lunedì 25 novembre 2013

Minibiochip in tessuti umani per screening su popolazione in Terra dei Fuochi

– (Adnkronos Salute) – Usare minibiochip in tessuto umano, pensati per studi di immunoistochimica a livello di proteine e poi per l’analisi in situ del Dna e dell’Rna, per “gli screening sulla popolazione campana che vive nella Terra dei fuochi e dei veleni. Oggi questi minibiochip hanno raggiunto livelli di sviluppo tali che possono identificare con anticipo i soggetti a rischio di diabete, ma anche identificare ‘marker’ per patologie tumorali”, spiega all’Adnkronos Salute Antonio Giordano, raggiunto negli Usa dove dirige la Sbarro Health Research Organization di Philadelphia.Giordano è tra i promotori del Workshop sulle potenzialità della tecnologia ‘Tissue Microarray’ (Tma), nella validazione di biomarcatori, nello studio della risposta ai farmaci e sul loro possibile utilizzo diagnostico, svoltosi in questi giorni all’University City Science Center di Philadelphia (Usa).

“Oggi è il tempo della medicina personalizzata e le moderne tecnologie come i Tma – sottolinea Giordano – sono uno strumento prezioso sia per promuovere la scoperta di nuovi meccanismi molecolari alla base della insorgenza delle malattie e della loro associazione con l’ambiente e gli stili di vita dei pazienti, sia per orientare le future terapie personalizzate. Perché non usarli – suggerisce Giordano, che da anni è impegnato sul tema dei rifiuti in Campania – sulla popolazione campana gravemente colpita dall’inquinamento e dai veleni degli sversamenti illeciti dei rifiuti? Alcune università e centri di ricerca in Italia da tempo li stanno sviluppando”.

“Al nostro workshop hanno partecipato oncologi e genetisti italiani che lavorano da anni in Usa – osserva Giordano – e in molti hanno evidenziato come i Tma hanno suscitato l’interesse dei diabetologi che lavorano in Arabia Saudita, Paese dove il diabete è molto diffuso tra la popolazione arrivando al 50-60% d’incidenza. Avere un test capace in prospettiva di identificare soggetti a rischio potrebbe far risparmiare enormi risorse”.

I minibiochip in tessuto umano sono costituiti da centinaia di piccolissime sezioni di tessuti normali o patologici disposte in modo ordinato su un supporto solido che ne consente il processamento e l’analisi simultanea. L’idea risale agli anni ’80, quando si concepì il primo ‘blocco di paraffina multi-tessuto’ pensato per la simultanea analisi immunoistochimica di campioni tumorali. Il metodo, che è stato poi perfezionato nel tempo, si basa sull’utilizzo di campioni biologici incorporati in blocchi di paraffina, in pratica uno dei più comuni e routinari metodi per l’analisi e la conservazione a lungo termine dei tessuti umani.

“Sappiamo da qualche anno – aggiunge Giordano – che la popolazione residente nella Terra dei fuochi ha un’elevata suscettibilità a sviluppare gravi patologi. Ma solo oggi abbiamo aperto gli occhi sui chi ha contribuito a questo disastro. Quindi è necessario che, oltre a lavorare sulle bonifiche ambientale, ci si impegni da subito sulla prevenzione e diagnosi precoce. Un atto dovuto per la future generazione – conclude – Vanno messe in campo tutte le tecnologie che abbiamo a disposizione. Il Tma è una di queste, dunque usiamola”.

FONTE Adnkronos
http://sapereeundovere.it/
http://falsotracciato.blogspot.it/2013/11/minibiochip-in-tessuti-umani-per.html

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