. Si tratta di una violazione di una approssimativa legge di conservazione in fisica dei plasmi e può concentrare l’energia sotto forma meccanica o magnetica sia nello spazio che nel tempo.

Questa teoria si riferisce alle induzioni di correnti elettriche nella corona da parte del campo magnetico solare.
 
Queste correnti collasserebbero immediatamente, rilasciando energia sotto forma di calore e onde nella corona.

Questo processo viene chiamato “riconnessione” per il comportamento particolare dei campi magnetici nel plasma (o in un qualunque fluido conduttore come il mercurio o l’acqua di mare).
In un plasma le linee del campo magnetico sono normalmente collegate a elementi di materia, in modo che la topologia del campo magnetico rimanga la stessa: se una particolare coppia di poli magnetici nord e sud sono collegati da una linea di campo, allora anche se il plasma o i magneti si muovono, quella linea di campo continuerà a connettere quei particolari poli. La connessione viene mantenuta dalle correnti elettriche indotte nel plasma.



Considerando che un brillamento avviene tra una macchia solare a polarità positiva e negativa questo mi ricorda una sorta di colossale corto circuito su scala gigantesca proprio come avviene tra un filo positivo e uno negativo.

Risultato?

Un’inversione magnetica della polarità delle macchie solari, in questo fenomeno è coinvolta l’elettricità.

E tutto ciò che ne risulta sono le tempesta solari con gli effetti sopra descritti.

In parole povere a 75 chilometri sopra la nostra testa abbiamo una sorta di reattore nucleare.

L’inversione di polarità svolge un ruolo determinante nell’accelerazione della particelle atomiche che viaggiano quasi alla velocità della luce.

E’ la medesima potenza che usiamo noi per creare la materia.

Gli acceleratori costruiti dall’uomo, come quello di Stanford Linear Accelerator Center, creano nuova materia di routine, facendo sbattere elettroni e anti-elettroni.

Lungo tre chilometri, l’acceleratore di Stanford crea sciami di nuovi elettroni, 40.000 volte più pesanti di quello che erano all’inizio.

Se un’acceleratore artificiale lungo solo 3 chilometri può creare sciami di nuovi elettroni 40.000 volte più pesanti di quello che erano all’inizio, immaginate cosa possono produrre le inversioni magnetiche delle macchie solari..


Se un’inversione magnetica a 150 milioni di chilometri di di distanza è in grado di produrre reazioni nucleari in miniatura a 75 chilometri dalla superficie terrestre e creare nuova materia non sarà possibile che il medesimo fenomeno possa riguardare anche le inversioni magnetiche della Terra?

Mentre l’attività delle macchie solari cresce e decresce, lo stesso fa la produzione di ossido d’azoto.

E la stessa cosa la produzione di Carbonio 14 radioattivo, che aumenta ai minimi dell’attività delle macchie solari prodotto dai raggi cosmici.

In un’esempio diretto di energia che si converte in materia, parte del nuovo Carbonio 14 entra nella catena della vita vegetale e animale.

Gli alberi crescono in altezza e in spessore e gli anelli di crescita sono perfettamente sincronizzati con il ciclo delle macchie solari.


Una scoperta sorprendente è che le macchie solari sono più fredde di migliaia di gradi rispetto al resto del Sole.

Appena comincia a svilupparsi il campo magnetico di una macchia solare, l’area circostante la superficie solare diventa sempre più fredda e scura, quasi andasse in decomposizione.

Nel contempo nello spettro diventano sempre più forti le linee di molti elementi chimici, rivelando una maggiore presenza di monossido di carbonio, calcio, silicio, idruri di fluro, ossidi di titanio e zirconio, idruri di azoto, carbonio e magnesio.

Linee più forti indicano una maggiore concentrazione di questi elementi.

Il motivo di tale spiegamento non è ancora stato spiegato, ma forse stiamo vedendo la teorie di Einstein al lavoro.

Invece di bruciare materia per produrre calore, la macchie solari consumano calore per produrre materia, tuttavia una cosa sembra essere certa: il raffreddamento è prodotto da un campo magnetico estremamente potente.

Cosa induce tale campo magnetico?

Le correnti elettriche altrettanto intense, non può esistere un campo magnetico senza l’energia elettrica e questo ci riporta a quanto succede sulla Terra.


Una ricerca australiana racconta una clamorosa conseguenza del terremoto: il sisma è in grado di convertire l’acqua in oro. L’acqua di faglia durante un terremoto evapora e deposita oro, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature Geoscience. Dion Weatherley, geofisico all’Università del Queensland in Australia, ha provato a spiegare il meccanismo complesso che unisce l’oro al quarzo, nella maggior parte dei filone d’oro nelle miniere di tutto il mondo.

Quando avviene un terremoto, la terra si muove lungo una frattura del terreno, detta faglia. Le faglie più grosse hanno anche piccole crepe, i vuoti che si creano sono spesso pieni d’acqua. Al momento del movimento tellurico si vengono a creare pressioni e forze immense. Mentre i liquidi evaporano, i minerali disciolti nell’acqua cristallizzano quasi istantaneamente. In pochi decimi di secondo, specie quando avvengono terremoti di lieve entità, di magnitudo 2, per cui è indotta una depressurizzazione di circa il 50 per cento, provocando il deposito di quarzo aurifero.

Le vene minerarie di oro sarebbero, secondo questo studio, formate da questi depositi di minerali avvenute durante i movimenti della crosta terrestre, lungo le crepe delle faglie.

Se come abbiamo osservato nella parte precedente l’elettricità, prodotta dalle variazioni del campo magnetico terrestre è coinvolta nei processi sismici e vulcanici, potrebbe in realtà esserne la principale responsabile?

Per quanto riguarda i movimenti meccanici delle faglie e le immense pressioni viene da chiedersi il motivo per cui non diano origine a numerosi altri minerali vista la rapidità che richiede il fenomeno.

Pochi decimi di secondo sono un tempo relativamente breve, ma non breve affinché le correnti elettriche che attraversano la superficie terrestre vaporizzino i liquidi e facciano cristallizzare i minerali, non molto differente da quello che viene fatto in laboratorio con altri liquidi o solidi.

Tutto ciò si verifica anche con altri elementi presenti in natura.



Nella parte occidentale del Sud Dakota, lo scheletro di un dinosauro è stato scoperto nel 1993, avente un concrezione di ferro all’interno della sua cavità toracica, nella forma precisa e le dimensioni del suo cuore.
 
E’ noto che una carenza di ferro danneggia gravemente il cuore degli esseri umani, quindi è logico ritenere che esso necessiti di elevate percentuali di ferro.

Anche quello dei dinosauri era simile, se non addirittura superiore in quantità.


I granchi invece, come molti fossili di trilobiti che tutti noi abbiamo visto, sono molto dettagliati e in posizioni difensive.



Nel deserto in cima al Plateau Colorado, alberi titanici giacciono a casaccio sparsi sul terreno come se fossero stati dispersi da giganti.

In alcuni dei pezzi e le schegge della foresta ancora albergano i coleotteri e le larve che hanno lasciato le loro gallerie nella corteccia.

Questa scena della foresta distrutta è conservata non per sempre in legno, ma in scintillanti pietre di colore di agata, opale e calcedonio.



Nelle pianure del Kansas un campo di gusci di ostriche di pietra, alcuni grandi due metri di larghezza trovano aperte come fossero state scaraventate in un momento di disordine e di angoscia collettiva.



Numerosi altri ritrovamenti dal passato ci mettono in evidenza come i fossili sembrino riportare traccia di fenomeni quasi istantanei, piuttosto che opera di processi graduali, fenomeni istantanei quanto una scarica elettrica.

Cina, impronte di dinosauro trovate a Zhucheng, gli scienziati in Cina dicono di aver scoperto più di 3.000 impronte di dinosauri, tutte di fronte allo stesso modo.

Le orme – appartengono ad almeno sei tipi di dinosauro – sono state trovati nella provincia orientale dello Shandong, lo riferiscono i rapporti dell’agenzia di stampa statale Xinhua.

Gli esperti ritengono che le impronte risalgano a più di 100 milioni di anni e dicono che potrebbero rappresentare una migrazione o un tentativo di panico per sfuggire ai predatori.

Fossili di dinosauro sono stati trovati in circa 30 siti nella zona Zhucheng.

Come risultato, la città di Zhucheng è diventata nota localmente come “città dei dinosauri.”

Le impronte sono state scoperte su un 2.600 mq (0,64 ettari) su pendio di roccia in un canalone nei successivi tre mesi di lavori di scavo,ha segnalato Xinhua.

Il ritrovamento è insolito per la quantità e la dimensione delle impronte scoperte, dicono gli scienziati. 

Le orme, che vanno da 10cm (3.9in) a 80 cm di lunghezza, appartengono a tipi di dinosauri tra cui tirannosauri, coelurosaurs e hadrosaurs, ha detto Xinhua.

Stavano fuggendo dallo stesso evento che ha fossilizzato le impronte sul fango in roccia?

I ragni sono animali di materiale organico morbido che una volta morti di decompone facilmente in questo modo da sono molto difficili da essere fossilizzati.

Eppure in Cina hanno trovato il corpo fossilizzato di 165 milioni di anni di un vecchio ragno, Eoplectreurys gertschi, che è così ben conservato si possono vedere i suoi singoli peli.


Questo significa che il ragno è stato sepolto, è morto, ricoperta con più strati, la terra si è mossa, con terremoti ecc per 165 milioni anni eppure sembra che sia stato sepolto recentemente.

Gli scienziati hanno portato alla luce un fossile di ragno quasi perfettamente conservato in Cina, risalente al Giurassico medio, 165 milioni anni fa.

I ragni fossili, Eoplectreurys gertschi, sono più vecchi di due soli altri esemplari noti da circa 120 milioni di anni.

Il livello di dettaglio conservato nei fossili è incredibile, ha detto il paleontologo Paul Selden dell’Università del Kansas e autore principale dello studio.
“Tu lo guardi con un microscopio, e bingo! E ‘fantastico. ”
I fossili sono stati trovati in un sito chiamato Daohugou nel nord della Cina che è pieno di salamandre fossili, piccoli mammiferi primitivi, insetti e crostacei d’acqua. Durante l’era giurassica, il letto fossile era parte di un lago in una regione vulcanica, ha detto Selden.

Fossili di ragno di questo periodo sono rari, perché i corpi molli degli aracnidi ‘non conservano bene.
 
Come può essere un ragno fossilizzato 165 milioni anni prima, e oggi vedere i suoi “peli”?

Due tartarughe fossili.. in fase di accoppiamento


In questo caso avevano anche le loro code nascoste sotto i loro partner come ci si aspetterebbe dalla posizione coitale. I ricercatori pensano che le tartarughe avessero avviato il sesso nelle acque superficiali del lago che una volta esistevano sul sito.
 
Cosa può averli uccisi e fossilizzati in questo stato?

Gocce di pioggia fossili; metà del Miocene sedimenti di Mtns nero, AZ.

Gocce di pioggia del Cretaceo, Golden Colorado.

Cosa può aver riscaldato e solidificato il fango tanto in fretta da mantenere le tracce delle gocce di pioggia del Cretaceo e del Miocene. Provate a camminare su un terreno fangoso e ritornarvi dopo una settimana e le impronte saranno state quasi completamente cancellate, queste invece sono li da milioni di anni.
 

Si trovano persino tracce fossili di pesci nell’atto di pranzare.

Se come abbiamo osservato nella parte precedente le forti variazioni del campo magnetico sono in grado di produrre sufficiente energia elettrica da creare dei terremoti ed eruzioni su scala continentale e cristallizzare il granito delle fortezze, un’inversione del campo magnetico terrestre sarà in grado di produrre sovraccarichi elettrici ancora maggiori da attraversare letteralmente la superficie terrestre, fondere le rocce, solidificare il fango e formare nuove composizioni di minerali.

L’argilla si sarebbe convertita letteralmente in ardesia con temperature prossime tra i 100 e i 200 C°, aumentiamole ancora di più e la composizione chimica sarebbe cambiata ancora di più trasformandola in Scisto e gneiss.

La curiosa caratteristica di queste rocce guardacaso è proprio quella di avere dei grani minerali molto comuni tra di esse.

Anche il granito se lo osserviamo è composto da sedimenti fusi e ricristallizzati tra loro.

Se il calore di tali correnti elettriche fosse stato sufficiente il calcare si sarebbe ricristallizzato in marmo e l’arenaria in quarzo.

La trasmutazione a bassa temperatura elettrica è stata osservata in laboratorio, anche se è stata mantenuta abbastanza tranquilla e non è molto nota al pubblico.

Per quanto riguarda i livelli stratigrafici in cui si trovano i fossili, potrebbe essere possibile che questi sono stati fissati più velocemente, in una sorta di effetto elettrico sputtering simile a quello utilizzato in applicazioni moderne di nanotecnologie.

Secondo la teoria elettrica del fisico Wallace Thornhill, gli elementi si formano per tutto il tempo in questi scarichi di energia elettrica e, quando si hanno degli scarichi elettrici, la trasmutazione degli elementi è in corso e gli radioisotopi vengono creati.”

I fenomeni che avvengono ogni giorno durante la comparsa della macchie solari, potrebbero essere alla base di quanto realmente avviene durante le inversioni magnetiche sul nostro pianeta, l’energia elettrica coinvolta in terremoti ed eruzioni vulcaniche potrebbe anche spiegarci la formazione dell’oro durante i terremoti.

Lo stesso meccanismo è il medesimo che spiega i tronchi fossili, il cuore di ferro di un dinosauro e il motivo della conservazione dei fossili di interi animali e piante come erano un tempo, o cosa erano in atto di fare.
 
Il meccanismo che crea la materia.


Fonti:
Robert.W Felix,Not by Fire,but by Ice
http://expianetadidio.blogspot.it/2012/08/macchie-solari-sulla-terra.html
http://www.ancientdestructions.com.au/site/destructions/electricfossils.php
http://www.123helpme.com/view.asp?id=22101
http://www.nature.nps.gov/geology/paleontology/pub/fossil_conference_6/scott.htm
http://www.oceansofkansas.com/Inoceramids.html
http://expianetadidio.blogspot.it/2013/05/fossilizzazione-elettrica.html
http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/8502076.stm
http://www.wired.com/wiredscience/2010/02/spider-fossil/
http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-18495102
http://pages.pomona.edu/~bv014747/Images/SedStr/SedStr_images.html
http://www.flickr.com/photos/shirleygrant/63967394/

https://piccolaeraglaciale.wordpress.com/2013/05/18/il-cuore-elettrico-del-pianeta-seconda-parte/

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